AVICENNA (ABŪ 'ALĪ AL-ḤUSAYN IBN 'ABD ALLĀH IBN SĪNĀ, CHIAMATO DALLA SCOLASTICA LATINA AVICENNA)

AVICENNA (Abū 'Alī al-Ḥusayn ibn 'Abd Allāh ibn Sīnā, chiamato dalla scolastica latina Avicenna). - Uno dei più grandi filosofi arabi, celebre medico, enciclopedico nel suo sapere e detto perciò il «sapiente capo» e «il terzo maestro», dopo Aristotele e al-Fārābī. N. nel 980, in un villaggio della regione di Bochara, nella parte orientale della Persia, e vi trascorse la sua vita; fu per qualche tempo wazīr, cioè ministro, del principe Sams ad-Dawlāh a Hamadān; subì per motivi politici alcuni mesi di prigionia; ma dedicò la maggiore e miglior parte della sua vita allo studio della filosofia, della medicina e delle scienze. Morì a Hamadān nel 1037.

A. creò un grande sistema filosofico di carattere

Avicenna

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(let. Alireati)
Avicenna - Particolare dell'affresco con la Disputa di s. Tommaso con gli eretici, di Filippino Lippi (sec. xv) - Roma, chiesa di S. Maria sopra Minerva.
- Particolare dell'affresco con la Disputa di s. Tommaso con gli eretici, di Filippino Lippi (sec. XV) - Roma, chiesa di S. Maria sopra Minerva.

(not. Altinari)

A. striscia, imbevuto però di idee platoniche e neoplatoniche: sistema dalla base empirica, con il vertice neoplatonico e mistico. A. dimostra una forte tendenza a conciliare la religione islamica con la filosofia aristotelica, a scapito però della prima, poiché, pur non combattendo le verità rivelate, vuol vedere negli insegnamenti del Corano adattamenti da parte di Maometto alla mentalità rozza degli Arabi del suo tempo. Si disse che A. formulasse la dottrina della doppia verità, religiosa e filosofica. Comunque, non poche delle sue dottrine filosofiche sono del tutto inconciliabili con quelle del Corano. Fu perciò combattuto da Algazel, campione della religione contro la filosofia greca, atea e straniera.

A. scrisse un centinaio di opere, la maggior parte brevi, alcune però di grande mole, come l'enciclopedia filosofica af-Sīfā' ossia Il Risanamento, e il Canone di medicina. La maggior parte di queste opere sono in lingua araba, ed alcune in persiano, lingua madre di A. Il Risanamento consta di quattro sezioni principali: la logica, la fisica, le discipline (matematiche) e la metafisica, ed è l'esposizione più particolareggiata del suo sistema. La sezione dedicata alla fisica consta di otto parti, delle quali la sesta tratta dell'anima: è il Liber sextus naturalium, ben noto alla scolastica latina, che conosceva inoltre la metafisica. Il Kitāb an-nafāt è un estratto compendioso del Risanamento. Questo libro fu pubblicato, insieme con il Canone, a Roma nel 1593. La logica e la metafisica sono esposte ancora nel Kitāb al-Isrāt wa-tanbihāt. Fra i libri di filosofia di minor mole sono una epistola sulla divisione delle scienze, e vari trattati di psicologia. Vanno menzionati inoltre i vari suoi scritti di argomento mistico. Scrisse pure di alchimia, di musica, di astronomia e trattò nelle sue lettere di varie questioni di scienze e filosofia.

Nella logica, che secondo lui abbraccia anche la retorica e la poetica, A. segue Aristotele e l'Introduzione di Porfirio. La sillogistica è trattata però soltanto brevemente.

