BORROMEO, FEDERIGO. - Cardinale, n. a Milano il 18 ag. 1564 da Giulio Cesare, fratello di Gilberto padre di S. Carlo, e da Margherita Trivulzio; ivi m. il 22 sett. 1631.
Orfano

Borbomeo, federico - Ritratto di ianoto (sec. xvir). Milano, biblioteca Ambrosiana.
assai presto, ebbe un secondo padre nel grande cugino, il quale lo incoraggiò agli studi umani- stici e filosofici e lo iscrisse quattordicenne all'Uni- versità di Bologna; ma pochi mesi dopo gli conferì in Rovato l'abito ecclesiastico (1580) e lo trasferì allo studio pavese, assegnandogli come dimora il nascente collegio Borromeo. Qui il giovane, che già in Bologna si era iscritto nella «Congregazione della perseve- ranza» promossa nel 1573 dai padri gesuiti, fondò un'«Academia accuratorum», ossia dei diligenti e una «Congregazione segreta» per i più più. Il 5 maggio 1585 conseguiti la laurea in teologia. L'anno seguente passò a Roma, dove scelse a direttore s. Filippo Neri, che più volte ricorderà nei suoi scritti, come conser- verà lo spirito dell'Oratorio in alcune pratiche di as- sociazioni da lui istituite in Milano, quali «I giovani della Madonna», l'«Oratorio dei maritati», l'«Ora- torio dei mercatanti». Il 22 dic. 1587 da Sisto V fu creato cardinale.
Alla morte del successore di S. Carlo (1595) fu preconizzato arcivescovo di Milano, e, dopo molte riluttanze, consacrato vescovo per mano di Cle- mente VIII l'11 giugno. Il 27 ag. fece l'ingresso in Duomo con tanto concorso di popolo, che per poco non ne rimase soffocato; però vi pose stabile dimora solo nel 1601.
Alla morte di Gregorio XV (1623) fu tra i papa- bili, ma pare fosse proposto il veto dal re di Spagna, a causa della ventennale controversia giurisdizionale dell'arcivescovo col governatore di Milano.
Nel reggere la diocesi continuò l'opera riforma- trice del cugino, secondo le direttive del Concilio di Trento, sia epurando con fermezza il clero e riformando monasteri e conventi, sia curando la formazione re- ligiosa del popolo per mezzo delle scuole catechistiche; ma soprattutto ne ripeté gli eroismi di carità nelle dolorose rinnovate sciagure della carestia (1625-29) e della peste, profondendo ogni suo avere e facendo
debiti, pur di elargire viveri ai bisognosi, ed arrecare i religiosi conforti.
Egli stesso ha lasciato scritto di «vivere due vite, quella diurna per gli affari e quella serotina e notturna per gli studi, ed essergli ciò stato possibile per l'amore alla solitudine». Vivace nella persona e nei moti dell'animo, anzi collerico, come scrisse il Mongilardi, suo secondo biografo e medico curante, di «senso molto delicato e facile ad offendersi», come si legge in una relazione segreta, portato alla malinconia, ch'egli si sforzava di volgere cristianamente a serenità, ed all'apprensione, trovava il riposo dello spirito, oltre che negli studi, nella contemplazione e nella continuata vita di unione con Dio.
L'innaia propensione alla vita interiore lo fece attento verso i fenomeni mistici e ci spiega la sua corrispondenza con suor Caterina Vannini convertita senese, come quella con suor Caterina Paluzzi domenicana di Morlupo e con Ippolita Confalonieri monaca in S. Marta di Milano; e questo esclude la tesi romanzesca messa innanzi dal Misticattelli.
Attento si dimostrò anche verso le novità scientifiche che incominciavano a farsi vedere al suo tempo e fu anche in corrispondenza col Galilei, ma senza osare seguirlo nel sistema copernicano.
Specialmente la fondazione e l'incremento AMBROSIA (v.) ideata come «un organo vivo e un centro sempre operoso di alta scienza e di cultura» gli offrivano frequenti occasioni di contatti intellettuali.
La sua produzione letteraria s'iniziò col 45° anno di età, ma fu poi così abbondante, che nell'ultima pubblicazione Meditamenta litteraria dava notizie sulla genesi e l'intento di ben novantacinque opere, diverse per molte e contenuto, da argomenti di teologia morale e mist

BORROMEO, FEDERICO - Autografo della Originee letterariae (etimologie ebraiche) - Milano, biblioteca Ambrosiana, ms. x, 32 sup.
ica a considerazioni politiche, come il De gratia principum, da commenti alla S. Scrittura ad esperienze di conclavi, da resoconti di visite pastorali e discorsi a notizie di matematica e di cosmografia. Ricordiamo a parte il Philagio in cui raccolse brevi biografie di persone devote, tra le quali alcune pregevoli per indagine psicologica; il Batti ha messo in rilievo uno schema per una vita di suor Virginia de Leyva (la monaca di Monza), che il B. intendeva inserirvi.
F. B. eccelle anche come mecenate di artisti. Del suo «squisito intuito estetico», per dirla col Galbiati, è un garbo saggio il Musaeum e specialmente ne è viva testimonianza la pinacoteca voluta a complemento della biblioteca, nella cui costruzione ebbe gran parte come consigliere e critico. Vi annesse un'Accademia di pittura, scultura e architettura, dove i giovani erano ammessi a copiare modelli classici, così come a lato del collegio dei dottori istituti il collegio degli alunni e il collegio trilingue, per la formazione e il perfezionamento dei futuri dottori, e come volle un'Accademia ermateniana di scienze ed eloquenza presso il seminario maggiore. Già a Roma aveva accolto sotto la sua protezione l'Accademia del disegno fondata nel 1593.
In diocesi curò il restauro e l'abbellimento di chiese minori, oltre che del Duomo, e finalmente commise al Crespi il modello della colossale statua di s. Carlo in Arona, innalzata come un palladio nella regione cara alla giovinezza del venerato cugino e insidiata dal pericolo di infiltrazioni eretici.
In occasione del terzo centenario della morte, sono apparsi anche l'interessante studio di A. Batera, L'opera scientifica-letteraria di F. B. (ristampa di articoli pubblicati in Vita e Pensiero nel 1918-19), Milano 1931; la spigliata biografia, ricca di aneddoti, di P. Bellezza, F. B. nella vita, nell'opera, negli scritti, ivi 1931, in cui si fa menzione di qualche vecchia stampa non ricordata nei precedenti elenchi, e l'importante volume — di cui è stato notato il tono polemico — di A. Saba, F. B. e i mistici del suo tempo, con la vita e la corrispondenza inedita di Caterina Vannini da Siena, Firenze 1933, in risposta a P. Misiattelli, Caterina Vannini, Milano 1932; M. Petrocchi, Omaggio a F. B. L'uomo e la storia, Bologna 1940, p. 23 §§, Fausta Casolini.