BUGLIO, LUDOVICO. - Missionario gesuita e sinologo rinomato, n. a Mineo (Sicilia) il 25 genn. 1606, m. a Pechino il 12 ott. 1682. Entrato nell'Ordiné nel 1622, s'imbarcò nel 1635 a Lisbona per l'Oriente, e giunse nel 1637 a Macao, donde penetrò nell'Impero cinese, dopo due anni dai allestudi della lingua. Predicò prima nel Kiangnan (1639), poi fondò nuove chiese nel Setchuan, e nel 1642 ebbe l'aiuto del p. Gabriele de Magalhaens. L'anno 1643, il Setchuan veniva invaso dal brigante Tchang Hieng-tchong, che volle i due missionari al suo servizio per lavori matematici, con il titolo di mandarini, ma poco mancò che non fossero presto vittime dei suoi capricci sanguinari. Ucciso Hiengtchong dalle truppe tartare, il B. ed il Magalhaens furono condotti a Pechino dai vincitori come prigionieri di guerra (1648).
Il p. Giovanni Adamo Schall, molto influente alla corte del primo imperatore mancò, riuscì a salvar loro la vita, ma non a farli liberare. Il fatto diede origine ad incresciosi contrasti tra i missionari e specialmente ad una campagna di denunzie contro il p. Schall (su questi incidenti, cf. A. Váth, Johann Adam Schall von Bell, Colonia 1923, pp. 253-261). Nel 1651 i due padri furono liberati ed eressero a Pechino una nuova chiesa (Tongtang) facendone un centro di vita cattolica. La riconciliazione fra i missionari avvenne solo quando la minorità del nuovo imperatore Kanghi diede l'occasione all'attacco contro il p. Schall da parte degli astronomi cinesi e musulmani. Il B., che aveva risposto ai libelli degli accusatori, fu arrestato con gli altri padri di Pechino (Schall, Verbis et Magalhaens) e con essi condannato dal tribunale del Lipu (1664). Pubbliche disgrazie impedirono l'esecuzione della sentenza (di morte per il p. Schall, di esilio per gli altri), e i padri rimasero a Pechino, ma solo più tardi (1669 e 1671), quando Kanghi prese personalmente il governo, ritrovarono la piena libertà per l'apostolato ed il culto pubblico. Il B. poté così passare i suoi ultimi anni in pace a Pechino. Si rese pure noto per avere insegnato ai pittori cinesi le regole della prospettiva europea. L'imperatore volle che i suoi funerali fossero compiuti in modo solenne come sappiamo da una relazione del p. Filippo Grimaldi.
Il B. ha apportato un contributo insigne allo sviluppo della letteratura cristiana cinese. Le sue opere comprendono traduzioni per rendere possibile l'introduzione d'una liturgia in lingua cinese (concessa già da Paolo V nel 1615, ma non messa in effetto; chiesta di nuovo a Roma parecchie volte dopo, ma senza successo): Misale romanum auctoritate Pauli V Pont. Max. sinice redditum (Pechino 1670); Breviarium romanum sinice redditum (ivi 1674, incompleto); Manuale ad sacramenta ministranda iuxta ritum S. Rom. Ecc. sinice redditum (ivi 1675). Le sue traduzioni del piccolo ufficio della Vergine e dell'ufficio dei dettanti ebbero ancora parecchie ristampe a Touseve ed a Pechino nel 1800 e nel 1900. L'opera sua maestra, la traduzione d'una grande parte della Somnus teologica di s. Tommaso (30 voll., più 4 di indici, Pechino 1654-79), è stata ristampata a Pechino nel 1930.
BUGLIO, LUDOVICO
BIBL.: Sommervogel, II, 363-65; Streit, Bibl., V, 768-770; H. Cordier, Bibliogr. des ouvrages imprimés en Chine par des Équipens, Parigi 1901, pp. 8-10; J. Brucker, s. V. in DTHC, II, coll. 1173-74; A. De Bil, s. V. in DHG, X, coll. 1090-93; L. Pfister, Notes biographiques et bibliographiques... de l'ancienne mission de Chine, I, Shanghai 1932, pp. 230-43; e 26*, 27*, M. Barbera, Il P. Ludovico Buglio S. f. missionario in Cina nel sec. XVII, in La Civiltà Cattolica, 1927, I, pp. 301-10, 304-513; II, pp. 322-30; P. Teepe, De chineesche uitgave der Summa van st. Thomas, in Het missiewerk, 13 (1931), pp. 76-88. Edmondo Lamalle