BONIFACIO, santo, martire. - Apostolo della Germania, n. intorno al 675 nel Wessex, in Britannia. Ebbe in famiglia il nome di Wynfrith, e sentì da bimbo la vocazione religiosa, per cui i suoi lasciarono che fosse istruito nell'abbazia di Adescancastre (Exeter), donde passò poi in quella di Hutschelle (oggi Nürnling). Da allievo divenuto nel chiostro mae-stro, cominciò ad avere missioni di fiducia ed incarichi, che ne palesarono le capacità.
Era il tempo in cui si diffondevano per il mondo i monaci irlandesi e gaelici, e anche Wynfrith fu preso dall'ansia della «peregrinatio pro Christo». Verso il 716 con alcuni compagni, egli partiva per raggiungere, nell'ora meno adatta, per la vivace reazione pagana alla predicazione cattolica di Willibrordo, i porti della Frisia. Ma, pervenutovi, le ostilità dell'ambiente lo persuasero a ritornare al suo convento di Nhutschelle. Due anni dopo, nel 718, tornava ad imbarcarsi; ma questa volta per Roma, per chiedere al Papa di poter volgere la sua opera, in obbedienza e con l'appoggio della Chiesa, alla conversione dei pagani. Da Roma, ricevutovi da Gregorio II, ripartiva con il nome mutato in quello dell'antico martire romano B. (mutazione avvenuta il 14 maggio) e munito di una bolla in cui si autorizzava e si raccomandava l'opera che andava a svolgerle. Dalla Turingia, B. riguadagnava il paese che già altra volta aveva attraotto la sua fantasia e il suo cuore, la Frisia. Lo trovò in condizioni assai più atte ad accogliere la sua predicazione, che compiva in stretto accordo con Willibrordo vescovo di Utrecht ed evangelizzatore della Frisia. Nell'Assia, dove il
paganesimo era ancora inc
paganesimo era ancora incontrastato, si esercitò, tra il 722 e il 724, il suo apostolato, seguito da larga messe di conversioni. Sul finire del 722 era a Roma a riferire sui primi risultati al Pontefice, che lo consacrava vescovo, sembra il 30 nov. dello stesso anno, munendolo delle istruzioni e delle commendatizie più ampie. La prima di queste fu per il potente maggiore di Cristo, Carlo Martello. In questo occasione B. pronunciò il celebre giuramento di fedeltà alla S. Sede di cui si conserva ancora il testo (ed. Tangl, in MGH, Epistulae, XVI, pp. 28-29). Ritornato nell'Assia riprese la lotta contro l'idolatria; l'abbattimento della quercia di Donara Gemsar (presso Fritzlar), con cui edificò poi una chiesetta a S. Pietro, contribuì assai alla diffusione del Vangelo.
Attigua all'Assia, ed ugualmente non tocca dalla civiltà romana, la Turingia richiamò immediatamente dopo, l'attenzione del Santo. Vi passò dieci anni, diffondendo tra le popolazioni la parola di quel Dio che lo zelo di s. Kiliano e di qualche altro missionario irlandese o franco non era giunto a far conoscere. Vi dovette combattere aspramente l'ignoranza di preti paganizzati, che avevano pervertito dagli inizi l'opera di evangelizzazione a loro affidata. Nel 731 Gregorio III insigniva B. della dignità arcivescovile, affidandogli il compito di costituire vescovati nei paesi della Germania più progrediti nella fede. Tra il 734 e il 735 l'apostolo rivolge le sue cure sino alla Baviera, proseguendovi l'opera di s. Ruperto, che ne era stato l'evangelizzatore. Nell'autunno del 737 B. si poneva per la terza volta in viaggio per Roma. Vi andava prima di intraprendere quella che considerava la sua suprema missione, l'evangelizzazione della Sassonia, per ricevere le istruzioni direttamente dal Pontefice. Ma a Roma altri compiti gli venivano affidati: l'organizzazione ecclesiastica della Germania, per la quale Gregorio III gli dava pieni poteri di ordinare e consacrare sacerdoti e vescovi, radunare e presiedere sinodi, rivedere la costituzione dei chiostri, nostram agentem vicem, come si esprime la bolla ai vescovi della Baviera e della Germania (Gregorio III, Epistola 44).
Allora B. riorganizzò in Baviera le diocesi di Salisburgo, Ratisbona e Frisinga e creò quella di Passavia (738-39). Il clero locale dovette essere epurato; poi, forse nel 740, il primo sinodo poté essere raccolto. L'anno dopo, 741, B. passava ad organizzare le chiese della Germania centrale: una diocesi per l'Assia: e fu Buraburg (Bürberg); due per la Turingia: Würzburg ed Erfurt. Contemporaneamente erigeva altri due vescovati per gli accresciuti bisogni della Baviera: Neuburg ed Eichstätt, presso cui sorgeva il monastero di Heidenheim. Nel 744, B. provvedeva alla sua più grande fondazione monastica: l'abbazia di Fulda, dalla quale sarebbe uscita la schiera più numerosa di missionari e che avrebbe costituito il faro della cultura tedesca nell'alto medioevo. Questa fondazione fu a B. la più cara, tanto da voler esservi sepolto.
