RECLUSI

RECLUSI. — La reclusione è una forma di vita eremitica, nella quale il religioso s'impone la vita solitaria, lontano da ogni comunità o chiuso in una cella, priva il più possibile di comunicazioni con l'esterno. L'Egitto antico aveva conosciuto la reclu

sione di alcuni sacerdoti di Serapide, ma tale pratica non ha alcun rapporto con l'uso cristiano.

È in Oriente che la reclusione si mostra più antica e più diffusa nella Chiesa, principalmente in Egitto, Siria, Palestina, Mesopotamia, Asia Minore; e si propagò, soprattutto a partire dal sec. IV, più fra gli uomini che fra le donne. Alcuni vi si applicarono con raffinatezze eccessive: vivendo in una caverna o in una tomba, come Pietro il Galata, o in una cella che non permetteva né la posizione seduta, né quella coricata, priva di ogni altra luce e di ogni altra accezione, che non quelle che filtravano da una semplice fessura del tetto; in qualche caso la cella, senza tetto, esponeva il r. ai rigori del gelo e ai calori del sole. La longevità di alcuni r., tenendo conto di tale assenza di igiene, ha del prodigioso. Altri di giuravano fino ai limiti estremi della debolezza. Quelli che uscivano dal loro ritiro per procurarsi qualche strumento o per attingere acqua, non lo facevano che la notte. Altri ricevevano qualche alimento attraverso uno spiraglio a fior di terra, che poteva servire all'occasione per qualche laconico consiglio di direzione spirituale ai rari visitatori; così, ad es., Salamanes sulle rive dell'Eufrate. Altri ancora avevano anche un compagno; Pietro il Galata, ad es., viveva con un ossesso. Si diede pure il caso di r. che dirigevano da lontano un monastero. Ma la loro vita in genere, vissuta nel più assoluto silenzio, consisteva quasi unicamente in preghiere e nella lettura delle Scritture e dei Padri.

L'Occidente adottò la vita reclusa verso il sec. V, sotto l'influsso dell'Oriente, per mezzo della diffusione delle vite di s. Antonio e di s. Ilario e grazie alle Collationes e agli scritti di Cassiano. Gregorio di Tours ricorda frequentemente l'esistenza di r. in Gallia, nel sec. IV: ad es., Marzio, che viveva in una grotta, scavata da lui stesso nella roccia vicino a Royat, nell'Alvernia, e Ospizio, che viveva presso Nizza, con il corpo nudo stretto in catene di ferro e in un cilicio.

Benché i rigori dei r. fossero meno rigidi che in Oriente, alcuni concili tuttavia promulgarono canoni per regolarne la pratica. Dopo i Concili di Vannes (463), di Agde (506), di Orléans (533), di Toledo (643), il Concilio in Trullo (692; can. 41 [Hefele-Leclercq, III, p. 568]) non autorizzò la reclusione se non per i monaci che avessero passato tre anni in un monastero, purché ne avessero ottenuto il permesso dall'abate e dal vescovo. Si vennero così stabilendo alcune usanze: dal tempo di s. Radegonda, a Poitiers, l'entrata di una monaca in reclusione era accompagnata da una vera cerimonia; la maggior parte dei r. dipendeva più o meno da un monastero; così s. Benedetto, quando, all'inizio della sua vita religiosa, si chiuse in una grotta. Non sempre era perpetua; per alcuni, fu talvolta limitata a un periodo della vita, o a epoche determinate dell'anno liturgico o anche interrotta dalla necessità di apostolato o di azioni caritatevoli; nel sec. VI, Eparco, r. per 43 anni, diresse nello stesso tempo un monastero presso Angoulême; s. Sénch sì ritirava durante la Quaresima e dal giorno di s. Martino a Natale.

La reclusione si sviluppò ancora di più dal sec. IX al XIII; è talvolta difficile distinguerla dall'eremitismo in generale, molto in voga allora, ma sul quale si è ancora male informati: s'imposerò anche delle regole, il che sa di paradosso, a un tipo di vita religiosa profondamente individualista: Regula solitarium di Grimlaico (sec. IX), Regola di Etelredo di York (sec. XII), Regola di Pietro il Venerabile per i r. di Cluny.

Abbazie cistercensi e Capitoli regolari si stimavano onorati di avere almeno un r. nelle loro vicinanze e dipendenze. Alcuni, come Roberto d'Arbrissel, fondatore di Fontevrault, sono rimasti molto celebri. La molteplicità stessa dei r. come degli eremiti determinò papa Innocenzo IV a disciplinare la moltitudine sotto la Regola di s. Agostino (1256). La fioritura degli Ordini mendicanti, a dispetto delle iniziative degli Spirituali, contribuì a far cadere in disuso la reclusione durante i due ultimi secoli del medioevo. Nondimeno in Francia il reclusorio del cimitero degli Innocenti a Parigi fu abitato fino alla

fine del sec. XV e la vita di reclusione fu illustrata allora Corbie (v.); v'erano però ancora r. a Roma al principio del sec. XV.

Dal sec. XV in poi la vita propriamente reclusa non è stata praticata che in via eccezionale, invece l'errarismo continuò a trovare adepti fino al sec. XX; p. es., Foucauld (v.) nel Sahara.

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