BIZANTINA, LITURGIA. - Si designa così la
liturgia alla quale Bisanzio diede la sua impronta
ed il suo carattere specifico.
I. ORIGINE
Bisanzio non fu la culla del rito che porta il suo nome, perché ripete le sue origini da An- tiocchia, prima capitale dell'Oriente. Nel rito antico- cheno infatti troviamo il suo nucleo primitivo, il quale, passando attraverso l'Asia Minore, trovò il suo com- pletamento sulle rive del Bosforo.Il Ponto e la Cappadocia avevano ricevuto a loro
volta la fede dalla Siria, ed era naturale che i primi
missionari vi portassero, con l'insegnamento del Van-
gelo, le forme cultuali in uso nella Chiesa madre.
Quando però Costantinopoli divenne la capitale del-
l'impero d'Oriente e, nel Concilio di Calcedonia (451),
fu riconosciuta sede di un patriarcato, la sua situa-
zione in confronto con le altre province ecclesiastiche,
le consentiva una indipendenza sempre più rilevante.
Tale autonomia, con la presenza di un clero numeroso
e di uomini dotti e influenti, si manifestò nel campo
liturgico con la formazione di riti particolari e con
la creazione di un calendario e di una eortologia lo-
cale. Questo periodo di trasformazione e di sviluppo
corre tra l'VIII e il XII sec.
II. ESPANSIONE E LINGUE LITURGICHE
La tra- duzione dei libri liturgici in varie lingue è connessa con l'espansione del rito bizantino. Quasi sempre l'originale greco ha preceduto, ma il principio per il quale i fedeli debbono partecipare attivamente alla preghiera liturgica ha fatto sì che solo la lingua par- lata e compresa dal popolo avesse la preminenza.1) Lingua greca. Essa fu in vigore in tutte le pro-
vince dominate o influenzate dall'impero bizantino e
conquistate in epoche diverse. Ora tutti i Greci sparsi
in Egitto, in Siria ed in Palestina con le loro colo-
nie fondate nel vecchio e nel nuovo continente, con-
servano la lingua greca nella quale fu composto il
loro ricco repertorio liturgico. In Italia, lo stesso è da
notarsi per le province meridionali e per la Sicilia,
una volta alle dipendenze del patriarcato di Costan-
tinopoli, e poi divenute asilo dei monaci perseguitati
dagli iconoclasti e dagli Arabi e, più tardi ancora,
degli Albanesi e dei Greci cacciati dal loro paesi dai
Turchi. Queste nuove colonie, oltre che nella Sicilia,
nella Calabria e nelle Puglie, si stabiliscono in pa-
recchie città, soprattutto a Napoli e a Venezia ove
stettero più a lungo. A Roma il rito bizantino fu pra-
ticato in numerosi monasteri popolati da monaci e
da monache greci, dei quali l'ultimo avanzo è il ce-
nobio di Grottaferrata. Né si deve passare sotto si-
lenzio il collegio greco di S. Atanasio, eretto da Gre-
gorio XIII nel 1576, nel quale sono oggi accolti gio-
vani elleni e greci della repubblica turca, delle epar-
chie di Lungro e di Piana dei Greci, melchiti ed
albanesi.
2) Lingua armena. Il cristianesimo penetrò in Ar-
menia attraverso due correnti. I Siri orientali prima,
poi i Bizantini vi mandarono i loro missionari e con
essi portarono le loro usanze liturgiche. Testi litur-
gici greci furono tradotti in armeno fino dalla metà
del sec. v cui seguirono altre infiltrazioni.
3) Lingua siriaca ed araba. Nell'anno 969 i Bizan-
tini ripresero agli Arabi Antiochia e la Siria, che con-
servarono fino al 1084. La loro influenza si estese
quindi ai patriarcati di Alessandria e di Gerusalemme.
In quelle Chiese dal sec. v la gerarchia ecclesiastica,
con i fedeli suoi dipendenti, era divisa in due rami:
i monofisiti ed i melchiti, cioè «imperiali», così chia-
mati perché rimasti fedeli agli imperatori di Bisanzio
che difendevano la dottrina ortodossa. Queste divi-
sioni in materia religiosa dapprima non avevano riper-
cussioni sul rito. Però sotto l'influenza dei Bizantini
a poco a poco i Melchiti ne adottarono il rito. Es-
sendo siriaca la lingua corrente in Siria, i libri li-
turgici greci furono tradotti in un primo tempo in
quell'idioma: ma quando il siriaco andò in disuso
per essere sostituito dall'arabo, questo divenne la
lingua liturgica ufficiale o semiafficiale. Tuttavia il
greco non è totalmente escluso sia presso i cattolici
come presso i dissidenti.
