BARNA (BERNA) DA STENA

BARNA (BERNA) da STENA. - Pittore della scuola senese del sec. XIV. Ricordato dal Ghiberti come «eccellentissimo, peritissimo e dottissimo», non si sa quando nacque. Il Vasari racconta che morì nel 1381 cadendo da un ponte mentre affrescava le Storie del Nuovo Testamento nella collegiata di S. Gimignano: tanto che il ciclo dovette essere terminato dal suo discepolo Giovanni d'Asciano. Poiché mancano completamente notizie documentarie sul pittore, vi fu persino chi ne mise in dubbio la storica esistenza: tale opinione è per altro contestata dalla totalità degli studiosi, i quali son concordi nel riconoscere negli affreschi sanguimignanesi, nonostante una assai larga collaborazione di aiuti, la presenza di una personalità artistica dai caratteri ben distinti ed inconfondibili. È poi assai probabile che il B. menzionato dagli antichi storiografi sia da identificarsi con un B. di Bertino, pittore del popolo di S. Pellegrino che, secondo un documento rinvenuto dal Milanese, nel 1340 sedeva tra i giurati al tribunale della Mercanzia di Siena. Estremamente ardua e controversa è invece la crono-

logia del ciclo di S. Gimignano: ché numerosi argomenti si opporrebbero a quella proposta del Vasari, e tuttavia seguita e propugnata da alcuni autorevoli studiosi italiani, mentre altri propenderebbero a ritenere gli affreschi eseguiti verso la metà del secolo, anteriormente cioè al ciclo del Vecchio Bartolo di Fredi (v.) nella stessa casa. Il recente spostamento della tradizionale datazione di questi ultimi dal 1356 al 1367 può costituire un nuovo importante argomento a favore della priorità degli affreschi del B. su quelli di Bartolo di Fredi.

Pochissimi sono i dipinti su tavola che in base ad analogie stilistiche con gli affreschi di S. Gimignano possono essere attribuiti con una certa attendibilità al B.: tra questi una bella Madonna col Bambino nella chiesa di S. Francesco di Asciano Senese e un Cristo portacroce nella collezione Frick di Nuova York. Formatosi su Simone Martini e Lippo Memmi, il B., nel ciclo sangimignanese, riprende con nuovo vigore e spirito d'indipendenza la schietta vena narrativa che era all'origine dell'ispirazione di Duccio, permeandola tuttavia di un afflato profondamente drammatico, non privo talvolta di una certa popolarisca rudezza. Anche per la originalità della sua posizione, il B. è senza dubbio la personalità più viva e importante di tutta la pittura senese del Trecento dopo la morte dei Lorenzetti.

BIBL.: P. Bacci, Il B. o Berna pittore della Collecità di S. Gimignano è mai esistito?, in La Balzana, 1 (1927), pp. 249-253; C. Brandi, B. e Giov. D'Ascione, ibid., 2 (1928), pp. 109-136; D. Giulioli, Il «poveretto B.», in La Diana, 5 (1930), pp. 117-29; S. L. Faison Jr., B. and Bartolo di Fredi, in The Art Bulletin, 3 (1932), pp. 285-315; A. M. Gabrielli, Ancora del B. pittore delle Storie del Nuovo Testamento nella Collecità di S. Gimignano, in Bull. senese di Storia Patria, 7 (1936), pp. 113-32. Enzo Carli