BRESCIA, diocesi di. - Città dei Cenòmani poi colonia romana (Brixia), ha notevoli monumenti ed iscrizioni dei primi secoli. Decaduta per le invasioni barbariche, divenne sede di un ducato che diede ai Longobardi gli ultimi re, Astolfo, Desiderio, Adelchi. Governata da conti (sec. Ix), quindi dai vescovi (sec. x), si costituì comune (secc. xII-xIII) di parte guelfa, passò sotto le Signorie dei Visconti e degli Scaligeri (sec. xiv), di P. Malatesta e di Venezia (1426-1796), quindi nella Repubblica Cisalpina, nel regno italico, nel regno Lombardo-Veneto (1815-59) e nel regno d'Italia con nobili tradizioni patriottiche.
La diocesi è fra le più vaste e antiche d'Italia, già costituita sul principio del sec. IV. La tradizione molto tardiva (secc. xII-xIII) delle sue origini apostoliche per mezzo della predicazione di s. Barnaba, e le oscure leggende intorno ai suoi primi vescovi e martiri non possono mettere in dubbio l'esistenza della diocesi già nel sec. III, dopo un lungo periodo di attività missionaria. Il cristianesimo vi deve essere stato importato o da mercanti ebrei, essendovi in B. una sinagoga, o da missionari occasionali. Il culto dei due martiri locali Faustino e Giovita, anche prescindendo dal valore negativo della loro tarda leg-
genda (BHL, 2836-38), è certamente molto antico, e la iconografia li ha sempre presentati, fino al sec. XVI, come sacerdote e diacono, indicando in essi i primi capi di una ecclesia locale, soggetta a Milano. La leggenda mette i due martiri bresciani in rapporto con l'imperatore Adriano (sec. II) e con molti altri vescovi e martiri dell'alta Italia (s. Apollonio di B., s. Marziano di Tortona, s. Secondo di Asti, s. Calocero di Albenga, ecc.) dimostrando un sincretismo agiografico molto tardivo e di nessun valore storico (secc. VIII o IX).
La ecclesia bresciana ricevette la sua autonomia dopo l'ultima persecuzione di Diocleziano o nei primi anni dell'età costantiniana. S. Antalano vi mandò primo vescovo il suo discepolo s. Clateo, il primo nome dei dittici bresciani. Fu la prima diocesi a staccarsi da Milano; perciò il vescovo di B. aveva il primo posto a destra dell'arcivescovo nei sinodi della provincia milanese, e l'onore passò il vescovo di Vercelli soltanto nel sec. XI durante i torbidi della lotta delle investiture. La lista dei vescovi, oltre che dai dittici liturgici è stata data nel sec. IX da un sermone del vescovo Ramperto, che enumera i suoi antecessori da s. Clateo. Il quarto è s. Apollonio, il quinto è s. Ursicino, o Ursacio, che intervenne al Concilio di Sardica (343), il settimo s. Filastrio, venuto da Roma a Milano e da Milano a Brescia per la lotta contro l'arianesimo, e che tenne la sede dal 379 al 387. Su queste indicazioni cronologiche si può fissare l'inizio dell'episcopato di Clateo alla fine del sec. III o ai primi anni del IV, mettendo le date relative anche ai vescovi seguenti s. Viatore, s. Flavio Latino, s. Apollonio. Clateo, forse cittadino bresciano, sarebbe stato l'ultimo sacerdote che governò la Chiesa bresciana ancora unita e soggetta a Milano, e non è improbabile che abbia avuto altri antecessori nel medesimo ufficio nel sec. III quando la organizzazione gerarchica del cristianesimo nell'alta Italia era ancora in gestazione. I due grandi vescovi del sec. IV sono s. FILOSTORGIO (v.) e s. AUDENZIO (v.) che hanno lasciato notevoli opere e memorie. Dopo s. Gaudenzio la serie dei vescovi si svolge regolarmente, salvo l'introduzione di un Berticano fra Dominatore e Paolo III fatta dal l'Ughelli, confondendo un Bertrano vescovo di Mans in Francia (586-616) falsamente attribuito ai Cennamni di B. Dal sec. IV, tutti i vescovi fino a s. Deusdente di Diodato (680) sono venerati come santi nella liturgia locale. Nel sec. VIII i duchi, poi re, longobardi Astolfo e Desiderio crescono nuove chiese e monasteri