BONIFACIO VERONESE

BONIFACIO VERONESE - Mosè salvato dalle acque - Milano, pinacoteca di Brera.

(fot. Alinari)

nassi: Commentarius in Clementinas constitutiones a Io. Manassio summariis illustratus (Venezia 1574).

Trattò altresì di diritto penale, e ha lasciato uno scritto Super maleficiis (ivi 1518, Francoforte 1604, più volte edito).

BIBL.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Lit. des han. Rechts, II, Stoccarda 1887, p. 155; E. Cerchiari, Cupellani Papae, II, Roma 1920, p. 32, n. 177. Antonio Rosa

BONIFACIO VERONESE (BONIFACIO DE' PITATI). - Pittore, n. a Verona nel 1487 ca., m. a Venezia nel 1553. Scarse sono le opere datate; non se ne conosce alcuna sicura anteriore al 1530, epoca in cui B. si rivela già artista maturo; per contro numerosissime sono le opere della sua bottega nelle quali sarebbe arduo definire la parte dovuta al maestro; pertanto è difficile ricostruire la sua personalità.

Egli deriva direttamente dall'ambiente veneziano, soprattutto da Tiziano e da Palma il Vecchio, di cui affina il tonalismo con una maggior ricchezza di luminosità, come provano le opere che si sogliono ascrivere al periodo anteriore al 1530 (La sacra Famiglia con santi del Louvre, La sacra Famiglia con Tobia e l'angelo dell'Ambrosiana di Milano, La sacra Famiglia con santi del museo di Boston, dove è chiaro il prototipo tizianesco della santa, La sacra Famiglia del Romitaggio di Leningrado, dove pure le fronde dello sfondo richiamano i paesaggi di Tiziano). Dal 1530 al 1533 intervengono motivi nuovi, grazie a un più rigoroso disegno; questa evoluzione si può seguire nella serie dei dipinti per il palazzo dei Camerlenghi, ad es. nel Giudizio di Salomone (1533), e nella Madonna e Santi del palazzo reale di Venezia (1533), dai panneggi più rigidi del consueto e dalla diminuita pastosità di colore. In seguito la gamma coloristica più scura e una maggiore elasticità nelle figure dimostrano l'influenza del Tintoretto; ma in B. non si notano mai accenti drammatici, perché ogni motivo figurativo acquista nella sua pittura valore narrativo e decorativo, tanto che le sue scene bibliche ed evangeliche sono soltanto occasioni per la descrizione di ambienti sontuosi e per la rappresentazione di scene di elegante vita veneziana (famosissime il Ritrovamento di Mosè a Brera e Il ricco epulone all'Accademia di Venezia [1545-50]).

BIBL.: Hadeln, s. V. in Thieme-Becker, IV, pp. 294-96; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, III, Milano 1928, p. 1035 sgg.; D. Westphal, B. V., Monaco 1931 (recensito da W. Arslan, in Rivista d'Arte, 14 [1932], pp. 387-93); R. Pallucchini, La pittura veneziana del '500, II, Novara 1944, pp. 6-8. Marta Prandi
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“BONIFACIO VERONESE.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 1079. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/bonifacio-veronese.