BONIFACIO, MARTIRE, SANTO

BONIFACIO, martire, santo. - Un martire di tal nome è sconosciuto alle antiche testimonianze della tradizione romana, benché sia commemorato nel Mar-tuglolium Romanum il 14 maggio. Probabilmente si tratta del martire omonimo di Tarso, le cui reliquie alla fine del sec. VI o agli inizi del VII furono trasferite, in seguito all'invasione araba, dalla Siria sull'Aven-tino a Roma. In questa occasione infatti fu rimaneggiata la Passione orientale del martire, e B. fu arbitrariamente presentato come procuratore della matrona romana Aglae con la quale viveva in peccato. Convertitosi a penitenza si sarebbe recato in segno di espiazione in Oriente a cercarvi dei corpi santi, ma vi incontrò il martirio egli stesso; il suo corpo fu portato dai suoi dipendenti a Roma dove Aglae gli erigeva una basilica. Il documento attendibile più antico che riferisce l'esistenza di una chiesa sull'Aventino dedicata a B., in cui riposava il suo corpo, è il De locis sanctis martyrum quae sunt foris civitatis Romae della prima metà del sec. VII. Questa chiesa tuttora esistente era diaconia nel sec. VIII, ma alla fine del X fu concessa da Benedetto VII al metropolita Sergio per restaurarvi la vita monastica. Da allora al nome del primo titolare MASSIMO (v.) che in seguito ebbe la prevalenza esclusiva nella denominazione della chiesa e del monastero.

Bibl.: G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, I, Roma 1864, pp. 143-75; Acta SS. Maii, III, ed. Parigi 1865, pp. 279-83; L. Duchesne, Notes sur la topographie de Rome au moyen-âge, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 10 (1890), pp. 23-34; id., Liber Pontificalis, II, Parigi 1892, p. 93, n. 42; P. Franchi de Cavalieri, Dove fu scritta la leggenda di s. B., in Nuovo Bull. Arch. crist., 6 (1900), pp. 295-34; Mart. Hiero-mianum, p. 255; Codice topografico della città di Roma, ed. R. Valentini-G. Zucchetti, II, Roma 1942, p. 130.

Agostino Amore

B. NEL FOLKLORE E NEL TEATRO. - S. B. ha ispirato un Maggio, rappresentazione popolare tipica del con-tadotto toscano, in cui tutta la trama della leggenda viene svolta con gusto romantico, ma non senza vivacità e forza drammatica. L'azione, in cinque atti, presenta grande varietà di episodi e ricchezza di situazioni pateiche, si che il Maggio di s. B. viene indicato dal D'Ancona come «esempio del più alto culmine a cui poté mai giungere questa forma contadinesca di dramma». Sullo stesso tema si conosce una «tragedia sa-cra scritta dal vescovo Scipione Agnelli Maffei, e un'altra di Bartolomeo Lucchini stampata nel 1648. Una ancora inedita fu composta anche dal card. Rospigliosi, poi papa Clemente IX.

Bibl.: A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, II, Torino Paolo Toschi