BORROMINI, FRANCESCO DETTO IL CASTELLO

BORROMINI, FRANCESCO detto il CASTELLO. - N. a Bissone il 27 sett. 1599 e m. a Roma nell'ag. del 1667. Dopo un soggiorno a Milano, che non poté avere alcuna importanza formativa, il B. venne a Roma intorno al 1615 e lavorò come scalpellino alcune teste di cherubini nelle porte di S. Pietro in Vaticano. Più tardi quattro capitelli nel cupolino di S. Andrea della Valle lo mostrano umilmente impegnato in lavori diretti dal Maderno, il quale poté così apprezzare le capacità del giovane che era anche suo lontano parente. Per il S. Pietro fece in quegli anni molti lavori di marmo, la base per la Pietà di Michelangelo, molti stemmi, parte del rivestimento per i nicchioni dell'abside; disegnò pure con vivacità decorativa le ferrate che danno luce alle cappellatte dei sotterranei dei piloni ed esegui le eleganti porte della cappella del Sacramento. Il Bernini si servì di lui per tradurre in grandezza al vero i disegni per il baldacchino di S. Pietro e gli lasciò una certa libertà d'azione nel palazzo Barberini dove era succeduto al Maderno, dopo la sua morte; quivi le finestre con cornice inflessa che fiancheggiano il loggiato mostrano una plasticità d'intaglio ed una vivacità ornamentale che nettamente le differenziano.

Dopo questa sua umile attività il B. inizia la sua carriera di architetto col convento e la chiesa di S. Car-

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(per cortesia di Mons. Galbiati) BORROMEO, FEDERIGO - Autografo delle Origines hebraicae (etimologie ebraiche) - Milano, biblioteca Ambrosiana, ma. X, 32 sup.
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(per cortesia del dott. B. Degenhart) BORROMINI, FRANCESCO - Disegno originale per la lanterna di S. Ivo «alla Sapienza» - Vienna, gabinetto dei disegni.
lino alle Quattro Fontane (1634-41), la cui facciata fu eseguita più tardi. In questo edificio, che ha una pianta a losanga con gli angoli sostituiti da larghe curve paraboliche ed ellittiche, le sezioni rettilinee si riducono al minimo in modo che il ritmo delle curve diverse si snoda e si fonde nelle brevi pareti piane traforate da porte e nicchie; la disposizione dei cassettoni nelle calotte schiacciate ne aumenta la profondità illusoriamente; la luce piove attenuata dalla cupola ellittica che riassume e fonde le articolazioni dello spazio. Con sottigliezza mirabile attraverso lo studio minuzioso di ogni particolare il B. raggiunge la dilatazione illusoria dell'interno regolata da ritmi che generano nell'osservatore uno stato di tensione emotiva. È fondato sugli stessi principi il salone del refettorio (ora sacrestia), dove gli spigoli delle pareti sono sostituiti da curve concave; nel chiostro, poi, ogni elemento tradizionale perde il suo significato, le pause dei segmenti trabeati prendono nuova vitalità per la loro posizione obliqua, ed il ritmo ascendente e discendente della balaustrata anima i vuoti che predominano nell'ordine superiore.

Progettata con abili accorgimenti prospettici la galleria di palazzo Spada (1635-38), esempio al Bernini

per la scala Regia del Vaticano, il B. ebbe l'incarico di costruire il convento dei Filippini alla Chiesa Nuova (1638). Risolta con mirabile duttilità la disposizione planimetrica dell'insieme in rapporto alle esigenze ambientali, inserisce nelle semplici linee di un edificio civile la facciata a due ordini lievemente concava nella quale trova posto la convessità della sezione inferiore corrispondente alla porta. L'esempio di Michelangelo che il B. proclama suo maestro è qui veramente presente non per una generica derivazione formale - si noti comunque l'uso dell'ordine unico - ma nell'accesso lirismo che plasma i suoi mezzi espressivi, modifica le finestre, moltiplica gli incassi, trasforma i capitelli, muove le masse in un'aspirazione sempre insoddisfatta verso una libertà formale che traduca il fervore della visione interiore. L'oratorio disposto trasversalmente e ritmato da paraste si dilata per la mirabile curva della volta che spicca aerea sopra l'attico.

Nominato nel 1632 architetto della Sapienza il B. vi lavorò attivamente al lato meridionale e dal 1642 al 1656 eresse al fondo del cortile la chiesetta di S. Ivo. La pianta risulta dalla combinazione di due triangoli, uno dei quali con i lati convessi, l'altro concavi. Entrando nella chiesa non si percepisce però questa scomposizione geometrica della pianta, ma solo un alternarsi di sezioni convesse e concave, un ritmo serrato di masse che avanzano ed arretrano, superfici scandite da un altissimo ordine di paraste che, serrando lo spazio interno, accentuano il senso della centralità, dominato dall'alta cupola. I principi di illusoria dilatazione spaziale apparsi in S. Carlino si concretano in una visione definitiva; il forte verticalismo, da alcuni critici riallacciato alla tradizione gotica, se ne distacca per la forza centrifuga che prorompe dall'asse centrale e giustifica l'andamento delle pareti, come per la precisa razionalità di ogni limite spaziale. Il moto a spirale della lanterna attesta con quanta vivacità di fantasia e con quanto dinamismo il B. concepisse ogni particolare della sua fabbrica.

