BURGUNDI

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BURGUNDI. - Dei B. la prima menzione è in Plinio (Nat. Hist., IV, 99) precedentemente al loro stanziarsi oltre la Vistola. Di origine forse scandinava, certo di ceppo germanico, la loro emigrazione verso zone più ricche e più calde avviene nel in sec.: si urtano con Gepidi e Vandali, e dall'urto vengono spinti sul Danubio e sul Reno; attorno alla metà del secolo, fra continue lotte con Romani, Alemanni e Chatti, spesse volte ausiliari dell'impero, i B. erano stanziati nella zona del Meno, fuori dei confini dell'impero. Ma, tratti nella scia della valanga barbarica, di Alani, Vandali, Svevi, che alla fine del Iv sec. irrompe in Gallia, anch'essi varcano quei confini e si stanziano nella zona renana, attorno a Magonza ed a Worms, ove li trova la proclamazione imperiale di Giovino, il 411. Per avere sconfinato nella Belgica, nei contadi di Metz e di Treviri, nel 437 furono puniti da Ezio che li sconfisse, uccidendo il loro re Gundikar, o Guntiero, secondo la saga dei Nibelungi. Però nel 443 mentre delle schiere superstiti alcune passarono in Spagna coi Visigoti, altre ottennero proprio da Ezio di stabilirsi nella regione circostante il lago di Ginevra. Federati dell'impero dapprima, vi eressero il loro regno, estorti agli originari romani i «tertia» delle terre e degli schiavi coltivatori. Latinizzatisi e convertitisi al cattolicesimo, lasciavano alla regione il loro nome (Burgundia o Borgogna). Il cristianesimo presso i B. entrò con tinta ariana, ma ben presto, per opera di s. Vienne (v.), divennero cattolici. Clotilde, figlia del re dei B. era cattolica quando andò sposa a Clodoveo, re dei Franchi, ed ebbe probabilmente parte nella conversione del marito e del popolo di lui, avvenuta nel 496.
La tendenza espansiva dei B. li trasse a impossessarsi, alla metà del sec. v, di Lione, da cui poco dopo Maioriano li espulse, ma per poco. L'anno che la cronologia dà per ultimo dell'impero d'Occidente vede

i B., alleati dei Romani, combattere assieme i Visigoti di Enrico.

Popolazione, tra quelle germaniche invaditrici, non tra le più forti, come mostra la loro scarsa potenza, lo era anche e forse soprattutto per la debolezza costituzionale del potere regio : causa il controllo dei compagni d'arme e le divisioni patrimoniali entro la stessa famiglia regia. Pur tuttavia, sul finire del v sec., i B. riescono a estendere il territorio in cui avevano stanza : una loro incursione nella Liguria, nel 490 , è respinta dagli Ostrogoti. Ma poi l'accrescersi di potenza dei due regni dei finitimi, Franchi e Goti, e i legami di parentela stabiliti con il re franco, Clodoveo, e il di lui intervento, minano il regno burgundo. Per brevi anni, Gundobaldo riesce a ricostituire nelle sue mani il potere : poi, subito, le fortune del regno decadono, preso sempre più nelle spire del vasto giuoco francogoto. Strettosi ai Franchi, proseguendo la politica del genitore, Sigismondo, figlio di Gundobaldo, fu preso prigioniero in battaglia dai figli di Clodoveo, mentre Teodorico attaccava il regno da sud. Pochi anni ancora: e i Franchi, tornati all'attacco spodestano l'ultimo re e dividono, tra gli eredi di Clodoveo, il regno burgundo. Accanto all'Austria e alla Neustria, la «Burgundia» o Borgogna, sarà, da allora, parte integrante del regno merovingio, confluendo cosi nella formazione della Francia.

Bbbl.: Tra le fonti, basato particolare importanza quelle legislative, e cioè le due brevi sillogi compilate al tempo del re Gundobaldo: la Lex Gundobando e la Lex Romana Burgundianom (per i soli Romani), per cui cf. le edizioni De Salis e Bluhme in MGH, Leges, I: Leges Nation. German., II, i e in Mon. Legg., III, pp. 579-624. Per la letteratura v.: K. Binding. Gesch. des burgundisch-romanischen Königreichs, Lipsia 1868; L. Schmidt, Gesch. der deutschen Stämme bis zum Ausgangs der Völkerwanderung, 2 voll., Berlino 1910-18, e, dello stesso, Gesch. d. german. Frühzeit der Entwicklungsgang der Nation. bis zur Begründung der frdehischen Universalsonarchie durch Chlodovech. Bonn 1922; A. Dopsch. Wirtschaftliche u. soc. Grundlagen der europäischen Kulturentwichtang aus der Zeit von Citar bis auf Karl d. Gresten, 2 voll., 2° ed., Vienna 1923-24. Pier Fausto Palumbo