BENEDETTINI VALLOMBROSANI. - Monaci dell'Ordine benedettino che hanno preso il nome dalla Badia di Vallombrosa, fondata verso il 1036 in Toscana da s. Giovanni Gualberto (v.), che diede inizio alla nuova Congregazione monastica e che addestrò i monaci alla lotta per la libertà della Chiesa, la santificazione del clero e la restaurazione dell'osservanza nei chiostri e del buon costume nel popolo.
La nuova istituzione si propagò rapidamente in Toscana, nelle Romagne ed in altre province dell'Italia settentrionale, in Francia, in Corsica, in Sardegna ed in Sicilia, tanto che nel 1253 si contavano ben 79 abbazie e 29 priorati.
Presso ogni monastero vi era un ospizio per i viandanti ed i pellegrini, ed un luogo dove venivano raccolti i chierici mandativi dalle varie province per essere preparati al sacerdozio. I B. V. divennero ben presto antesignati dell'attività cattolica in Toscana in favore del papato, e della lotta contro l'eresia. S. Giovanni Gualberto introdusse nel monachismo benedettino in Italia un'innovazione fino allora sconosciuta: la distinzione cioè fra monaci e fratelli conversi, e volle un governo centrale per cui tutti i monasteri e le badie della Congregazione venivano a trovarsi sotto il governo di un moderatore generale.
Le commende prima e le soppressioni decretate dai governi civili poi, fecero sì che la Congregazione decadesse dal suo antico splendore, così come per le stesse cause era decaduto l'intero Ordine benedettino. Ma, dopo la bufera della Rivoluzione Francese, con il rifiorire del vecchio tronco a novella vita anche i B. V. sono in promettente ripresa.
Contemporaneamente alla Congregazione maschile s. Giovanni Gualberto fondò anche le monache vallombrosane, alle quali diede, oltre la Regola di s. Benedetto, costituzioni proprie. Il primo monastero sorse nel 1066 o 67 di fronte a Vallombrosa, in loca lità detta Corte di Caviglia per opera di donna Berta figlia di Lotario conte di Borgogna, nata a Firenze ca. 1120. Esse conducono vita di preghiera e di lavoro secondo l'ideale benedettino, e si dedicano anche all'insegnamento. I loro monasteri sono autonomi sotto la giurisdizione del vescovo locale, mentre prima del Concilio di Trento erano sotto la giurisdizione dell'abate generale o dell'abate più vicino.
BENEDETTINI VALLOMBROSANI - BENEDETTO
si trovava in decadenza. Il tentativo di richiamarlo a nuova e più fervente vita si infranse contro l'ostinata volontà dei monaci, che tentarono perfino di avvelenarlo, e fece ritorno «ad locum dilectae solitudinis».
Ben presto la necessità di farsi maestro dei discepoli, che sempre più numerosi accorrevano a lui, e di adattarsi alle loro esigenze, lo costrinse di nuovo, ma questa volta per sempre, a rinunziare alla vita eremitica, che aveva formato il suo primitivo, ardente ideale. Ne conserverà sempre sì alta stima e profondo amore, che anche nella Regola, scritta per i cenobiti, l'addità come la vetta suprema dell'ascesi monastica. Ma non si allontanò nel suo nuovo sistema dall'imitatione dei grandi esempi egiziani, e, a somiglianza di s. Pacomio, distribui i suoi discepoli in gruppi: erano dodici, ciascuno con il proprio abate, in altrettante case, mentre riservava a sé la formazione di alcune scelte reclute. Fra queste furono Mauro e Placido, i più noti dei suoi monaci, che i loro genitori, come molti altri della nobiltà romana, avevano voluto affidargli. Ma al contatto dell'esperienza giornaliera l'ideale del legislatore si veniva gradatamente modificando, per orientarsi verso forme sempre più completamente cenobitiche, più vicine al modello basiliano.
