plificato con le preghiere in plurale. Può liberamente usarsi ogni volta che il numero dei catecumeni supera la diccia.
Un’altra questione interessa le missioni ed è quella del B. dei fanciulli nati da genitori infedeli. Moltis-simi sono i decreti e le istruzioni emanati in materia dai Sommi Pontefici, da Propaganda e dal S. Ufficio e che il can. 750 § 1 quasi riassume. Tra i diversi do-cumenti relativi alla questione ha una particolare im-portanza la istruzione di Propaganda in data 17 apr. 1777 (P. Gasparri, Codici Huris Canonici Fontes, VII, Roma 1935, n. 4575, pp. 107-15; Collectanea, loc. cit., n. 522, pp. 319-23). In essa si stabilisce: «non licere nisi in articulo seu moraliter certo imminentis mortis periculo infantes infidelium filios, invitis seu inscitis parentibus, baptizare». Con questa risposta veniva chiarita la prassi seguita dal ven. Giovanni Martino Moyé, del seminario delle Missioni estere di Parigi, missionario in Cina. Durante la carestia, che nel biennio 1777-79 mité numerosissime vittime nel vicariato apostolico di Su-tchuen, il ven. Moyé, con l’aiuto di pie donne, battezzò un gran numero di bambini di genitori pagani e dopo la fine della carestia seguì la sua prassi, ispirata a criteri molto larghi in materia e che era oggetto di discussioni da parte di altri missionari.
Sull’argomento, nel 1779 mons. F. Pottier, vicario apostolico, e nel 1780 lo stesso Moyé scrisero a Roma per avere una decisione definitiva in materia. Nel frattempo la Propaganda aveva emanata il 17 apr. 1777 la «Instructio super dubiis nonnullis propositis quoad baptismum pro diversis cum personarum tum peri-culi circumstantiis», che risolveva la questione in senso contrario alla prassi seguita dal ven. Moyé e che giunse nelle mani di mons. Pottier nei primi mesi del 1782. Il ven. Moyé vi si sottomise pienamente.
**
**IV. ASCETICA DEL B.**
Le inesauribili ricchezze delle verità contenute nella dottrina del B. e nei simboli, di cui sono dense le cerimonie del rito, hanno indotto fin da principio i Padri e gli scrittori ascetici a studiare profonda-mente l’apporto che esse possono dare alla forma-zione spirituale delle anime, e la pietà cristiana a isti-tuire pratiche, che le mantengano vive nella memoria.
I. VIVERE IL PROPRIO B
Significa anzitutto di-ventarne coscienti. Il bambino, quando riceve il Sa-cramento, non sa quello che riceve; ma crescendo negli anni deve procurare di capire sempre più in-timamente il dono largitogli. Il B. depone nell’anima la vita divina; ma questa è soltanto come un germe; tocca al cristiano farlo crescere fino a raggiungere, secondo l’espressione di s. Paolo, «la statura del-l’uomo perfetto, la pienezza dell’età del Cristo» (Eph. 4, 13). Vivere il proprio B. vuol quindi si-gnificare sviluppare la ricchezza che è contenuta nel seme, far crescere in se stessi Gesù Cristo. Questa, che in fondo è la vocazione alla santità, non è che lo sviluppo della grazia battesimale.Gli imperativi che ne derivano e costituiscono l’ap-picazione del principio: «vivere il proprio B.» si pos-so non ridurre a quattro: 1) evitare la colpa. «Ricevi questa veste candida e riportala senza macchia al tribunale di N. S. Gesù Cristo» dice il sacerdote nel rito battesi-ma, deponendo un candido lino sul battezzato. E s. Paolo: «Non sapete che siamo stati battezzati in Gesù Cristo... affinché camminiamo in novità di vita?» (Rom. 6, 4). 2) acquistare verso Dio uno spirito filiale. «Avete rice-vuto lo Spirito Santo, uno spirito di adozione, nel quale gridiamo: Padre, Padre» (Rom. 8, 15). 3) acquistare lo spirito di sacrificio. Pure ricevendo la vita divina, il cri-stiano conserva in sé la possibilità di ribellarsi alla retta ragione; porta sulle labbra, con la possibilità di darlo un giorno, il bacio di Giuda; occorre quindi essere forti, lottare e vincere, e questo importa sacrifici. 4) acquistare lo spirito di apostolato. Posta l’incorporazione in Cristo, tutti battezzati sono uniti per aiutarci scambievolmente e ciascuno deve cooperare al bene spirituale altrui.