La sapienza (al-hikmah), che comprende tutte le scienze, si divide in teoretica e pratica. La prima che tende alla

verità, comprende la fisica, la matematica e la teologia; la seconda, che è diretta al bene, consta dell'etica, dell'economia e della politica. Oggetto della fisica sono i corpi composti di materia e forma, dotati di qualità o forze primarie e secondarie, in stato di riposo o in movimento. I corpi sono in un luogo e nel tempo, il concetto del quale ultimo deriva da quello di movimento. Ogni corpo ha un suo luogo naturale. A dimostrare che il vuoto non esiste. Tratta i sensi del problema dell'infinito, che egli ammette per il passato; inoltre i corpi sono divisibili all'infinito in potenza, come pure il movimento.

Sebbene anche nella dottrina dell'anima A. si mostri fedele discepolo di Aristotele, tuttavia, per alcuni lati, si distacca dal maestro. Egli dimostra, con vari argomenti, l'esistenza dell'anima, la sua spiritualità e quindi la sua immortilità: essa è una sostanza semplice, che si espande nel corpo come il tronco espande i suoi rami, e questa sostanza è ciò che è veramente l'uomo. Anima e corpo, del tutto diversi tra loro, sono dipendenti uno dall'altra non sostanzialmente, ma per accidens e perciò l'anima non persice con la morte del corpo. Essa non esiste però prima del corpo, ma è creata nello stesso momento della generazione di quello al quale è destinata e per il quale riceve perciò una preparazione speciale. Quando abbiamo di corpo, ogni anima rimane un essere distinto dalle altre anime. In conseguenza di tale individualità A. spinge la metempsicosi. L'anima può essere di tre specie: vegetativa, animale e razionale, delle quali la prima è caratteristica delle piante, la seconda degli animali e la terza dell'uomo. Trattando di queste ultime due, A. osserva che è nella facoltà dell'anima di afferrare i particolari di muoversi volontariamente, mentre l'anima razionale afferra gli universali ed agisce per libera scelta. L'anima animale esegue un lavoro incompleto di astrazione sui dati forniti dai sensi, senza spogliarli del tutto della loro materia. Ha quattro facoltà: la formativa, la cogitativa, l'opinione (al-vahm) e la memoria, le quali costituiscono la percezione interna, che va tenuta distinta dall'esterna, costituita dall'attività dei sensi.

L'anima razionale, o intelligenza, si divide anzitutto in teoretica e pratica. La teoretica è la facoltà percettiva e sta in rapporto con i principi a lei superiori, ai quali obbedisce. Nella facoltà percettiva sono da distinguere l'intelletto materiale, che è la possibilità assoluta di conoscere, l'intelletto possibile, che è in atto rispetto al precedente ed ha acquistato le verità prime e necessarie, l'intelletto in atto, che è in uno stato di perfetta preparazione per l'intelletto acquisito, quando avviene la comprensione delle forme. Inoltre, alcuni uomini hanno lo spirito santo, che costituirebbe un quinto stadio, nel quale si conoscono le cose immediatamente. Ora l'intelletto in potenza non esce in atto che per opera dell'intelletto che è sempre in atto, il quale è però una sostanza fuori dell'uomo; in esso risiede, come le forme intelligibili degli oggetti della conoscenza. Per conoscere una cosa, l'anima razionale deve dunque congiungersi con l'intelletto agente, ma senza divenire addirittura tale intelletto. L'anima afferra gli universali o intelligibili, in un primo tempo estratti dai particolari recitate dai sensi, comprendendoli in atto mediante la sua congiunzione con l'intelletto agente, nel quale essi intelligibili risiedono. I particolari, oltre che essere percepiti dai sensi, sono altresì compresi dall'intelletto, non però in quanto particolari, ma in quanto effetti della loro causa: questa comprensione costituisce la scienza dei particolari, la quale va distinta dalla loro percezione da parte dei sensi. L'anima si eleva dunque dal senso e raggiunge l'intelletto agente: essa ha quindi un lato rivolto in giù e un altro rivolto in su, essa si distacca dai sensi per accostarsi sempre più alle realtà universali e far ritorno così alla sua origine e alla sua essenza.