La persecuzione, suscitata dalla gelosia di un prete dei dintorni, parve spingerlo definitivamente ad attuare il nuovo piano, e, nel vigore della sua piena maturità, abbandonò Subiaco, dirigendosi verso l'antica città di Cassino. La risoluzione non fu di quelle che si prendono all'improvviso. B. infatti edificò la sua nuova casa, espressione definitiva dell'ideale maturato in lunghi anni di esperimento, su un monte già acropoli militare e in quel tempo ancora frequentato nei suoi vari templi dai cultori degli idoli. Vi prese stanza da padrone e senza alcun indugio ne abbatté gli altari, ne recise i boschi sacri, mentre con assidua predicazione (secondo alcuni autori sarebbe asceso al sacerdozio) si dedicò alla conversione della parte di popolazione ancora pagana. Tutto ciò, date le esigenze ben stabilite delle leggi civili e canoniche, non è potuto certo avvenire senza una missione specifica, o, almeno, un permesso delle competenti autorità. E quel che la fonte gregoriana, su questo come su tanti altri punti, non dice, la tradizione lo fa intravedere nei vari modi con cui lo riferisce: dalla missione divina, che ricordano i più antichi autori, alla donazione di Tertullo, patrizio, che pur fra le alterazioni leggendarie presenta un sostrato di verità; dalle relazioni con l'ambiente romano all'approvazione ed incoraggiamento della Sede Apostolica. Sore così sulla cima del monte il nuovo monastero, in sé completo, modello tipico del più perfetto cenobitismo da praticarsi sotto la direzione immediata e continua di un sol padre. Quasi a significare il nuovo orientamento, i due oratori edificati sull'area furono dedicati in onore di s. Giovanni Battista, padre dei monaci del Nuovo Testamento e precursore del Vangelo, e di s. Martino di Tours, il monaco apostolo delle Gallie. La costruzione delle fabbriche, che in B. ebbero il sapiente architetto, e l'organizzazione della nuova vita richiesero senza dubbio del tempo. La data del 529, tradizionale da più di sette secoli, va probabilmente intesa come un termine «ad quem». Da allora quella nuova «compagnia di monaci, che leggevano, coltivavano la terra, esercitavano le arti in mezzo alla grande società che scomponevasi per barbarie, preparava il germe della futura civiltà e ricomposizione dei popoli» (L. Tosti).

renze 1929: E. Lucchesi, I monaci b. V. in Lambardia, ivi 1938: id., Il monastero di S. Girolamo in S. Gimignano, dalla fondazione ai giorni nostri, ivi 1938; id., I monaci vallam. nella diocesi di Pistoia e Prato,
Sul monte fu un continuo accorrere di gente: dagli umili, che andavano ad invocarvi la protezione e l'aiuto del padre B., ai dignitari ecclesiastici, come il vescovo Sabino dalla lontana Canosa, ai potenti del secolo, quale il re dei Goti Totila, che al Santo chiedevano parole di vita e di conforto. Una volta all'anno era il vegliardo stesso che si muoveva dal monastero per andare incontro alla sorella Scolastica e trattenersi con lei in dolci colloqui spirituali. Nel luogo, ove, secondo la tradizione, avveniva l'incontro, scavi recenti (1939), quantunque non condotti a termine, han però messo in luce i resti di una chiesetta monobasidata, risalente, almeno in parte, ad una remota antichità.
L'ultima visita, secondo la fonte gregoriana, dove protrarsi per tutta la notte, contro il volere di B.: la violenta bufera, ottenuta dalle preghiere e dall'amore della sorella, lo costrinse a rimanere. Tre giorni dopo dalla sua torre egli ne vedeva volare l'anima al cielo, sotto forma di candida colomba, e ne faceva trasportare la salma al sepolcro che sulla cima del monte, nell'edicola di S. Giovanni Battista, aveva preparato per loro due.
Non passò molto tempo e B. la raggiunse nell'eterinita. Sei giorni prima della morte fece aprire il sepolcro, poi, sentendo giunta l'ora, volle esser condotto nell'oratorio, ove, munito del corpo e sangue del Signore, fra le braccia dei discepoli, pregando rese lo spirito a Dio. Era il 21 marzo: l'anno, dal modo soprattutto con cui B. e s. Sabino parlavano fra loro della rovina incombente su Roma per opera di Totila, pare non possa essere anteriore al 547. Questa data quindi, come del resto quasi tutta la cronologia della vita di s. B., resta soltanto approssimativa.
La biografia, quale ce l'ha tracciata papa Gregorio, non può rispondere a tutte le nostre esigenze; non per un colpevole difetto, ma per l'esclusivo fine di edificazione che lo scrittore si proponeva e per l'indole dell'agiografia di quei tempi. Neanche vi troviamo elementi sicuri per la ricostruzione della figura fisica del Santo.
