ASTERIO di CAPPADOCIA. - Retore di professione, qualificato da s. Atanasio come «sfesta dalle molte teste e avvocato dell'eresia ariana», era nato in Cappadocia da famiglia pagana. Convertitosi al cristianesimo, fu discepolo di Luciano di Antiochia, ma nell'ultima persecuzione di Massimino, mentre il suo maestro annava incontro al martirio, egli rinnegò la fede; e questa macchia gli impedì, anche presso gli ariani, di essere elevato al sacerdozio. Ma nei decenni seguenti, durante le lotte trinitarie, A. seppe imporsi con i suoi scritti ed ebbe la sua ora di celebrità. Lo stesso Ario si servì dei suoi argomenti per combattere l'insegnamento di Nicea. Aderendo di buon'ora al movimento ariano, ne prese le difese in un'opera intitolata Symatagonium, di cui s. Atanasio cita frammenti; fu combattuto da Marcello d'Ancìra e nello stesso tempo intraprese una campagna di conferenze in Siria per difendere le sue teorie. Dopo Nicea compose una nuova opera contro Marcello d'Ancìra, cui allude s. Girolamo (De viris illustribus, 86); e lasciò pure alcuni commenti sui Vangeli, sull'epistola ai Romani e sui Salmi (ibid., 94). Viveva ancora nel 341, anno in cui prese parte al Sinodo di Antiochia. Lo storico ariano Filostorgio (Hist. eccl., II, 14-15) l'accusa di aver falsato il vero aranesimo insegnando che il Verbo è un'immagine senza differenza della sostanza del Padre; ma i frammenti che ci restano sembrano indicare che A. rimase fedele all'insegnamento di Luciano.
ASTERIO DI CAPPADOCIA
BIBL.: Le poche notizie che ci restano su A. le dobbiamo a Atanasio, De Synodis, 18; PG 26, 1713; V. Filostorgio, Hist. eccl., II, 14-15, ed. J. Bidez, in CB. 21, Lipsia 1913; Cf. anche Socrate, Hist. eccl., I, 36; Sozomeno, Hist. eccl., II, 33; G. Bardy, Asterius, le Sophiste, in Revue d'histoire ecclémiologique, 22 (1926), p. 221; G. Bardenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, III, Fribourg in Br. 1912, pp. 122-23.