BALLINZAGA (Berinzaga) LOMAZZI, ISABELLA
CRISTINA. - Mistica, la cui dottrina ebbe largo in-
flusso sulla scuole di spiritualità posteriori, detta
anche «la dama milanese» perché n. a Milano verso
il 1551, m. ivi il 26 genn. 1624, in fama di santità.
L. è il suo cognome, B. quello dello zio materno
che l'aveva adottata. Poco sappiamo della sua vita
privata all'infuori di quanto ne scrive A. GAGLIARDI, CARLO (v.), nella biografia che ne stesse, rimasta mano-
scritta. Nel 1584 pronunziò i voti privati, impe-
gnandosi a seguire per obbedienza la direzione spi-
rituale dei Gesuiti, essendosi fin dal 1579 affilata
alla Compagnia. Ebbe straordinarie attitudini al go-
verno talché s. Carlo Borromeo si servì più volte di
lei per il governo di ospedali e di monasteri. Se ebbe
numerosi e autorevoli Gesuiti di Milano suoi ammi-
ratori spirituali, ne ebbe anche molti altri contrari,
che l'accusarono più volte presso il loro generale di
intromissione negli affari interni dell'Ordine, quasi vo-
lesse, in collaborazione al Gagliardi, riformare le co-
stituzioni della Compagnia. Fu anche sospettata di
voler procurare la riforma degli Ordini mendicanti.
Pare che in realtà non vi fosse altro che un santo
zelo nel richiamare i religiosi ad una più esatta osser-
vanza delle proprie regole.
Nel 1584 conobbe Achille Gagliardi e si legò a
lui con santa amicizia, prendendone in certo qual
senso la direzione spirituale; egli, come il Vipera ed
altri illustri padri, riconobbe in lei una particolare
attitudine nello scrutare e consigliare anime.
La frequenza dei rapporti spirituali tra la B. e il
Gagliardi preoccupò il generale Acquaviva (1588) che
nel 1594 allontanò il Gagliardi da Milano. Clemen-
te VIII impose alla B. il silenzio sulle sue rivelazioni
divine. Dal 1601 Isabella B. si eclissa, e quasi più
nella si conosce di lei. Quando morì, a 72 anni, i
suoi funerali furono un trionfo.
La spiritualità della B. viene esposta nella sua
opera Breve compendio intorno alla perfezione cristiana
composta in collaborazione con A. Gagliardi, senza
che si possa precisare quale parte ebbero l'una e l'altro
nella stesura di questa classica operetta. Probabilmente
la B. ne concepì il pensiero sostanziale, ne stesse la
trama e la forma primitiva; il Gagliardi le dette i ri-
tocchi teologici, conservando quanto era possibile ad
un teologo la terminologia primitiva «affine di non
alterare quanto era possibile lo stile elevato di cui
cella si era servita» (M. Viller).
L'operetta suscitò in molti un'ammirazione sconfinata;
ci fu perfino chi la pensò stesa sotto l'ispirazione divina.
Il Bremond (p. 20) bene osserva: «Non occorre attribuire
origine quasi miracolosa a un'opera che non recava nulla
di nuovo, e il cui maggior merito, anzi l'unico, era di rac-
colgire in pagine luminose l'insegnamento comune dei
mistici».
Sorgente immediata e primaria, da cui la B. e il Gagliardi
attinsero la dottrina di cui è nutrito il Breve compendio,
è indubbiamente l'insegnamento di s. Caterina da Genova
e della sua scuola dell'amore puro e netto. Vi si trovano
anche molti punti di contatto con s. Giovanni della
Croce e s. Caterina da Siena. Mezzi essenziali per l'ac-
quisto della perfezione sono uno smisurato amore di Dio,
e un profondo e saranificante disprezzo di se stesso e delle
cose tutte create. Tutta la cura e lo sforzo dell'anima che
tende alla perfezione deve perciò consistere nel denuda-
mento e annientamento dell'io.
Spogliarlo delle cose indifferenti, delle consolazioni
terrene, delle consolazioni divine, dell'inquieto desiderio
della perfezione, del gusto che si ha nella pratica delle
virtù e perfezione, tutto ciò costituisce la prima tappa del
denudamento dell'io, o annientamento attivo, operato di-
rettamente dall'anima. Segue un duplice grado di annien-
tamento passivo, in cui Dio stesso spoglia l'anima degli
atti interni delle virtù operando in essa come a lui pare,
e infine togliendole ogni volontà propria: alla volontà
totalmente morta a sé si sostituisce la volontà divina,
sicché la volontà opera il tutto come opera prima, ma in
modo ben diverso e soltanto per Dio, priva di ogni «pro-
prietà» (cf. H. Bremond, pp. 26-32).
Il Breve compendio incontrò il più grande favore
del pubblico devoto e moltiplicò in Italia le sue edi-
zioni specie negli ultimi anni del sec. XVI ed ebbe
larga risonanza in Francia, ove ebbe molte traduzioni,
fin dal 1589. P. De Bérule pubblicò anonima, con il
Bref discours de l'abnégation intérieure, una traduzione
libera e lievemente temperata del Breve compendio.
Anche Et. Binet (v.) lo tradusse (in Recueil des œuvres
spirituelles de Binet, Rouen 1620). La dottrina del
Breve compendio, specie quella intorno allo spoglia-
mento dell'amor proprio, esercitò un notevole influsso
sulla mistica di Lorenzo da Parigi cappuccino (Palais
de l'amour divin, 1602), su quella di Camus, Surin,
Rigoleux, Fénelon, ecc.
L'opera fu sospettata di quietismo, quindi posta
all'indice dei libri proibiti nel 1703, e vi rimase fino
al 1700. Se p. Gerardo da s. Giovanni della Croce,
nella sua introduzione alle opere del Santo non si
perita di assomigliare la dottrina del Breve compendio
a quella di Molinos, s. Francesco di Sales le fu piut-
tosto sfavorevole (cf. Lettere di s. Francesco di Sales,
III [XIII delle Oeuvres, Annecy 1904, pp. 334-35]).
Bremond ne rivendica la piena ortodossia.