II. LA DEVOTIONE AL B
Varie pratiche furono introdotte dalla Chiesa e dalla pietà cristiana per mantenere vivo il ricordo e quindi richiamarci lo spirito e le promesse fatte nell’atto di ricevere il Sa-cramento: 1) solennizzare la data, non solo di na-scita, ma del B. La prima ricorda la comparsa nella famiglia umana; la seconda la comparsa, molto più importante, nella famiglia divina. 2) Rinnovare i voti battesimali. Il che può farsi privatamente e anche partecipando alla cerimonia indetta al principio di ogni anno, o in occasione delle comunioni solenni, o dell’amministrazione della Cresima. Rinunciare a Satana e cioè reagire alla seduzione delle idee per-verse, sparse a profusione, è necessità di ogni giorno. Quindi il ratificare il patto pronunciato in nostro nome dal padrino o dalla madrina è un’azione che si impone al cristiano che comprende quello che è quello che fa.**
mistico di Cristo, vers. it., Brescia 1937, pp. 191-95; R. Plus, B. e Cresima, vers. ital., 3a ed., Torino 1943; R. Dascher, Bap. pétme, in DSP, I, coll., 1230-40. Celestino Tesore
V. INNOGRAFIA e folklore del B.
I. Iconografia
La scena comunemente chiamata del B. fu tra le primissime scene neotestamentarie che penetrarono nell'arte paleocristiana, sin nella scultura che negli affreschi cimiteriali. Più tardi passerà in modo del tutto naturale nella decorazione dei battisteri e della suppellettile liturgica. Concepita secondo uno schema alquanto semplice, fu soggetta però a varianti ed evoluzioni. Una descrizione che tenga conto di queste, deve comprendere tra gli elementi sostanziali della composizione, comuni a tutti i monumenti: il battezzato, di solito nudo; il battezzante, il cui vestiario varia tra la tunica esomide ovvero la pelle di animale e la tunica con il pallio; una indicazione del bagno battesimale per mezzo della stessa nudità del battezzato e dell'acqua rappresentata come massa orizzontale, come spruzzi sparsi intorno al neofita ovvero, in scultura, come cascata verticale, che dal V. sec. diventa lo storico Giordano; e infine un'allusione all'intervento dello Spirito Santo, figurato nella colomba che, dal IV sec., può mandare dal becco un raggio di luce, ed anche nell'imposizione della mano che si trova dovunque meno che in quei monumenti in cui il Battista aiuta il Cristo a risalire dalle acque del Giordano. Le coppie per l'infusione che si trovano in pochi monumenti antichi sono dovute a restauri recenti. I criteri ammessi una volta per distinguere il B. di Cristo da quello del semplice neofita non sostengono il confronto con tutti i monumenti; si può dire soltanto che in determinati casi il primo serve di prototipo del secondo. Le figurazioni antiche servono poco o nulla per illustrare i diversi riti dell'immersione, infusione o aspersione, perché lo scopo dell'arte non fu di rappresentare realisticamente una cerimonia liturgica, ma di comporre insieme gli elementi più adatti a richiamare nella mente dei fedeli il rito dell'iniziazione cristiana, il B. cioè «nell'acqua e nello Spirito Santo».Iconografia del B. di G. — Il tema del B. di Gesù continuò per tutto il medioevo, e non subì essenziali varianti in Occidente, mentre in Oriente assunse un carattere più aneddotico e narrativo: gli affreschi del sec. X di Tozale Kilissé in Cappadocia influenzarono, attraverso miniature, specialmente le miniature romaniche (p. es., la forma conica dei frutti del Giordano).
Nel periodo romanico il tema subì alcune modificazioni anche perché venne adoperato in modi e occasioni diverse dalle precedenti, come, p. es., per le decorazioni di capitelli, di timpani, ecc. I miniatri, invece, furono fedeli alla tradizione iconografica (Sacramentari d'Autun e di Drogone, Hortus del clairum) pur tramandandosi spesso un Cristo barbato e benedicente. Il numero degli angeli astanti diviene variabile: in Francia uno o due, in Italia anche tre (battistero di Parma) o quattro (S. Maria d'Arezzo). Talora il Battista, vestito di pelli e cinto di corda, battezza il Cristo con un'ampolla.
In seguito il soggetto ebbe varianti iconografiche di pendenti soprattutto dalla crescente prevalenza dell'individuabilità dell'artista e dal gusto pittoresco che cercava indistinto occasioni per manifestarsi: così mentre Giotto (Padova, cappella degli Scrovegni) espresse nel B. di Cristo la sua umana religiosità, Masolino si attenne piuttosto alla tradizione (Castiglione d'Olona) pur dimostrandosi cu
riso di novità iconografiche; il Verrocchio compose la scena di fronte a un luminoso paesaggio fra squarci di luci, mentre Piero della Francesca vi impresse il suo assoluto rigore geometrico e spaziale.