Ma sin dal 742, in seguito alla morte di Carlo Martello e di Gregorio III, un nuovo compito gli era stato affidato: la riforma della Chiesa franca che era in declino per il corrompersi dei costumi e la frequenza degli interventi di re e di grandi, per la dilapidazione dei beni ecclesiastici e il rarefarsi dei concili. Dove la stretta sommissione alla dinastia impediva un'attiva azione del potere centrale della Chiesa, il nuovo Papa, il greco Zaccaria, rivolse l'ormai noto fervido zelo dell'arcivescovo di Germania. La sua designazione era stata richiesta alla Curia dal maggiordomo d'Austrasia, Carlomanno, che diede tutto se stesso alla riforma del clero e alla convocazione dei concili, traendovi il riluttante fratello, Pipino il Breve di Neustria. Presente B., solenni concili confermarono la subordinazione delle chiese d'Austrasia all'arcivescovo di Germania, la necessità di provvedere alle nomine per i vescovati vacanti, la stretta sottomissione dei preti ai vescovi, la frequenza dei sinodi, l'epurazione del clero, per quanto concerneva il ristabilimento e il rispetto della gerarchia; mentre con una serie di misure si provvedeva al ristabilimento della disciplina rilassata e si mirava ad assicurare il ritorno alla Chiesa dei beni indebitati.
mente estorti. Deposti alcuni vescovi colpevoli, quelli di Magonza, Cewiliob, di Neustria, Aldeberto, e di Austrasia, Clemente; superate difficoltà ed ostilità anche tra il clero, B. compiva la sua opera, consacrando, per volere di Pipino il Breve, gli arcivescovi di Reims, Rouen e Sens.
Di ritorno in Germania, B. dovette decidere circa la sua sede metropolita: arcivescovo di Austrasia dal 742, la sua sede doveva essere Colonia, secondo l'esplicita assegnazione del Concilio del 745. Ma l'opposizione di taluni vescovi franchi, mentre mostrava come l'apostolo non fosse giunto a formare (forse per il già affermato spirito di nazionalità ed il contrasto che nei secoli doveva dividere le due rive del Reno) una compatta unità ecclesiastica franco-germanica, lo trasse a preferire Magonza, ancor non eretta a sede arcivescovile. Ma arcivescovo ad personam, egli rappresentò più che mai l'autorità della S. Sede nei paesi germanici, come legato a latere del Pontefice, munito dei poteri più ampi.
L'apostolo era ormai giunto al termine della sua vita. Dopo aver consacrato re, nel 750, Pipino il Breve, cui il ritiro dal mondo del fratello Carlomanno consentiva la riunione dell'Austrasia e della Neustria in un solo regno, e aver ottenuto dal medesimo la nomina del fedele discepolo Lullo a suo successore a Magonza, nel 752, B. tornava a conchiudere con la predicazione la vita in Frisia, là dove aveva avuto inizio la sua attività esemplare. Vi andava, ottantenne, nel presagio della sua fine, e sistemata con l'immediata soggezione di Utrecht alla S. Sede la questione insorta tra quel vescovato e quello di Colonia, si rivolgeva con pochi seguaci a condurre alla fede gl'idolatri della Frisia orientale, e là, mentre battezzava e cresimava i neofiti, fu massacrato con i suoi da una turba di pagani inferociti dalle sue pratiche, il 5 giugno 755. Trasportato prima ad Utrecht, poi a Magonza, infine a Fulda, le sue spoglie vi trovarono sepoltura, conformemente al desiderio dell'apostolo.
Figura tra le più grandi del periodo dell'espansione vittoriosa della fede, B. convertì in massa la Frisia, l'Assia e la Turingia; compì la evangelizzazione della Baviera e della Germania centrale; dette un'organizzazione

Bonifacio, santo - Altare del sepolcro del santo, nel duomo di Fulda (sec. xvin).
ecclesiastica alla Germania; riformò la Chiesa franca. Energico e capace realizzatore, suscitò intorno a sé l'amore e il fervore, che insieme con quello spirito di soggezione di cui dette continua prova nei rapporti con Roma, furono basi-essenziali del metodo missionario da lui instaurato. Vero apostolo della romantità della Chiesa e maestro di attività missionaria, cui dedicò tutta la sua vita, seppe condurre l'evangelizzazione.
(per co

Bonifacio, santo - Il Santo nell'atto di battezzare e il suo martirio. Miniatura del «Sacramentario di Udine» (sec. xi), conservato nella biblioteca Capitolare, ma proveniente da Fulda. Identiche scene si trovano in altri cinque sacramentari d'origine fuldense (secc
rtesia di mon. Paschini)
