All'inizio del 1782 si recò a Vienna col p. N. A. Diessbach (v.) di cui fu discepolo prediletto e fattivo collaboratore, per prepararvi la venuta di Pio VI; lo stesso anno, il 25 maggio fu ordinato sacerdote e il 13 luglio conseguiti la laurea in teologia all'Univ. di Torino. Rifiutò costantemente qualunque ufficio o beneficio per dedicarsi unicamente all'apostolato che esplicò nel confessionale (fu un ricercato direttore d'anime), nella predicazione degli Esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano, nelle società: Aa (v.), Amicizia cristiana (v.), FRATERNITÀ SACERDOTALE (v.) CATTOLICITÀ (v.) e finalmente nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine (v.) di cui fu Rettore maggiore fin dal 1817 e che ricostituì in modo definitivo con l'approvazione pontificia nel 1825. Durante la prigionia di Pio VII a Savona fu tra i più attivi organizzatori dell'assistenza segreta al Pontefice, attività che gli fruttò il confino nella sua casa di campagna a Bardassano da parte della polizia napoleonica (1811-14). Dopo la restaurazione fece ritorno a Torino, dove cercò di riattivare le sue antiche opere di apostolato: sono di questo periodo i suoi tentativi Convitto ecclesiastico (v.) che fu poi attuata dal teologo L. Guala (v.). L'apporto dato dal L. al rinnovamento della formazione del clero subalpino è di prima importanza; egli adoperò al riguardo due mezzi efficacissimi: gli esercizi spirituali secondo il metodo di s. Ignazio e la diffusione delle opere ascetiche e soprattutto morali di s. Alfonso, di cui fu al suo tempo, in Piemonte, il più ardente fautore. La sua causa di beatificazione è in corso.
Opere. - Il L. consegnò solo pochi scritti alle stampe; la maggior parte delle sue opere è conservata manoscritta nell'archivio generale della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Vari suoi scritti apologetici o riguardanti determinati argomenti dogmatici o morali (ad es., gli articoli organici del 1802, il catechismo imperiale, i 4 articoli gallicani, il conciliabolo del 1811, il cosiddetto Concordato di Fontainebleau, il trattato De gratia del giansenista Salina, ecc.) sono stati diffusi in copie manoscritte onde evitare angherie poliziesche. Per temperamento, cui influì la grave situazione politica e religiosa del Piemonte sulla fine del sec. XVIII e il principio del sec. XIX, il L. preferì costantemente l'anonimato. Gli appartengono le seguenti opere anonime: Réflexions sur la sainteté et doctrine du bienf. Liguori (Lione-Parigi 1823), tradotta in it., Reggio 1825 e più volte ristampata con modifiche); Réponse à la question si la doctrine du bienf. Liguori est toute sûre et approuvée par le St-Siège (Lione 1824); Esercizi spirituali di s. Ignazio di Lojola col direttore del buon uso de' suddetti Esercizi ed alcune notizie intorno ad essi (Torino 1829; cui si deve aggiungere l'ed. postuma della Medulla libelli Exercitorum s. Ignatii, pubblicata in appendice al Direttorio degli Oblati di Maria Vergine, Torino 1854, pp. 189-218).