Alla morte di Urbano VIII il B. intervenne nelle complesse dispute per i campanili di S. Pietro in Vaticano ideati dal Bernini, mostrando grande perizia tecnica. Ebbe poi l'incarico di rinnovare le navate di S. Giovanni in Laterano in occasione del giubileo del 1650. Nella navata centrale inquadrò fra altissimi pilastri edicole, rilievi e nicchie ovali; diede prova in quest'opera di una squisita capacità di decoratore facendo modellare in stucco fioriti motivi ornamentali; raccolse pure in edicole quanto era possibile recuperare dei monumenti che prima adornavano la vetusta basilica.

In altre fabbriche l'opera del B. viene diminuita dall'intervento di architetti diversi. Così a S. Agnese in Agone, iniziata dai Rainaldi, il B. fra il 1652 ed il 1657 collegò strettamente la cupola ed i campanili conferendo alla facciata un andamento concavo nelle sezioni estreme. Ugual vigorosa unità riuscì a dare all'interno che nella sua statica solennità è estraneo alle intime convinzioni del B. A S. Andrea delle Fratte la tribuna e l'agilissimo campanile ornato di carlatidi alate, si erge come un miracolo di statica animato da intensi effetti chiaroscurali. A Propaganda Fide oltre il completamento del palazzo, architettò la cappella dedicata ai Re Magi che si rivela all'esterno con il gigantesco ordine, mentre le colonne delle finestre ne accentuano l'effetto chiaroscurale; all'interno il misurato equilibrio dell'oratorio dei Filippini cede il posto nel vano centrale ad una visione più serrata, ma le cappelle già tendono a distaccarsi come enti spaziali a sé stanti. Il fenomeno si segue ancor meglio nell'interno della chiesa dei Sette Dolori mirabile negli effetti chiaroscurali e preludio a quel modo di sentire lo spazio che diverrà comune nel secolo successivo.

Il B. lavorò nel frattempo al palazzo Falconieri (1645), aggiungendo la loggia verso il Tevere e ornando le sale

con stucchi di mirabile leggerezza; intervenne nella costruzione di palazzo Pamphilj con diversi progetti e aggiunse a palazzo Giustiniani il portone principale; sistemò la cappella Spada in S. Girolamo della Carità che ha per balaustrata un drappo marmoreo sorretto da angeli; intervenne infine nei lavori del battistero Lateranense e in quelli del tempietto del S. Giovanni in Oleo. Chiude la sua attività la facciata della chiesa di S. Carlino alle Quattro Fontane, dove l'andamento convesso-concavo si accentua nella brevità dello spazio, il chiaroscuro diviene serrato ed insistente per l'uso di colonne libere e le superfici sono ridotte al minimo per le ricche decorazioni. Superata la dinamica concentrazione del barocco maturo il B. intravede i futuri orientamenti dell'architettura e con le modulate vibrazioni pittoriche della facciata di S. Carlino crea un modello dal quale trarranno motivo di ispirazione gli architetti del Settecento a Roma ed oltralpe.

La sua inimicizia con il Bernini, oggetto di tanti aneddoti, si risolve criticamente in una reale opposizione o meglio in un diverso orientamento nell'unico ambito del barocco. Il Bernini parte dalla visione d'insieme e giunge al particolare se e quando vuole, colpisce la fantasia dell'osservatore con il colore e la preziosità della materia, si abbandona all'impeto creativo ma per una legge interiore frena il suo slancio e si ricompone in una serena idealità classica, che trae il suo fondamento nel vivo gusto della plasticità. Il B., invece, attento misurato e preciso, tormenta con la stessa insistenza una pianta o una sagoma, giunge all'effetto d'insieme attraverso infiniti accorgimenti; si serve spesso dei materiali più umili, sdegna la policromia o la contiene in misure molto ristrette; egli non pone limiti alla sua visione lirica, non sottostà a formulari prestabiliti, ma come Michelangelo si crea il suo linguaggio e comunica alla sua opera quella tensione interiore che si traduce in un particolar modo della dinamica spaziale. Il B. per l'impronta così spic-

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(fot. Alinari) BORROMINI, FRANCESCO - Interno di S. Carlino «alle Quattro Fontane» - Roma.
catamente originale della sua personalità non poteva avere una scuola vera e propria, ma in Roma nessuno sfuggì al suo influsso, almeno per quel che riguarda i particolari ornamentali. Da lui poi dipende un intero filone dell'architettura settecentesca dal Raguzzini al Pos

i. Suo vero continuatore fu il Guarini che con Andrea Pozzo ne diffuse prima in Italia e poi oltralpe le forme ed il gusto

Vedi Tav. CXIV.

BIBL.: L. Pascoli, Vite, Roma 1736, p. 298 sgg.; G. B. Passeri, Vite, ivi 1772, p. 383 sgg.; F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno, XVII, Firenze 1773, p. 61; H. Hempel, Fr. B., Vienna 1924; M. Guidi, Il B., Roma s. d.; D. Frey, Architettura barocca, Roma s. d.; F. Sedlmayr, Architektur Borrominis, Berlino 1931; A. E. Brinckmann, Baukunst des XVII und XVIII Jahrhunderts in den romanischen Ländern, Potsdam s. d., passim; T. H. Fokker, Roman baroque art, Oxford 1935, passim; U. Donati, Artisti ticinesi a Roma, Bellinzona 1942, p. 163 sgg. (con copiosa bibliografia). Guglielmo Matthiae
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“BORROMINI, FRANCESCO DETTO IL CASTELLO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 1109. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/borromini-francesco-detto-il-castello.