Eppure abbiamo ben chiara l'immagine sua spirituale quale ci balza dalla candida narrazione gregoriana e dalle pagine immortali della Regola. È un uomo di carattere fermo e deciso. Nella profonda sincerità del proprio essere, sollecito di piacere solo a Dio, si rivolge a ricercarlo e si consacra al suo servizio. Questo unico scopo dà unità a tutta la vita di lui, che trascorre al sospetto di Dio, in giustizia e verità. I doni naturali della sua indole, riflessiva, seria, amante dell'ordine e della pace, dotata di uno squisito senso di equilibrio e di discernimento, vengono così fusi e nobilitati nella pratica dell'amore di Dio, a cui nulla propone, e del prossimo a cui nel magistero pio e paterno profonde i suoi tesori di intelligenza e di esperien
z

Benedetto, santo - Incontro di s. B. con Totila.
a per avvicinarlo sempre più a Dio. Così le qualità naturali cooperano con la grazia nel renderlo adatto a compiere la gigantesca missione alla quale la Provvidenza l'aveva eletto. Vissuto nei tempi della massima depressione d'Italia, mentre l'antico mondo romano cadeva in rovina, con la sua creazione ne preparava la ricostruzione. Salvando il monachismo occidentale mediante l'adattamento dei principi vitali dell'Oriente alla mentalità romana, con il suo codice sacro trasmise ai nuovi popoli le tradizioni dei padri e il più alto commento pratico della vita evangelica. Forniva così alla Chiesa gli operai per il dissodamento dell'immane campo di lavoro che ad essa si apriva dinanzi e preparava i tempi novelli.
Se quindi si considera che «non solo nella catastrofe finale dell'impero d'Occidente egli personifica con rara pura vita il vero spirito romano, ma ancora fu uno degli ultimi esecutori della missione assegnata dalla Provvidenza allo spirito di Roma nella storia dell'umanità... possiamo ben dire che egli fu l'ultimo romano» (I. Hervegen). Ma se teniamo presente che fu uno degli artefici dell'unità europea, il vero padre dei popoli affrettati nel nome sacro di Cristo e in quello augusto di Roma, possiamo ugualmente salutarlo come «il primo dei nuovi romani, di coloro specialmente che la virtù propria della stirpe romana innescato sulla pianta che doveva poi dare a questa, nella nazione italiana, la sua figlia gloriosa... come colui il cui nome e la cui opera forma uno de più saldi fili, intorno a cui, dal capo al termine s'intesse la unità della storia nazionale d'Italia» (C. Calisse, S. B., in Nuova Antologia, 1929, IV, p. 11 sgg.
II. Iconografia
Pari all'importanza storica e all'ampiezza dell'opera di s. B., è stato il culto con cui i popoli gli hanno mostrato la loro riconoscenza devozione, paragonabile solo a quello degli Apostoli; negli ultimi secoli però, dopo le rovine accumulate dagli errori e dalle perturbazioni politiche, esso si è notevolmente ridotto. Tuttavia numerose sono anche in Italia le località e le chiese che conservano il nome del patriarca cassinese, così come le opere d'arte che ne glorificano l'immagine e gli episodi della vita. Ricordiamo qui solo la più antica pittura del sec. VIII (Roma, S. Ermete sulla Salaria vetus) e i celebri cicli pittorici di Subiaco (S. Speco, sec. XII-XV), di Firenze (S. Miniato al Monte, Spinello Aretino, sec. XIV), di Napoli (S. Severino, A. Solario detto lo Zingaro, sec. XVI e F. De Mura, sec. XVIII), di Monte Oliveto Maggiore (Sodoma, sec. XVI), di Montecassino, irreparabilmente perduti per la nefanda distruzione della badia (Luca Giordano, sec. XVII, e Scuola Beuronense, sec. XIX); ad essi è da aggiungersi, notevole anche per la storia del costume, la serie di miniature del monaco cassinese Leone (sec. XI, cod. Vat. lat. 1202).III. Medaglia
Una forma caratteristica del culto verso s. B. è ancora oggi quella della medaglia, che gode fra i fedeli di una diffusa popolarità, inferiore solo a quella della Versione. Le origini storiche ne sono oscure, ma senza dubbio debbono mettersi in relazione con quanto s. Gregorio narra circa l'efficacia della croce usata da s. B. Elemento specifico ne è infatti una croce quadrata riprodotta sul verso con delle iniziali, e la croce parimenti è in mano al Santola cui figura è riprodotta sul recto. Fra le braccia della croce son disposte le quattro lettere C.S.P.B., ossia Crix sancti patris Benedicti; sul braccio verticale: C.S.S.M.L.; sull'orizzontale: N.D.S.M.D.; intorno: V.R.S.N.S.M.V. S.M.Q.L.I.V.B. Queste ultime tre serie sono le iniziali di parole che formano sei emischi ritmanti, contenenti invocazioni alla croce e la rinunzia a Satana, da cui la croce ci ha liberati, ossia: Crix sancta sit mihi lux; Non dracos sit mihi dracos; Vade retro Satana; nunquam suade mihi vana; sunt mala quae libas; ipse venena bibas. La medaglia ha nel Rituale romano una speciale formula di benedizione e gode di molte indulgenze, che più numerose sono per quel tipo particolare fatto coniare a Montecassino in memoria del XIV centenario della nascita di S. B. (1880).