La metafisica, o filosofia prima o al-illâhijât, è la scienza dei concetti astratti, riguardanti tutti gli esseri e i primi principi delle scienze e del mondo degli esseri soprarrimenti, nonché di Dio. Nella scala degli esseri il posto supremo è occupato dall'essere necessario, Dio, la cui esistenza A. cerca di dimostrare: essere che non ha né corpo né materia né forma, che non è divisibile, e in cui non vi è quindi nessuna parte prima o dopo, ma tutto ciò che è in lui possibile è necessario nello stesso tempo. Dio è la verità, il bene, la potenza, la vita, la scienza pura, ma con tutto ciò è una sola causa, è l'Uno e l'Unico. Egli conosce i particolari in maniera universale. La sua essenza non ha né genere né differenza e non può essere definita. È impossibile immaginarlo non esistente. Da questo essere emana il mondo delle idee, delle intelligenze pure, poi il mondo delle essenze, rivestite in un certo modo di materia, che reggono i corpi delle sfere e per loro tramite gli elementi; indi il mondo fisico con le forze infuse nei corpi ed infine il mondo dei corpi. A. ha cercato di dedurre in modo ingegnoso, sebbene poco persuasivo, il multiplo del mondo sublunare dall'Uno dell'essere necessario, mediante la conoscenza che ha il primo causato di se stesso quale primo, quale possibile per se stesso e quale necessario dal primo, ed analogamente delle emanazioni inferiori, per arrivare all'intelletto agente, il quale governa il mondo dell'uomo. A. conferisce anche alle sfere anima e corpo e confronta la loro anima con quella animale dell'uomo. L'anima sferica cerca di assomigliare al bene supremo e di entrare quindi in uno stato di perfezione. La causa prima del movimento delle sfere è il primo motore, Dio, che sta però al disopra di ogni movimento. L'ernanatismo avvicinano si trova tra i filosofi arabi già presso al-Farâbi. A. si è occupato pure del problema del male. Egli afferma che nel giudizio di Dio il male non è che accidentale, esso è soltanto negativo, è mancanza o difetto e non tocca gli intelligibili, ma colpisce soltanto i particolari o individui. Il bene nel mondo è superiore al male numericamente e quantitativamente. A. è dunque ottimista.

Si entra nel campo della mistica con la dottrina della sorte delle anime razionali dopo la separazione dai corpi. Esse tendono allora alla perfezione, che è la loro essenza, cercando di divenire intelligenti e sagge e di assimilarsi sempre più a Dio. Per prepararsi a questa vita l'uomo deve già in questo mondo condurre un'esistenza intellettuale, superiore ai sensi. Così l'anima potrà raggiungere uno stato di felicità. Quando invece essa è impura, soffre, e le sue sofferenze diminuiscono quanto più essa si purifica. Le anime spirituali, dopo la morte del corpo, entrano nella misericordia di Dio, mentre soffrono pene terribili le anime del tutto cattive.

Oltre che alla sua filosofia, A. deve la grande fama di cui ha goduto all'arte medica, della quale è stato uno dei grandi maestri, seguito per alcune dottrine ancora nello scorso secolo. Il suo Canone della Medicina rappresenta un grandioso tentativo di ordinare in un sistema tutte le dottrine mediche di Ippocrate e Galeno, insieme con le concezioni biologiche di Aristotele. La dottrina avvicinaria si basa sulla teoria morale di Ippocrate. Tutti i medici hanno ammirato in A., oltre che lo stile chiaro e suggestivo, la precisione nelle indicazioni terapeutiche e la chiarezza nelle storie cliniche.

Bibl.: Carra de Vaux, Avicenne, Parigi 1900; T. J. De Boer, Geschichte der Philosophie im Islam, Stoccarda 1901; G. Quadri, La filosofia degli Arabi nel suo fiore, I. Firenze 1939; G. Furlani, La filosofia araba (Conferenze e Letture del Centro Studi per il Vicino Oriente, 2), Roma 1943. Per A. medico, cfr. J. Eddé, Avicenne et la médecine arabe, Parisi 1880; A. Castiglioni, Storia della medicina, Milano 1936, pp. 244-45.

Giuseppe Furlani