BURCKHARDT, Jacob. - Storico protestante, n. a Basilea il 25 maggio 1818, m. ivi l'8 ag. 1897. Compiuti gli studi ginnasiali, si iscrisse alla facoltà di Teologia della città natale, donde passò dopo due anni a Berlino, frequentandovi nella facoltà di Filosofia soprattutto i corsi del Ranke (storia), del Boeckh (antichità classica) e del Kugler (storia dell'arte).
Nel 1853 pubblicò un'opera sull'età di Costantino (Die Zeit Constantins des Grossen), opera che è notevole non perché costituisca uno studio fondamentale su quell'imperatore romano, ma per l'impostazione data al problema storiografico riguardo all'età di transizione, in cui alla progressiva decadenza dell'età classica funge da equilibrio la novella aurora del Cristianesimo sorgente, che annuncia il medioevo della "res publica christiana". Spezzata l'unità medievale, il B. vagheggia (e questo è il motivo ispiratore che presiedette alla genesi del libro) una ricostituzione di tale unità su basi spirituali diverse dalle direttrici della Chiesa cattolica e del Papato, credendo di poter così coordinare le particolari esigenze degli individui e della società, pur restando fermo il continuo fluire del processo storico, per cui l'età di Costantino, ad es., presenterebbe, più che una preponderante influenza del Cristianesimo sul paganesimo morente, uno "svolgimento interiore in seno al paganesimo stesso n. La situazione politica non incoraggiava purtuttavia l'ideale di una umanità unita e solidale, ed il B., con la sua fine sensibilità, si allontanò sempre
di più dalla visione storica del Ranke e dei suoi seguaci. Dopo avere pubblicato nel 1855 il Cicerone, una guida artistica dell'Italia, convinto che solo l'attività creatrice delle spirito, e quindi le opere d'arte, diano l'esatta misura del valore umano, il B. diede vita a quell'indirizzo storiografico che va sotto il nome di Kulturgeschichte, e di cui è modello la sua Kultur der Renaissance in Italien (1860). L'intento del B. di innalzare il Rinascimento a prototipo della civiltà, a parte la discutibilità dell'asserto, ha condotto (e perviene agli stessi risultati qualsiasi altra ricerca che si ispiri ad analogo dettame) ad un livellamento monotono ed uniforme che esclude, nelle diverse attività pratiche e spirituali dell'uomo del Rinascimento, una valutazione etica e morale dell'individuo e della società, e rende pertanto impossibile formulare un vero giudizio storico.
Sdvio Furlani