IV. LA REGOLA.
— Oltre i Dialoghi gregoriani, un'altra fonte per conoscere la vita intima di S. B. e la sua psicologia, è la Regola. Il santo uomo, ci attestalostesso Gregorio, non poté insegnare in modo diverso da come visse, e il suo insegnamento, la sua missione, «omnes magisterii illius actus», è continuata appunto nella Regola che il biografo enumera fra gli altri miracoli del Santo.
1) La storia del testo. — Poiché la Regola è l'espressione del pensiero maturo del legislatore e ne riassume l'ultima esperienza, quella decisamente cenobitica, senza dubbio la sua redazione definitiva fu fatta a Montecassino. Perciò quel sacro monte da tutta la tradizione monastica venne considerato come il luogo donde, secondo la bella immagine attribuita ad Urbano II, quasi da paradisiaca fonte scaturi la veneranda istituzione dell'Ordine monastico, e dai medievali veniva volentieri paragonato al Sinai.
Che la Regola sia opera di s. B. nessuno ha mai seriamente dubitato. Contrariamente alla tesi tradizionale, in questi ultimi anni un benedettino di Solesmes, A. Ge-neust (La Regle du Maître et la Regle de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédition de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédiction de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédicion de la Bénédiction de la Bénédicion de la B

quali, ad es., quella che ordina il cursus liturgico e quella che forma il codice penitenziale, hanno avuta una esistenza indipendente, anteriore anche al resto, cui sono state poi unite. L'autografo della Regula (con l'aggiunta, tutto al più, dell'aggettivo sa
norme della preghiera liturgica e comune, mentre i capp. XIX-XX indicano lo spirito che deve vivificarla insieme con l'orazione privata. Sistemata così la vita spirituale, si passa a stabilire l'ordinamento del monastero. I capp. XXI-XXX ordinano la casa nelle sue linee generali, mentre i capp. XXXI-LVII ne regolano il regime materiale. Dal capp. LVIII al LXI si tratta del reclutamento. Il gruppo seguente, capp. LXII-LXVII, dispone la gerarchia e l'ordine della comunità, le sue relazioni con l'estero. I rimanenti capitoli, dal LXVIII al LXXII, sono delle aggiunte posteriori, intese a delucidare dei punti particolari di disciplina o di ascetica, in relazione soprattutto alla vita di comunità. Il capp. LXXIII costituisce l'epilogo.
Chiudendo quella che egli chiama «minimam inchoationis regulam», s. B. rinvia il discepolo desideroso di ulteriore perfezione alle dotrine dei SS. Padre della Scrittura Sacra. Il suo codice, secondo l'espressione di Bossuet, è il compendio del Vangelo, del cristianesimo. La frase di S. Gregorio, che riconosce in lui l'erede spirituale di tutti i giusti, va intesa nel senso più ampio. Non solo egli riproduce nella sua vita, come il biografo ne dà le prove, le virtù e i prodigi degli antichi padri, ma nella sua Regola ricapitolo le dottrine asce

Benevento, cod. della biblioteca Capitolare.
tiche dei predecessori, adattandole al mondo latino. Quel che di vago e impreciso era nella legislazione monastica anteriore, ebbe da lui una sistemazione definitiva e autorevole. Pur muovendosi nelle grandi linee tradizionali, riesce a creare un'opera originale: i materiali già errati venivano a costituire un edificio organico. E perché questo possa essere aperto a tutti, nel suo spirito di discernimento e di equilibrio, rigetta tutto ciò che può essere eccessivo. Egli legifera perciò unicamente per i cenobiti, ma intende che la vita loro sia veramente comune, con esclusione di ogni manifestazione di individualismo, spesso indice di quell'egoismo che vuole totalmente bandito. Alla volontà arbitraria del capo del monastero sostituisce l'autorità di un codice stabile. Anche nel permettere altri usi, richiede che non siano difformi dai principi fondamentali e che la scelta sia sottratta all'arbitrio dei singoli per restar riservata all'abate.
