ASTOLFO, re dei LONGOBARDI. - Successe al fratello Rachis nel 749. Riprendendo la politica antizionista del suo antecessore, prima del luglio del 751 fece occupare Ravenna, ponendo in tal modo fine all'esarcato e si diresse quindi verso Roma (752). Stefano II riuscì a concludere con lui una pace di 40 anni, ma A. la ruppe neppure quattro mesi dopo, pretendo di sottoporre i Romani ad un annuo tributo di un soldo d'oro per abitante e di ridurre sotto la sua giurisdizione Roma e le circostanti città. Nessuna transazione fu possibile, questa volta, con il re longo-bardo: il Papa fece un ultimo tentativo presso di lui il 14 ott. 753, andando personalmente a trovarlo a Pavia, accompagnato dal capitano della guardia imperiale di Costantinopoli e da due ambasciatori franchi; ma A. rifiutò ogni concessione.
Stefano II proseguì allora da Pavia fino a Parigi, dove Pipino, insignito dal Papa del titolo di patrizio e creato in tal modo difensore e protettore della Chiesa di Roma, dopo ripetuti e vani tentativi di risolvere pacificamente la questione, deliberò la guerra contro i Longobardi.
I Franchi, passato il Cenisio, si scontrarono alle Chiuse, presso Susa, con l'esercito longobardo e lo sconfissero. A., assediato in Pavia, fu costretto a venire a patti (755), che furono: la restituzione di Ravenna e di diverse altre città e la promessa di non molestare più il ducato romano. Le terre così ottenute vennero da Pipino cedute al Papa. Ma ritirati i Franchi, A. si avanzò nuovamente con il suo esercito verso Roma e il 10 gen. 756 pose l'assedio alla città. Tre mesi dopo però, si vide costretto a tornare nell'Italia settentrionale per fronteggiare una seconda volta l'esercito franco venuto nuovamente in aiuto di Stefano II. I Longobardi subirono una nuova sconfitta (prima vera del 756). A. dovette arrendersi questa volta a patti ben più duri che nel 755: restituire un maggior numero di città, cioè l'Esarcato e la Pentapoli quali erano stati ridotti dopo la conquista longobarda (Comacchio, Ravenna e tutto il paese tra l'Appennino e il mare, da Forlì a Senigallia, escluse Ancona, Faenza, Imola, Ferrara). Le chiavi delle città furono consegnate al Papa insieme all'atto di donazione «a s. Pietro», alla S. Repubblica Romana e a tutti i successivi Pontefici», che fu poi posto nella Confessione di S. Pietro.
A. morì nel 756, pochi mesi dopo che Pipino si era ritirato in Francia.