4) Lingua slava. Essa è usata dai Bulgari, dagli Slavi
del sud (Serbi, nuclei in Dalmazia, in Croazia, in
Slavonia e Montenegro), dai Ruteni ed Ucraini, dai
Bielo-Russi (Russi Bianchi) sparsi nelle province orien-
tali della Polonia e nella Russia attigua, e dai Malo-
Russi e Veliko-Russi (Piccoli e Grandi Russi) che abi-
tano il resto delle repubbliche sovietiche. I libri litur-
gici della Chiesa bizantina furono tradotti nel sec. x
nella lingua allora parlata dalla maggior parte di que-
sti popoli e che si conserva tuttavia sotto il nome
di paleoslava. Nei secoli seguenti avvennero parecchi
rimaneggiamenti che permettono di distinguere due
recensioni alquanto diverse. Nella seconda metà del
sec. xiv il metropolità Cipriano intraprese una nuova
revisione dei testi liturgici sul greco e finalmente,
sempre sugli originali greci, i libri furono corretti
sotto la direzione del patriarca Nicone (1654-55). Al-
cune differenze di lingua si notano presso i Ruteni e
presso gli altri Slavi.
5) Lingua georgiana. La Georgia, convertita al cri-
stianesimo nel sec. v da missionari venuti da Antio-
chia, non tardò ad essere attratta nella sfera d'influen-
za del patriarcato di Costantinopoli, di cui ricevette i
libri liturgici. Il greco rimase in uso fino a quando i
monaci iberiti, che abitano il Monte Athos, li tradus-
sero nella loro lingua nazionale verso il sec. x-XII. Però,
con la conquista della Georgia da parte della Russia, si
cercò d'introdurre la lingua russa con tutti i mezzi.
6) Lingua romena. Nella Dacia la luce del Van-
gelo fu portata da missionari occidentali. Nel sec. xvi
la Valacchia e la Moldavia furono invase dai Bulgari
i quali poi imposero ai paesi occupati la loro liturgia
e la lingua slava. Dal sec. xvi cominciò il predominio
dei Bizantini e la lingua greca fu in onore in molte
chiese e in molti monasteri. Finalmente nei sec. xvii
e xviii fu compiuta la versione romena dei libri litur-
gici.
7) Lingua ungherese. Nel corso del sec. xiv, sotto
il dominio della Lituania, i Ruteni si stabilirono a
Mukacevo e nelle regioni circostanti, formando col
tempo una vasta provincia detta poi Podcarpazia. So-
no quasi tutti cattolici. In seguito passarono sotto i
re d'Ungheria, e l'ungherese, insegnato nelle scuole,
divenne presto la lingua ufficiale. Una parte dei Ru-
teni, principalmente quelli della pianura, dimentica-
rono la lingua nata e adottarono quella magiara:
sotto l'influsso di queste circostanze, fu d'uopo tra-
durre e stampare in ungherese una grande parte di
libri liturgici. Questo lavoro fu compiuto dalla se-
conda metà del sec. xvii al sec. xix. La S. Sede
più volte ha voluto contenere queste iniziative pre-
scrivendo alcune limitazioni, specialmente nella ver-
sione delle liturgie eucaristiche.
8) Lingua albanese. Da quando nel 1912 le eparchie metropolitane dell'Albania si costituirono in Chiesa autocefala, il movimento in favore dell'adozione della lingua albanese per la liturgia ha sempre progredito. Promotore di queste idee e autore della versione in albanese di parecchi libri liturgici è il sacerdote Fan Noli residente in America. Le edizioni fino ad ora apparse sono stampate parte a Boston, parte a Korçë.
9) Altre lingue. Troviamo la versione almeno delle liturgie eucaristiche e delle preghiere sacerdotali e diaconali più comuni, recitate ad alta voce, nelle lingue dei Paesi Baltici, soprattutto dacché essi si costituirono in Chiese autonome. Senza parlare dell'uso delle lingue moderne quali il francese, l'inglese ecc., la Società russa dei Missionari di Kazan istituì un comitato per la traduzione e la diffusione dei testi liturgici nelle varie lingue dell'Estremo Oriente, dal tartaro all'indiano, al giapponese ecc. Di queste versioni si servivano i numerosi sacerdoti e monaci russi mandati dalla Chiesa ortodossa in tutte le parti del Medio ed Estremo Oriente.