Questo edificio riceve coesione e garanzia di sicurezza dal voto di stabilità. È con esso che s. B. prende decisa posizione contro il vagabondaggio e l'arbitrio individuale, i mali che affliggevano e minacciavano il monachismo dei suoi tempi. Con esso il monaco restava fissato quasi da un'ancora spirituale nella sua via di perfezione, nel santo proposito di perseverare in monastero fino alla morte. Ed il cenobio benedettino assume così quella fisonomia giuridicamente stabile, che, mentre lo rende il modello della vita religiosa, offre alle anime un saldo riparo. In questa piccola società, immagine in sé completa ed autonoma di quella più grande unione dei fedeli che è la Chiesa, ogni anima desiderosa di vivere più intimamente la vita cristiana trova le condizioni per poter sviluppare al sicuro i germi soprannaturali in sé depositi con il Battesimo. Senza proporsi determinati e particolari fini esteriori, il legislatore intende preparare per queste anime, che muovono alla ricerca di Dio, da cui si erano allontanate con la disubbidienza della colpa, una scuola, una milizia, un'associazione. Ivi potranno apprendere e, nello stesso tempo, praticare il servizio divino, quasi in un vero paedagogium del coeleste palatium. Ma soprattutto quest'ambiente è una famiglia, i cui singoli membri lavorano a riprodurre in se stessi l'immagine del Figlio di Dio, sotto la guida di un padre, che rappresenta la paternità divina, e nella pratica del grande precetto cristiano dell'amore per i fratelli. Colui che è il centro e cardine di questa famiglia, l'abate, fa le veci del Cristo, e riunisce nella sua persona gli uffici di maestro e di padre. In questa Regola, eminentemente cristocentrica, è ignorata la parola, si cura ai moderni, di superiore: chi presiede al monastero, al posto e in nome di Cristo, ha il carattere e le funzioni di un padre.
(abbas=padre), non di un'autorità temuta; e l'ufficio suo, più che rigida custodia di una disciplina e mantenimento dell'ordine, è la cura delle anime. Scelto dalla comunità e canonicamente installato, la sua carica è di per sé perpetua, come quella dei pastori della Chiesa e dei padri naturali, senza altri limiti che quelli voluti dalla legge di Dio, dalle disposizioni della Chiesa e dalla stessa Regola.
Se l'autorità paterna dà consistenza e carattere a questa famiglia, il raccoglimento e la separazione dal mondo assicurano le necessarie condizioni di ambiente perché vi si possa senza impedimento attendere alla ricerca di Dio. Ogni anima infatti, da parte sua, deve procurare ciò, tendendo, nell'imitatione del Cristo, ad una adesione completa della propria volontà a quella del Signore, mediante l'obbedienza; al conoscimento di se stessa, nell'esercizio dell'umiltà; ad una totale rinuncia del proprio io e di ogni privato bene materiale, con la castità e la più completa verità personale, per cui deve sperare il necessario dalla provvidenza del padre di famiglia, con la pratica ancora dell'amore fraterno, che sarà l'elemento vivificatore di quest'ambiente donde ogni egoismo è fondamentalmente bandito. In una parola, il discepolo si terrà in una continua disposizione a vivere alla presenza di Dio, in un perfetto rinnegamento di se stesso.
Questa vita di unione a Dio si traduce nella preghiera, specialmente in quella che forma l'occupazione principale, non il fine del monaco, l'opera di Dio, cioè la preghiera liturgica e comune, espressione
della perfetta comunità di vita. Anche in questo caso s. B. si è fatto consigliare dalla discrezione e l'ha notevolmente ridotta in paragone degli antichi monaci. Essa dividerà la giornata del monaco insieme con il lavoro, altro elemento essenziale, che il legislatore nobilita ed estende, si che ora et labora sarà poi nei secoli il motto sintetico della sua Regola. E se il lavoro assumerà le forme più varie secondo i tempi e i luoghi, sarà però sempre tale da salvaguardare l'unica preoccupazione del Santo, quella di condurre le anime a Dio. In vista di questo fine esclusivo, la casa, come una vera domus Dei, sarà «aggiungente amministrata», in modo che «nessuno vi sia rattristato o conturbato». Sarà quindi necessario che l'abate, non potendo far tutto da sé, affidi a altri «parte dei suoi pesi». Se il numero dei monaci è grande, essi verranno divisi in gruppi di dieci affidati alle cure immediate dei decani; uno di essi, con il nome di preposto, potrà, se proprio lo si crederà necessario, coadiuvare direttamente l'abate e farne le veci. La Regola enumererà pure altre cariche, i cui ufficiali attualmente disimpegnano anche le attribuzioni degli antichi decani: il cellerario, che avrà cura di tutti i beni temporali «quasi padre per tutta la comunità»; il maestro dei novizi, «un seniore pieno di sollecitudine» nell'esaminare le disposizioni dei candidati; il foresterio «la cui anima sarà piena di timore di Dio»; l'infermiere anch'egli fornito di timor di Dio; il portinaio «un vecchio saggio a cui l'età impedisca di vagabondare».
