AVETIKH DI EZINGHĀ (JERZNGLATZĪ)

AVETIKH di EZINGHĀ (Jerznglatzī). - Detto Kešis Oklū, patriarca armeno dissidente di Costantinopoli. N. a Tokat (vilajet di Sivas, nell'Asia Minore) nel 1657; fu nominato egumeno di S. Giacomo di Nisibi

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(fot. Soprint. all'Arte Med. e Med. della Campania) AVERSA - Altare con la Madonna fra i ss. Pietro e Paolo (sec. XVI) - Chiesa della Maddalena.
e vescovo di Erzingan nel 1690. Passato a Costantinopoli nel 1701 come vicario del patriarca armeno Efrem, finì per sostituirgli della sede e cominciò una politica di vessazione verso il suo clero e contro i cattolici. Ma nell'estate del 1703, decapitato il mufti suo protettore e salito al trono il sultano Ahmet III, A. fu catturato e rimase oltre un anno in prigionia; poi risalì, grazie agli intrighi dei suoi partigiani, sulla sede patriarcale; deposto una seconda volta, finì per essere inviato in Francia dall'ambasciatore francese Ferriol. Quivi fu rinchiuso nella Bastiglia e poi rimesso in libertà dopo aver fatto la sua professione di fede nelle mani dell'arcivescovo di Parigi. M. il 21 luglio 1711.

BIBL.: M. Tapin, Le masque de fer, Parigi 1870; M. Brosset, Le prétendu Masque de fer ou Autobiographie du vert. d'Avetikh patriarche de Constantinople, in Melanges Asiatiques, Pietroburgo 1874, pp. 186-97; M. Ciamcian, Storia dell'Armenia, III, pp. 732-50.
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“AVETIKH DI EZINGHĀ (JERZNGLATZĪ).” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 327. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/avetikh-di-ezingha-jerznglatzi.