BIZANTINA, LETTERATURA

BIZANTINA, LETTERATURA. – Viene esclusa qui quella di carattere puramente profano. Inoltre i principali scrittori e scritti appartenenti all’epoca
patristica anteriore al sec. VIII vengono trattati nelle
singole voci. Degli scritti poi di carattere liturgico
e giuridico si parla in appositi capitoli.

I. I TEOLOGI

Una enorme quantità di scritti bizan- tini sono ancora inediti, e perciò non è permesso ancora un giudizio definitivo. Viene però sempre più cor- retta quella tendenza a considerare con disprezzo gli scrittori di «questioni bizantine». La produzione teologica bizantina del medioevo, quantunque infie- riore a quella latina nella speculazione scolastica, è in grado di sostenere confronto con essa. Sua nota caratteristica è quella di essersi sviluppata in circuito chiuso fino al sec. XIV in cui comincia a subire l’in-

flusso dell'Occidente. Altra caratteristica è la stretta dipendenza dagli scritti patristici postticeni spinta alle volte fino a un greppo conservatorismo restio al progresso scientifico. Lo stesso saggio di Giovanni Italo e Michele Psellos (sec. XI) in senso scolastico fu troncato dalle autorità bizantine. Quindi quella mancanza di originalità che pervade tutta la teologia bizantina.

Essa si riscontra nell'esegesi biblica, sempre tradizionalista. Questo spiega anche catene bibliche (v.). L'ignoranza dell'ebraico è causa di regresso nella critica testuale. Si lasciano scomparire gli Hexapla di Origene. La stessa mancanza di originalità fece svanire la diversità fra l'esegesi antiochena e alessandrina. Malgrado tutto, è merito dei Bizantini quello di averci conservato frammenti di scomparsi commentari patristici. Tra i commentari dopo l'età patristica citiamo quelli di Teofilatto di Bulgaria e di Eutimio Zigabeno (sec. XI-XII). Nei secc. XII e XIII il Salterio è commentato dai monaci Neofito il Recluso e Niceforo Blemmydes. I commentari in forma di domande e risposte sono numerosi e alcuni veramente notevoli, come quelli messi ANASTASIO SINAITA, SANTO (v.), gli Amphilochiana di Fozio, le Questioni di Michele Psellos, i capitoli sulle difficoltà della S. Scrittura di Michele Gylkas e i 6 Efeso (v.). Anche scritti patristici sono stati commentati dai Bizantini. Vengono in questione principalmente i Discorsi Teologici di S. Gregorio Nazianzeno, studiati da Elia di Creta, da Basilio il Giovane, da Niceta di Eraclea e da Giorgio Acropolita, e il Pseudo-Dionigi interpretato da Giorgio Pachimerre ed altri.

Per quel che riguarda la teologia dogmatica non polemica, essa non fu molto in auge a Bisanzio dove non furono compilate «Somme teologiche» fuori di quelle di S. Giovanni Damasceno e di Emmanuele Calecas; quest'ultima al principio del sec. XV. Di carattere più personale e un po' polemiche sono le raccolte dogmatiche di Eutimio Zigabeno (Panoplia dogmatica), l'Arsenale sacro di Andronico Camateros, ancora inedito, e il Tesoro dell'ortodossia di Niceta Acominatos, grossa compilazione in 27 libri non tutti pubblicati. Abbondano invece le monografie, come quelle De vitae ternino, scritte da Michele Psellos, Niceforo Blemmydes, Marco d'Efeso e soprattutto Giorgio Scholarios. Anche le omelie sacre sono piene di contenuto dottrinale, come quelle che celebrano la Madre di Dio. Nessuno ne ha parlato meglio degli oratori bizantini. Essi predicano pacificamente l'Immacolata Concezione della Vergine mentre se ne disputava in Occidente. Anche la dottrina della mediazione universale di Maria è proclamata senza reticenze da Teofane di Niceta (sec. XIV) in un discorso recentemente pubblicato (M. Jugie, in Lateranum, nuova serie, I [1935]). La coeva oratoria latina non ha nulla che stia a confronto con le belle omelie di Nicola Cabasilas, di Gregorio Palamas e di Giorgio Scholarios. Si spiega bene che la produzione dogmatica polemica superi quella irrenica se si pensa alle continue controversie religiose che hanno avuto luogo a Bisanzio. Chiusa con la festa dell'ortodossia (I [marzo 843]) quella iconoclasta, l'ultima fra quelle dell'epoca patristica, non tardò molto ad accendersi la polemica antialtina. Apri il fuoco Fozio con la sua Mistagogia dello Spirito Santo. I due temi della processione dello Spirito e i pretesi abusi liturgici latini, specie quello dell'uso eucaristico degli azimi, fornirono la materia principale ai più celebri polemisti bizantini, fra i quali primeggiano Nilo Cabasilas (edito in parte da E. Candal, in Studi e Testi, 116, Roma 1945), e Giorgio Scholarios, controbattuti da altri teologi «latinofroni» come Niceforo Melleniota, Giorgio Metochita, Giorgio Acropolita, Demetrio Cidone, traduttore di S. Tommaso, suo fratello Procoro ed Emmanuele Calecas, fattosi cattolico e poi domenicano, autore di un trattato polemico Contra Graecos. Nella prima metà del sec. XV risplendono gli unionisti restati fedeli all'unione di Firenze, ossia Bessarione, Gregorio Mammas e Giuseppe di Metone. Sono piuttosto scarsi gli scritti bizantini nella polemica contro i monofisiti armeni e contro gli ebrei, e, quel che meraviglia di più, in quella contro i musulmani. Invece la controversia sul palammismo (v.) ha data origine a una ingente massa di libri, quasi tutti inediti.