Tutti questi incarichi vanno esercitati secondo le direttive date dall'abate, il quale può rimuovere cia
s

Benedetto, santo - Reliquiario di s. B. (1450). Norcia, palazzo del Comune.
cuno dall'ufficio, qualora lo creda. Oltre questi aiuti, l'abate ha quello di una duplice categoria di consiglieri. Sebbene infatti spetti a lui di regolare e disporre ogni cosa nel proprio monastero, pure s. B. vuole che tutto sia fatto con il consiglio si da non dar luogo a vanti pentimenti. Perciò nei casi ordinari l'abate chiederà il parere dei seniori tra i fratelli, i quali costituiscono quasi il senato del monastero. Ma nelle questioni più gravi tutti, come è naturale in una famiglia, saranno chiamati a consiglio. Così il potere discrezionale e paterno dell'abate viene soprannaturalmente temperato e la forma di governo economico, fondamentalmente familiare, appare come un felice equilibrio fra quella monarchica, oligarchica e democratica.
Da questa società nessuna età, nessuna condizione o razza è esclusa: il goto e il romano, il nobile e lo schiavo, il vecchio e il fanciullo, tutti vi possono trovare posto, poiché «in Cristo siamo tutti un'unica cosa». Alla professione, pubblicamente fatta nell'oratorio con la esplicita promessa della stabilità, obbedienza e conversione di costumi, o conversazione, (gli altri voti sono compresi in questi), va premesso un anno di noviziato, in un locale separato, e vi si leggerà tre volte per intero la Regola. I fanciulli (oblat) sono offerti dai genitori. Fra indoli e persone così diverse la disciplina vi è garantita più dall'amore che dal timore servile. Lo stesso codice penetenziale che s. B. ha dovuto adottare per il bene della comunità, a proteggere e conservare la carità, è senza confronti più mite delle altre regole monastiche del tempo.
Quel che la pittura medievale pone in mano al Santo, non pare già, come pur sostengono alcuni autori moderni, una verga, ma uno strumento per indicare i segnali delle ore. Questo compito delicato, e a quei tempi anche non facile, è dalla Regola riservato all'abate. Tutto deve essere fatto alle ore stabilite, secondo l'orario che è fondamentalmente modellato sulla divisione della giornata romana e, come essa, variabile si che ogni azione possa svolgersi alla luce del sole. Al sonno sono in media attribuite più di otto ore, compresa la dormizione pomeridiana nell'estate, ma la Regola ignora l'interruzione del sonno notturno mediante la recita dell'Ufficio. Il resto del tempo vien diviso fra la preghiera, la lettura e il lavoro. Fra gli esercizi della vita comune tengono un posto importante i pasti, a cui s. B., contraddicendo al particolarismo di altre regole, vuol che partecipino tutti insieme: vi si conserverà il silenzio, prestando attenzione alla lettura fatta ad alta voce. I fratelli, capaci di compiere quest'ufficio, vi si succederanno a turni settimanali, così come nel servizio della mensa e della cucina. Anche i pasti sono regolati da quello spirito di discrezione che si fa tutto a tutti, per tutti guadagnare a Dio. È questo principio comune dell'amore, nella sua duplice forma verso Dio e verso il prossimo, che fonde i due aspetti della comunità monastica, di scuola cioè del servizio divino e di famiglia, in un'unica società il cui centro vero è Cristo.
La diffusione di queste società, ossia la propagazione della Regola benedettina fu enorme (v. BENEDETTINI). Questo piccolo codice, che nei secoli della stampa ha avuto edizioni si numerose da non poter essere sorpassate che da quelle della S. Scrittura e dell'imitazione di Cristo, divenne ben presto la «Regola sancta», la «Regula patrum», la Regola per eccellenza, sul cui modello e sulle cui direttive mosse posteriormente tutta la vita religiosa in Occidente. È l'influsso fu sì grande in tutti i campi e sotto tutti gli
asperti da giustificare l'asserzione del Viollet-le-Duc (Dictionnaire raisonné de l'architecture française du XIe au XVIe siècle, I, Parigi 1854, p. 242): « La Regola di s. B. è forse il più grande fatto storico, anche considerato dal solo punto di vista filosofico ». Vedi Tavv. LXXVII-LXXVIII.