L'ambiente della scena, poi, si complicò di piante, di fiori, di scenette come dimostrano, p. es., il Perugino, i Bellini e specialmente il Tiepolo.
II. Folklore
La tradizione popolare conserva, intorno alla cerimonia del B., una serie di originali costumane che, quasi a integrazione del rito, concorrono ad accentuare e colorire il carattere festoso e solenne dell'avvenimento e a dar rilievo all'entrata di un nuovo nato nella comunità cristiana.Fin che il bimbo non è battezzato, in molte regioni, specialmente dell'Italia centro-meridionale e insulare, è chiamato «turco», o «turchetto», ovvero anche «pagan», e quando, dopo il sacro rito, la comare rende il figlio alla puerpera, pronuncia la frase sacramentale: «Tu mi hai dato un pagano, ed io te lo rendo cristiano». Nello stesso senso usano i Greci chiamarlo δράχος, serpente, e se è femmina δράχος, serpentina, nel concetto che il bimbo non battezzato è non solo un uomo in balia del diavolo, ma anzi lui stesso un diavolo.
Da città tendenza, nei luoghi ove la tradizione popolare è più viva, ad affrettare il più possibile la data del B. Il vestito del B. per il neonato è, in genere, costituito da un abitino lungo e da una cuffietta bianca. S'intende che, anche a questo riguardo, molteplici sono le varietà dovute al clima, all'ambiente, alla condizione sociale, al gusto individuale, ecc. Domina, comunque, il concetto dell'innocenza (bianco) e della necessità di indicare la distinzione del sesso, si che a prima vista anche un estraneo possa subito riconoscere se si tratti di maschio o di femmina.
Straordinaria importanza aveva, nella tradizione popolare, l'istituto del padrino e della madrina, o del compare e della comare di B. Ora l'uso va, un po' dovunque, perdendo vigore, ma, fino a non molti anni fa, in moltissimi paesi il padrino era veramente un «compare» assumendo nella famiglia, in cui teneva a B. il neonato, un posto di parentela spirituale strettissima, e quasi superiore ad una parentela di sangue. Il numero dei padrini viene in talune regioni raddoppiato con altra coppia scelta tra i ragazzi di famiglie amiche: in Francia questi padrini minori vengono chiamati «parrains babillauds». Ai due padrini è dovuta per consuetudine la prima notizia delle doglie del parto e dell'avvenuta nascita. In molti luoghi spetta al padrino mettere il nome al neonato. Anche nell'imposizione del nome il popolo suo seguire le norme di un'antica tradizione; si «rifanno» prima i nonni paterni, poi quelli materni, poi gli zii, cioè i fratelli del padre e della madre, sempreché vicende interne della famiglia, morti premature, ecc. non inducano ad imporre il nome di altri congiunti od amici. È questa una delle espressioni tipiche del senso della tradizione e della coesione familiare tra il popolo.
In chiesa il neonato è tenuto sulle braccia dal padrino (o dalla madrina): nell'atto in cui il B. si conferisce, il padre si allontana e si colloca qualche gradino più sotto del compare (la madre non partecipa mai al B. e si fa trovare a letto, anche se la cerimonia è rinviata a molto tempo dopo la nascita). L'uscita
dalla chiesa dà luogo a manifestazioni di allegria, sparo di fucili e lancio, da parte dei padrini, di confetti o anche di nocciole, fave o frumento e perfino denaro, tutto come segno e buon augurio di prosperità e di abbondanza. Il lancio, con gesto di aspersione, dà luogo a contese fra i ragazzi. Al ritorno il corteo segue lo stesso ordine che all'andata, salvo che si dà al prete il posto d'onore, ove esso partecipi al festino in casa del neonato.
A casa poi è il momento degli auguri e delle espressioni festose, talune secondo formole rituali. Della riconsegna del figlio battezzato alla madre, da parte della comare, si è detto innanzi. La famiglia offre un rinfresco più o meno ricco a seconda delle proprie condizioni. Caratteristica l'offerta di confetti, mandorle, noci, zuccherini, uova sode, nonché di vino o rosolio e caffè.
Tutto questo complesso di usanze o credenze serve a dare alla cerimonia del B., nella semplice anima del popolo, un tono di commovente poesia e di intima festività. - Vedi Tav. LXV.