in città e nella diocesi. È forse per riflesso dell'opera del bresciano Petronace a Monte Cassino (717-50) che vennero fondati i due importanti monasteri di S. Giulia (753) e di Leno (758), il primo femminile in Brescia, il secondo maschile nella pianura verso il Po. Ramperto fu il più grande vescovo dell'epoca carolingia; rinnovò il monastero di S. Fausto di Maggiore con elementi franchi, risvegliando intorno alle religie dei due martiri Faustino e Giovita il culto popolare; costruì una nuova cripta nella cattedrale di S. Maria e vi trasportò il corpo di S. Filastrio riattivando in essa la vita comune del clero urbano. I vescovi del sec. IX e X occuparono alte cariche civili e uscirono da potenti famiglie del feudalesimo locale. Ardingo fu arcaicancelliere di re Berengario (901-922); Goffredo di Canossa, figlio del marchese di Toscana Adalberto Azzo (975-77), donò alla basilica di Canossa alcune reliquie del vescovo s. Apollonio; i suoi successori Attone, Adalberto, Landolfo e Oderico furono vicari imperiali del contado bresciano. Il vescovo Adelmanno di Liegi, discepolo di s. Fulberto nelle scuole di Chartres, deve certamente la sua elezione (1059) alle ingerenze imperiali. Contro la eresia eucaristica del condiscopolo Berengario di Tours scrisse il trattato De Veritate corporis et sanguinis Christi (PL 143, 1290 sgg.). Molto movimentato per la lotta fra la Chiesa e l'Impero nei tempi di Gregorio VII, fu l'episcopato di Arimanno (1087-1116), cardinale dei SS. Quattro Coronati. Fu probabilmente fondatore del monastero vallombrosano di S. Gervaso del Mella, dove fu sepolto. Durante l'episcopato dei suoi successori Vilan (1116-32) e Manfredo (1132-53) la lotta fra le due opposte correnti politiche e religiose fu propugnata dalla veemente predicazione del chierico, o monaco, Arnaldo (v.), al quale si oppose s. Bernardo. Dopo le guerre del Barbarossa e la pace di Costanza la città si allargò, si fondarono numerose case degli Umiliati, furono accolti s. Francesco d'Assisi e s. Domenico coi loro Frati Minori e Frati Predicatori in nuovi quartieri popolari, rifiorirono le associazioni artigiane e le discipline. Il vescovo, b. Guala di Bergamo, domenicano (1229-44), tentò invano di mettere ordine e pace fra Guelfi e Ghibellini, di ripristinare l'autorità vescovile, ma le discordie politiche
lo costrinsero a ritirarsi a Bergamo dove mori il 3 sett. 1244 nel monastero vallombrosano di Astino. L'ultimo grande vescovo del medioevo fu Berardo Maggi (1275-1308) figlio del senatore di Roma Emmanuele Maggi e l'ultimo eletto dal clero diocesano. Uomo di alta intelligenza, di ferrea volontà, di abilità diplomatica finissima, raccolse nelle sue mani, per mandato di fiducia dei partiti, i due poteri, e fu princeps della diocesi fino alla morte.
Nel sec. xiv si susseguirono diciotto vescovi forestieri, quasi sempre assenti, che governarono la diocesi per mezzo di vicari, pure forestieri; la diocesi era in completa decadenza.
Il nuovo governo di Venezia con l'umanista e diplomatico Pietro del Monte (1442-47) iniziò la lunga serie dei vescovi tolti dal patriziato veneto fino a mons. Giovanni Nani (1773-1804); unica eccezione la contrastata nomina del bresciano card. Duranti (1551-57).
Molti vescovi ebbero la porpora cardinalizia, come il romano Agapito Colonna (1369), Francesco e Andrea Cornaro (1532-50), il Duranti, il Morosini (1585-96), nunzio in Francia, Pietro Ottoboni (16541664), che divenne papa Alessandro VIII, Marco Dolfin (1698-1704), Giovanni Badoaro (1706-14), Gianfrancesco Barbarigo (1714-23), il benedettino A. M. Quirini (1725-55), munifico fondatore della biblioteca Queriniana, Giovanni Molin (1755-73). Ebbero pure la porpora i bresciani Arimanno e Ottone (sec. xi), Uberto e Gianfrancesco Gambara (sec. xvi), Giovanni Andrea Acehetti e Michelangelo Luchi (sec. xviri).