Fra le traduzioni italiane: [G. Fornari], La Regola dei monaci, Montecassino 1921; P. Lugano, Roma 1929; S. Vismara, S. B. nella sua vita e nella sua Regola, Milano 1929; antichi volgarizzamenti sono stati editi, fra gli altri, da G. De Luca, S. B., vita e Regola, Firenze 1923. Una copiosa bibliografia è data anche da R. Bauerreiss, Bibliographie der Benediktinerregel, in Studien und Mitt. zur Geschichte des Benediktiner-Ordens, Reigen bei Brünn 1940, pp. 3-20.
Fra i commenti della Regola numerosissimi dal sec. VIII ai giorni nostri, citiamo solo: P. Delatte, Commentaire sur la Règle de St Benoît, Parigi 1913, con continue ristampe: I. Schuster, La « Regula monasteriorum », 2a ed., Alba 1945, e il recente di G. Herwegen, Sinn und Geist der Benediktinerregel, Einsiedeln 1944, ricco di erudizione ma con vedute troppo particolarmente personali. Per lo stile della Regola, oltre il Linderbauer, S. Benedicti Regula mon. philologisch erklärt, Metten 1922, è indispensabile tener presente A. Lentini, Il ritmo prosaico nella Regola di s. B., in Miscellanea cassinese, 23 (1942): id., S. B., la Regola, testo versione e commento, Montecassino 1947, costituisce un eccellente manuale per le varie esigenze dei lettori.
Per una sintetica esposizione dei principi della Regola: M. Wolter, Praecipua ordinis monastici elementa, Bruges 1880, trad. II. e rid. di T. Lecosotti, Montecassino 1937; C. Butler, Benedictine monachism, 2a ed., Londra 1924 (trad. franc. di C. Grolleau, Parigi 1924); C. Marmion, Il Cristo ideale del monaco, trad. II. di M. Galli, Praglia 1931; G. Morin, L'ordine monastico e la vita della società cristiana nei primi secoli, trad. it., Sorrento [1934]; D. Gorge, A l'école de St Benoît, La vie intérieure pour notre temps, Parigi 1937; Anon., Un giorno nella casa di s. B., 2a ed., Montecassino 1938; A. Stolz, L'ascesi cristiana, Brescia 1943, che inquadra la Regola nell'ascesi generale del cristianesimo.
2) S. Gregorio Magno, Dialogorum liber II. Esso è tutto dedicato a s. B.; essenzialmente opera di edificazione, è però sostanzialmente degna di fede, anche a giudizio di critici moderni. L'edizione più notevole dei nostri tempi è quella di U. Moricca, in Fonti per la storia d'Italia (ed. Istituto Storico Ital., LVII), Roma 1924, Molte altre edizioni anche del sold. II. Traduzioni italiane, oltre quelle già citate sotto i nomi di De Luca, Lugano, Vismara: A. Fiorini, Vita e miracoli di s. B., 2a ed., Montecassino 1924; V. ARTOTIRITI, Fioretti degli antichi padri, Milano 1925 (tutti i dialoghi).
3) Un'altra fonte, indipendente dal raccolto gregoriano, è il Carmen de s. Benedicto del poeta Marco, che sarebbe stato un discepolo del Santo. Qualche moderno lo vorrebbe invece composizione più recente, forse del sec. VIII. Ma la tesi tradizionale ha ancora fautori autorevoli; fra essi M. Galdi, Il carmen di Marco poeta e l'apoteosi di s. B., Napoli 1929, con il testo e trad. it., in versi, Altra edizione: PL 80, 183-84.
II. — Per una prima informazione su s. B. e l'opera sua consigliamo: C. Butler, op. cit.; S. Vismara, op. cit.; Ph. Schmitz Histoire de l'ordre de St Benoît, I, Maredsous 1942. Fra le biografie: L. Tosti, S. B., Montecassino 1892, che sebbene criticamente invecchiata, conserva sempre il suo carattere di notevole opera d'arte; J. Herwegen, S. B., trad. II. sulla 3a ed., tedesca, Montecassino 1932, che è il più interessante studio moderno sulla figura e sul carattere del Santo; L. Salvatorelli, S. B. e l'Italia del suo tempo, Bari 1929, che, nonostante le tendenze razionalistiche dell'autore, è tra le più notevoli ricostruzioni storiche; J. Chapman, St. Benedict and the sixth Century, Londra 1929, opera di valore, ma con vedute personali non sempre accettabili; I. Schuster, La storia di s. B., e dei suoi tempi, 2a ed., Milano 1943, che quasi sotto forma di commento al racconto gregoriano lo inquadra magistralmente nell'epoca vissuta dal Santo: questo rifacimento, più'che nuova edizione, dell'opera nella sontuosità della veste e nell'abbondanza della illustrazione fotografica forma quasi un monumentale corpus per la storia di s. B.
