ANACORETA. - Dal greco *δυαχωρέω*, «ritirarsi, allontanarsi», è un asceta che vive isolato, in luoghi solitari. Nello sviluppo storico del monachismo, gli a costituirono una forma intermedia fra l'ascetismo privato e la vita monastica sociale, ossia cenobitica. Caratteristiche della vita anacoretica sono: a) l'isolamento, talvolta assoluto, spesso però relativo, che ammette cioè in una stessa località la presenza di più a., divisi in tante celle, con la possibilità di riunirsi la domenica per ascoltare la Messa e anche per prendere insieme il cibo; b) la preghiera; c) il lavoro manuale per il proprio sostentamento; d) l'austerità, spesso durissima; e) l'assenza di un superiore religioso e di una regola vera e propria, sostituita da massime e da tradizioni orali veneratissime.
Questa forma di vita ascetica ebbe origine in Egitto, nella seconda metà del sec. III, e il suo rapido sviluppo vien messo in relazione con le persecuzioni di Decio e di Valeriano. Secondo s. Girolamo il primo ad inaugurare questo genere di vita sarebbe stato s. Paolo di Tebe (234-347), verso il 250: «Huius vitae [anachoreticae] auctor Paulus, illustrator Antonius» (*Epist. XXII ad Eustochium*, 36, ed. I. Hilberg, CSEL, 54, p. 200); e fu certamente s. Antonio (251-356) che diede sviluppo e celebrità all'anacoretismo. Centri principali di vita anacoretica in Egitto furono: la Tebaide, con s. Antonio e i suoi numerosi seguaci, la valle della Nitria, con i discepoli di Ammonio, che vi si ritirò verso il 325, e la solitudine dello Sceté, con i seguaci di Macario il Grande (300-91).
Dall'Egitto il movimento anacoretico passò in Palestina con Ilarione di Gaza (292-371), la cui vita fu descritta da s. Girolamo (*Vita b. Hilarionis*: PL 23, 29 sgg.). Il deserto sinaitico fu particolarmente noto per s. Nilo (m. verso il 430). In Siria appaiono due varietà della vita anacoretica: reclusi (v.) SCIITI (v.).
Anche in tutto l'Occidente questo genere di vita, dalla metà ca. del sec. IV in poi, andò fiorendo grandemente. Le gesta degli a. oriental, conosciute attraverso gli scritti di s. Girolamo e di Rufino, ebbero grande ripercussione. Spesso la cella di un eremita celebre divenne il centro intorno al quale si formò poi un *coenobium*. Molti monaci infatti, incominciando dallo stesso s. Benedetto, iniziarono la loro vita religiosa con l'isolamento anacoretico. In seguito furono invece gli stessi monasteri a fornire soggetti per la vita eremitica. Scrive s. Benedetto nella Regola, cap. I: «Secundum genus [monachorum] est anachoritarum, id est heremitarum... qui... monasterii probatione diuturna... singularem pugnam heremi... Deo auxiliante pugnare sufficiunt».
Col sec. XI l'istituzione degli a. entrò in una nuova fase, con la fondazione di numerose congregazioni o Ordini a carattere eremitico. Celebri quelle basate sulla Regola di s. Benedetto: di Fontevallana, di Camaldoli e di Vallombrosa. Altre congregazioni eremitane furono riunite da Alessandro IV nel 1256 in un solo Ordine che prese il nome di Eremitani di s. Agostino (v.).