AMICIZIA CRISTIANA. - Società segreta cat-
tolica per la diffusione della buona stampa, fondata
in Diessbach (v.) tra
gli anni 1778-80. Nei documenti la si indica sempre
con la sigla A. C.
Si componeva di 12 membri detti Amici Cristiani,
sei uomini, laici e sacerdoti, e sei donne, provenienti
dal ceto aristocratico e colto. La parte direttiva della
società era riservata agli uomini, il cui capo, chiamato
Primo Bibliotecario, doveva possedere una larga e soda
informazione letteraria e libraria. L'A. C. raggiungeva
il suo scopo, cioè l'apostolato intellettuale, mediante
un'intelligente distribuzione di buoni libri. Gli Amici
si radunavano ogni otto giorni, poi ogni quindici, per
trattare tutto ciò che si riferiva alla Società; le adunanze
si tenevano nella biblioteca, centro ideale dell'A. C.
I libri destinati ai soli Amici costituivano la biblio-
teca detta inamovibile, quelli invece destinati al pre-
stito la biblioteca amovibile; altri libri erano destinati
ad essere distribuiti gratuitamente. Per non errare
nel consigliare un libro si preparò un catalogo di libri
buoni, diviso in otto classi, a seconda dei bisogni
spirituali dei lettori.
Il più assoluto segreto vincolava gli Amici per
sfuggire sia agli intrighi dei cattivi e alle critiche dei
medicori, come alle angherie della polizia. Vigeva l'uso
d'un linguaggio convenzionale tra gli Amici ed anche
della cifra nelle corrispondenze. Da Torino l'A. C., tra
il 1780 e il 1803, si diffuse in varie città d'Italia e del-
l'estero, come Milano, Friburgo in Svizzera, Parigi,
Vienna, Augusta in Baviera, Firenze, Roma, Varsavia,
ecc. Il centro propulsore rimase sempre Torino, di-
retto dal fondatore Diessbach, poi dal Lanteri (v.); a Firenze fu sostenuta dal
marchese Leopoldo Ricasoli, a Milano dal conte Per-
tusati, a Vienna dal celebre barone Penkler, ecc. A Parigi, gli Amici si distinsero per la loro attività durante il periodo prerivoluzionario e rivoluzionario, anzi alcuni dei suoi membri morirono per la fede. La società fu quasi del tutto dispersa dalle bufore rivoluzionarie e napoloniche.
Dopo la restaurazione, il Lanteri tentò di rianmarla in Torino (1817), ma ormai il suo carattere di società segreta era diventato un intoppo al suo sviluppo. Si pensò di metterle a fianco una società di carattere pubblico, che si chiamò, per suggerimento del conte Giuseppe de Maistre, «Amicizia Cattolica».