III. — Sulla medaglia lo studio ultimo più completo è quello di B. Danzer, Die Benediktus-Medaille. Ihre Geschichte, Gebrauch und Wirkungen, St.Ottilien1928; V. anche G. Fournier, Sur les origines de la médaille de St Benoît, in Revue liturgique et monastique, 16 (1930-1931), articoli vari per uno studio rimasto incompiuto a causa della morte dell'autore.
Tommaso Leccisotti BENEDETTO
d'ANIANE, santo. — Benedettino, il secondo padre del monachismo occidentale, n. ca. il 1750, m. a Cornelimünster presso Aquisgrana
L'ist. 47. Figlio di Aigulfo conte di Maguelone (Languedoc) della antica aristocrazia visigota, si chiamava prima Vitiza e fu educato alla corte di Pipino, al cui servizio, come a quello di Carlomagno, rimase fino all'età di 27 anni. In seguito al pericolo di morte incorso a Pavia (voleva salvare un fratello che stava per annegare nel Ticino), mise in esecuzione la risoluzione presa tra anni prima, di ritirarsi dal mondo. Per consiglio di un santo solitario entrò nel monastero benedettino di S. Sequano (St-Seine) presso Digione (774), dandosi ad una vita penitente ed austresissima. Gli pareva perfino che la Regola di s. Benedetto non fosse abbastanza severa, e preferiva le Regole di s. Basilio e di s. Pacomio.
Dopo 5 anni ritornò in patria e fondò sulle rive del fiumicello Aniane un monastero secondo il proprio ideale, ma avendogli insegnato l'esperienza che la somma povertà e austerità non erano per tutti, cominciò ad apprezzare la moderazione della Regola di s. Benedetto, di cui, in seguito, divenne il più grande propagatore. A poco a poco estese il suo influsso su altri monasteri del mezzogiorno della Francia, e Ludovico il Pio, allora re d'Aquitania, lo costituì superiore di tutti i monasteri del suo regno, mentre Carlomagno gli aveva concesso privilegi per assicurare l'elezione libera degli abati. Nell'817 l'imperatore Ludovico il Pio lo mandò abate a Marmoutier presso Saverne (Alsazia), ma per averlo come consigliere più vicino a sé, lo richiamò alla corte di Aquisgrana costituendolo abate del monastero allora fondato sul fiumicello Inde, a due leghe da Aquisgrana, oggi
Cornelimünster. Nell'817 vi fu ad Aquisgrana una grande adunata di abati dell'impero per deliberare la riforma dei monasteri. B. ne fu l'anima, e a lui si attribuiscono le prescrizioni deliberate. Il suo operato a questo riguardo è variamente giudicato dai moderni. Certo egli ha liberato molti monasteri dagli abati secolari, spesso causa di rovina disciplinare ed economica. A lui si deve pure l'idea di ciò che più tardi si chiamò Congregazione, attuata in pieno a Cluny. D'altra parte con l'introduzione di nuovi riti liturgici non contemplati dalla Regola di s. Benedetto, come l'ufficio per i morti, le ore della B. V. Maria, il monaco passava gran parte della giornata in coro e fu turbato in certo modo il giusto equilibrio tra la preghiera e il lavoro.
Al consolidamento della riforma servirono anche le due opere principali scritte da B.: Codex regularum monastacarum et canonicarum, nel quale radunò tutte le regole occidentali e orientali da lui conosciute. L'opera fu edita in 3 voll. in-4° da Luca Olstenio (v. HOLLSTEIN), Roma 1661 e Parigi 1663. L'Ostenio vi aggiunse altri testi, i quali furono ancora accresciuti nell'edizione di M. Brocchi, 6 voll. in-fol. (Augusta 1759), ed anche in PL 103, 393-702, dove però molti testi sono indicati solo con rinvii ad altri volumi della serie. L'altra, la Concordia regularum, doveva mostrare la concordanza della Regola di s. Benedetto con la dottrina delle altre regole già in uso nella Chiesa. Ogni capitolo della Regola benedettina veniva chiarito e commentato con numerosi passi corrispondenti. Fu edita da H. Ménard (Parigi 1638), e in PL 103, 702-1380. Fra gli altri scritti è notevole il trattato teologico contro l'adozianismo di Felice d'Urgel: PL 103, 1381-1413. Il nome del Santo manca nel Martirologio romano. La festa è all'11 o 12 febbr.
BENEDETTO (Manettus) dell'ANTELLA, santo: V. SETTE FONDATORI DELL'ORD.