La diocesi non coincide coi confini della provincia; comprende Lovere, Costa-Volpino e Palosco nel bergamasco, mentre la Valtenesi, da Lonato e S. Felice a Sirmione e Pozzolengo, pur essendo nella provincia di B., è soggetta alla diocesi di Verona. Fino al sec. xvirı comprendeva il territorio dell'exdiocesi di Asola e del marchesato di Castiglione delle Stiviere, dal 1785 unito alla diocesi di Mantova.
Ora la diocesi conta 421 parrocchie suddivise in 78 vicariati, con 985 sacerdoti e 720.400 anime, ha 4 seminari diocesani, numerosi conventi maschili (Carmelitani, Francescani, Conventuali, Cappuccini, Gesuiti, Salesiani, Maristi, Comboniani, Pavoniani, Artigianelli, Giuseppini) con propri seminari e molte case religiose femminili, 4 case editrici cattoliche, un giornale settimanale e numerose pubblicazioni periodiche di carattere religioso. I più antichi monasteri furono quelli di S. Benedetto di Leno, del Salvatore e di S. Giulia, dei SS. Cosma e Damiano o monasterium Honori, di S. Pietro in Monte Orsino a Serle, di S. Eufemia, di S. Faustino maggiore, di S. Tommaso di Acquanegra, di S. Gervaso al Mella, di S. Maria della Colomba a Manerbio, di S. Maria di Pace, di S. Domino di Verola, di S. Pietro di Fiumicello, di S. Vigilio di Masserata, tutti della Regola benedettina; numerosi i priorati cluniacensi eretti nel sec. xi e che avevano la casa centrale a Rodengo; numerose pure le canoniche agostiniane e i priorati di eremiti agostiniani, fondati nel sec. xi, le case degli Umiliati erette nel sec. xir, i conventi di francescani e domenicani fioriti nel secc. xiri-xvi, come nei due secc. xvir-xviIi fiorirono case e collegi di Gesuiti, Somaschi e Teatini, tutti dispersi nel 1797 dalla rivoluzione giacobina.
Gli archivi principali della diocesi sono l'archivio della mensa vescovile, l'archivio della curia, l'archivio capitolare, ma hanno subito dispersioni assai gravi, specialmente per le carte medioevali, che mancano quasi completamento; conservano carte ecclesiastiche l'archivio di Stato e l'archivio storico municipale. Andarono dispersi gli archivi delle corporazioni religiose soppresse nel 1797, e le carte superstiti sono state arbitrariamente divise fra l'archivio di Stato di Milano, l'archivio di Stato di B.
e la biblioteca civica Queriniana. Negli archivi degli ospedali Civile e dei Luoghi Pii sono raccolti in parte i documenti dei monasteri di S. Eufemia e di Rodengo, del convento di S. Domenico e dell'Inquisizione. Di molti archivi e di fonti inedite di storia diocesana ha dato copiose indicazioni bibliografiche P. Kehr, Italia pontificia, VI, parte 1ª, Berlino 1913, pp. 307-55. B. ha due musei, quello dell'età romana nella basilica di Vespasiano, e quello dell'età cristiana nella chiesa di S. Giulia. Ambedue sono ricchi di monumenti notevoli e di preziosi cimeli. Celebre la bronzea statua della Vittoria, dissotterrata nel 1826; nel museo Cristiano si conservano i dittici, la lipsanoteca, la croce detta di Galla Placidia, orificerie e sculture medievali, un ricco medagliere ecc. Il comune ha pure una pinacoteca, notevole raccolta d'arte antica e moderna. Fra le chiese numerose e sontuose, decorate di preziose pitture dei sommi artisti Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Romanino, Foppa, Moretto, ecc. sono da ricordare la basilica longobarda di S. Salvatore (sec. viII) e S. Maria in Solario (sec. xi) il Duomo Vecchio o Rotonda di S. Maria cattedrale jemale (sec. xi) improntata al S. Sepolcro di Gerusalemme, la chiesa di S. Francesco (sec. xiri), la facciata del santuario di S. Maria dei Miracoli con sculture finissime del Rinascimento (sec. xv), il Duomo nuovo (sec. xvir-xix), dell'architetto bresciano Lantana. - Vedi Tav. IV.
Paolo_Guerrini

Brescia - S. Margherita fra s. Girolamo e s. Francesco di Moretto da B. (1530) - Chiesa di S. Francesco.