Il moralisti. - Ricche di contenuto morale sono specialmente le omelie ispirate SS. Padri, e soprattutto al Crisostomo. Ci sono pervenuti molti sernomari completi per tutto l'anno come quello di Giovanni Agapeto, detto «Hieronimenon», patriarca bizantino nel sec. XII, erroneamente attribuito a volte a Giovanni Xifilino, a volte a Teofilatto di Bulgaria (sotto questo nome ne ha pubblicato la metà S. Estrattades). Degni di nota sono anche i sermoni di Giovanni Gylkas, ancora inediti, e quelli di Gregorio Palamas già pubblicati.

Nel campo dell'ascetica e della mistica la l. b. ci ha lasciato abbondanti e pregevoli scritti, in gran parte inediti. Di indole ascetica sono le conferenze di S. Teodoro Studita ai monaci. Ma specialmente la mistica ha goduto delle preferenze dei Bizantini. Il più grande mistico è Simeone il Giovane, il teologo (949-1022), non sempre ortodosso, di cui il suo discepolo Niceta Stetato ci ha illustrato la vita e la dottrina (cf. I. Hausherr, in Orient. Christiana, 12 [1928], pp. I-254). Nei sec. XIII e XIV si incontrano i rappresentanti dell'esciasmodel'Atos con Gregorio il Sinaita, Teoleto di Filadelfia e Gregorio Palamas. Nicola Cabasilas scrisse un vero trattato di vita spirituale nel suo De vita in Christo, non esente da influenze latine. Nel sec. XV Giorgio Scholarios condensa la morale evangelica in un piccolo capolavoro che ha per titolo: Sul primo servizio di Dio o la legge evangelica. Anche nel terreno della morale i Bizantini hanno avuto gusto per le compilazioni, fra le quali menzioneremo L'interpretazione dei divini comandamenti del Signore del monaco Nicone di Raithu nel sec. XI.
I recenti lavori di Ehrhard, passando in rassegna i fondi agiografici bizantini, quasi sempre raccolte di sermoni panegirici, contenuti nelle diverse biblioteche, hanno svelato un abbondantissimo materiale non ancora sfruttato (cf. Texte und Untersuchungen, dal vol. 9 in poi). Da questo rapido sguardo si nota che nei vari rami della scienza religiosa, i Bizantini hanno prodotto opere notevoli, non ancora completamente elencate e imperfettamente note. Se non hanno avuto l'originalità e le vaste sintesi dei Latini, si deve loro riconoscere il gran merito di aver mantenuto il contatto diretto con i grandi rappresentanti della patristica greca dei primi sette secoli. Però l'aver ignorato la tradizione latina ha favorito lo scisma e la sua persistenza. Troppa è stata la polemica e troppo poca l'attenzione serena alle verità della fede. In alcuni punti dogmatici, come nella mariologia, e nell'ascetica e mistica, i Bizantini non hanno nulla da invidiare ai coetanei latini.

Bibl.: Opera fondamentale: K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Literatur, 2a ed., Monaco 1897, dovuta a A. Ehrhard. Da completare con gli studi apparsi specialmente in Byzantinische Zeitschrift, Byzantion, Visantinskij Vremennik, Echos d'Orient, Studi bizantini, Bessarione, Roma e l'Orient.

Orientalia Christiana, Revue de l'Orient chrétien e Buvatvva
Zavod. Un compendio della teologia bizantina in M. Jugic,
Theologia dogmatica christianorum orientalium..., I, Parigi 1926,
pp. 395-490. Cf. anche S. Salaville, Philosophie et théologie ou
philosophes scolastiques à B. de 1059 à 1117, in Echos d'Orient, 29
(1930), pp. 132-56.

Martino Jugic