BENEDETTINI CAMALDOLESI

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BENEDETTINI CAMALDOLESI. —

I. CONGREGATIONE DEI MONACI EREMITI

La Congregazione camaldolese sorse, quale diramazione dell'Ordine benedettino, nel 1012 ed ha carattere e scopo eminentemente contemplativi. Fu fondata da s. Romualdo che, pur rimanendo unito al tronco benedettino, dette ai suoi monasteri ed eremi una fisionomia tutta propria. La Regola è benedettina con degli statuti particolari compilati nel 1080 da Rodolfo, quarto priore di Camaldoli, sugli insegnamenti di s. Romualdo. Questi riguardano in particolare i rapporti fra cenobio ed eremo, uniti sul tipo del monachismo orientale, e la finalità prevalentemente eremitica dell'istituto. Giuridicamente l'Ordine si costituì dapprima intorno a due nuclei: Camaldoli e Fonte Aveliana. Monasteri ed eremi, anche non fondati da s. Romualdo, ma sorti spontaneamente o per opera di Pontefici e di vescovi, accettarono la Regola e la supre-

mazia dei priori generali; i quali per altro lasciavano alle singole case la loro autonomia. I rapporti tra i due centri rimasero fino al sec. XVI di semplice carità fraterna.

Per opera soprattutto di s. Pier Damiano e dei suoi prossimi successori, Fonte Avellana salì a grande prosperità, e un gran numero di avellaniti furono eletti alle sedi vescovili, specialmente marchigiane ed umbre. Però nel 1325 l’eremo, trasformatosi, contro l’intenzione dei fondatori, in abbazia, decadde: subito dopo ad accelerare il declino sopraggiunse la commenda, finché Pio V la riunì nel 1569 a Camaldoli. Non meno di Fonte Avellana, Camaldoli assunse ben presto a grande fama, sia per la santità dei suoi monaci, sia per i molti privilegi papali e imperiali che ne riconobbero la supremazia su vasti territori, monasteri e chiese. Esso nei secc. XII-XIV contò centinaia di dipendenze. Fu il periodo d’oro della santità, dello sviluppo e dell’unità del governo; ma a partire dal sec. XV a cagione delle agitate vicende politiche, delle ambizioni e soprattutto della commenda, anche Camaldoli decadde e non pochi monasteri, che allora si staccarono dal centro, finirono con l’estinguersi.

Nella seconda metà del Quattrocento, in opposizione alle commende, si iniziarono dei raggruppamenti minori, che purtroppo furono causa di più profonde scissioni. Così nel 1521, per opera del b. Paolo Giustiniani si costituì con piena indipendenza la Congregazione degli eremiti di Monte Corona tuttora fiorente. Un secolo dopo si sottraeva all’eremo, formando Congregazione autonoma, il ramo dei Cenobiti; finalmente nel sec. XVI si ebbe la Congregazione piemontese, che a sua volta diede origine a quella francese. Queste suddivisioni, se anche giovano alla propagazione dell’istituto, ne indebolirono l’organismo. Le Congregazioni piemontese e gallicane disparvero con la bufera napoleonica, e i Cenobiti con la costituzione Inter religiosos del 9 luglio 1935 furono riuniti a Camaldoli, ricostituendo il conubio caratteristico dell’istituzione romualdina: monastero ed eremo. Le benemerenze dell’Ordine camaldolese, in dieci secoli, furono molte e grandi, sia nel campo della santità che in quello della scienza e dell’arte. Ad esse si devono pure aggiungere quelle dell’agricoltura ed in particolare della selvicoltura; le grandi foreste di Camaldoli furono opera di molte generazioni di monaci. Così gli archivi e le biblioteche di Camaldoli, di Fonte Avellana, di S. Michele di Murano, di S. Apollinare in Classe, raccolsero tesori immensi di documenti e di codici. Cenacolo di artisti e di dotti fu S. Maria degli Angeli a Firenze, e Camaldoli ebbe le prime accademie neoplatoniche, radunando a convegno, nella seconda metà del Quattrocento, i grandi umanisti fiorentini: Ficino, Alberti, Rucellai, ecc. Altre accademie sorsero poi ad Avellana e a S. Apollinare in Classe. Fin da principio quasi ogni monastero camaldolese ebbe alle sue dipendenze un ospedale per i poveri; a Pisa sorse per opera loro il primo ospizio per i trovatelli.

Molti i santi e i beati, tra cui s. Pier Damiani, un Papa, Gregorio XVI, molti cardinali e vescovi; scrittori, quali Ambrogio Traversari, Niccolò Malermi, Mitteralli, ecc.; Lorenzo monaco e Bartolomeo della Gatta pittori; F. Mauro cosmografo; Grandi, Soldani, Piccolomini, ecc. scienziati; senza contare i due sommi Guido d’Arezzo e Graziano.

BIBL.: A. Fortuni, *Historiae Camaldulenses*, Firenze 1575; G. B. Mitteralli e A. Costadoni, *Annales Camaldulenses*, Venezia 1755-1773; G. Grandi, *Disertations camaldulenses*, Lucca 1707; M. Ziegelbauer, *Cenifolium camaldulense*, Venezia 1750; Regesto di Camaldoli, a cura di L. Schiaparelli e F. Baldasseroni, nei *Regesta Chartarum Italicarum*, I, Roma 1907; II, ivi 1909, e a cura di E. Lasinio; III, ivi 1914; IV, ivi 1928; P. Lugano, *L’Italia Benedettina*, Roma 1929, p. 231 seg.

Bernardo Ignesti

II. CONGREGAZIONE DEGLI EREMITI CAMALDOLESI DI MONTE CORONA. Sono un ramo della famiglia camaldolese staccatosi nel 1523, ad opera del b. Paolo Giustiniani (m. nel 1528), per una più stretta osservanza della Regola e degli usi dell’Ordine. La Congregazione fu denominata sul principio: Compagnia degli eremiti di S. Romualdo, poi prese il nome dall’eremo di Monte Corona (Perugia) dove, nel 1730, pose la sua sede. Raggiunse il massimo sviluppo nel sec. XVIII con 23 eremi in Italia, 7 in Polonia, 5 in Austria-Ungheria. La politica religiosa di Giuseppe II prima, poi il governo napoleonico fecero scomparire quasi tutti gli eremi. Lo stesso Monte Corona fu soppresso in forza delle leggi eversive del governo italiano.

Oggi gli eremi sono solo 9: 6 in Italia, 2 in Polonia, 1 nella Spagna, con ca. 200 monaci.

BIBL.: G. B. Mitteralli e A. Costadoni, *Annales Camaldulenses*, VII, VIII, IX, Venezia 1755-1773; P. Lugano, *La Congregazione degli eremiti di Monte Corona*, Roma 1908; id., *L’Italia benedettina*, ivi 1929, p. 273 seg.