III. LITURGIA BIZANTINO-ROMANA
Con questo nome si può designare la Messa romana inquadrata nello schema della l. b. che ha ricevuto la denominazione di Liturgia di s. Pietro. La troviamo in parecchie versioni greche, georgiane e slave. Di-versa da questa è la Liturgia di s. Gregorio Magno che è la traduzione della messa latina in greco con alcune infiltrazioni bizantine o il Canone di detta Messa semplicemente adottato dagli Armeni cattolici. Questa sembra essere stata in uso a Costantinopoli, almeno in qualche chiesa, dopo la conquista dei Crociati nel 1204, mentre la liturgia di s. Pietro è più antica ed il testo greco ha trovato molto favore nell'Italia meridionale.IV. LIBRI LITURGICI BIZANTINI
Notiamo qui soltanto i principali di essi. Vangelo (το σύγγενη εν, evangelia, evangelia) diviso in periconi per ogni giorno dell'anno, alle quali fanno seguito quelle proprie delle feste o circostanze particolari
Apostolo (το αστρολο, apostol, apostolul) contiene gli Atti degli Apostoli e le Epistole. La divisione in periconi è analoga a quella dei Vangeli. — Salterio (το χανι, stropi, psaltir, psaltirea) oltre ai salmi contiene i cantici scritturali. — Eucologio (το συγκολόγιο, euchologul) contiene le preci comuni del Vespro e dell'Ortro, le tre liturgie, i Sacramenti, i riti per i defunti e per i monaci, le consacrazioni e benedizioni. Non di rado, sempre presso gli Slavi odierni, la liturgia eucaristica con le preci del Vespro e dell'Ortro formano un libro speciale, il Liturgia (το λειτουργία, l'εστιακό, sylechnik, liturgiae), mentre gli altri riti sono contenuti nell'Agliasmateria (το άγιασματάριο, trebnik, agliasmatar)
Orologio (το όρολογιο, eassolor, orologul) nel quale si trovano tutte le parti fisse delle ore canoniche con alcuni estratti del temporale e del santuale e alcune acoliche di devozione corrente. — Octoeco e Parakletike (το κωστήχος, η παράκλητη, τοκίο, octoichul) contiene le parti comuni del temporale. Le quali sono disposte per ordine secondo gli otto toni del sistema musicale bizantino. — Triodio (το τριώδιο, triodul) contiene le parti proprie del periodo detto della Grande Quaresima. — Pentecostario (το πεντηκοστάριο, pentecostarul) con le parti proprie dei cinquanta giorni che seguono la solennità di Pasqua. — Gli Slavi, come una volta tutti i Bizantini, distinguono il «triodio di digiuno» (triodio postnaja) ed il «triodio fiorito» (triodio tsvetnaja), che corrispondono ai due libri precedenti. — Menei (το μενει, mjesacnaja, mineul) sono dodici libri corrispondenti ai dodici mesi dell'anno e contengono tutto il santuale. — Tipico (το τυπικό, typik, tipicul) è il libro che definisce le rubriche delle sacre funzioni e descrive le cerimonie sacre.V. CARATTERI GENERALI DELLA LITURGIA BIZANTINA
In primo luogo bisogna notare il conservatorio e il tradizionalismo di essa, mercé il qualele preghiere liturgiche sono per i fedeli uno strumento di dottrina dommatica, ascetica e morale. Ciò non esclude alcune modificazioni e sviluppi di vario ordine avvenuti nel corso di secoli.
Oltre l'antichità della maggior parte del repertorio liturgico è d'uopo farne risaltare la sua nostra sociale. In una chiesa bizantina tutta l'assemblea prega. Il diacono, che si tiene tra il Santuario e i fedeli, esprime l'oggetto delle suppliche e questi, o il lettore e il cantore in voce loro, rispondono ad ognuna delle sue formole invitanti alla preghiera. Il sacerdote, nel Santuario, traduce i voti del popolo con orazioni recitate a voce sommessa, alzandola soltanto quando a conclusione di esse glorifica la S.ma Trinità o rivolge ai fedeli calde e in-sistenti esortazioni. La parte di ciascuno dei funzionanti è dunque rilevante e ognuno può facilmente scorgerli ed ascoltarli. Riguardo all'ufficiatura, le ore del Vespro e dell'Orto (aurora) sono eseguite nella chiesa e con l'uso dell'incenso come nella liturgia eucaristica. Le acolitie di mezzanotte e delle altre ore canoniche sono celebrate senza solennità (ad eccezione delle grandi Ore in alcuni giorni dell'anno e del grande Apodipno in Quaresima). Nei monasteri sono recitate nel nartice, in ricordo dei solitari che si recavano in chiesa soltanto per le funzioni maggiori. L'amministrazione dei Sacramenti è sempre solenne e l'eucologia ridonda di benedizioni e di orazioni per tutti i bisogni spirituali e temporali della cristianità. Il rito bizantino si compiace della concelebrazione di numerosi officianti (vescovi, sacerdoti, diaconi, ministri inferiori) e ciò non solamente nella liturgia eucaristica. Quali caratteristiche del rito bizantino bisogna ancora segnalare la venerazione delle iconi, le prostrazioni, le unzioni con l'olio delle lampade, la benedizione e la mandazione del pane benedetto (artoclasia, antidoro), ecc.
