VIENNE

VIENNE. - Antica arcidiocesi e attuale sotto-prefettura dell'Isère in Francia, il cui titolo è oggi LEONE (v.). La città e situata sulla riva sinistra del Rodano, alle pendici di un anfiteatro di colline tra la Sevenne e la Gère. Un ponte sospeso sul Rodano porta a Ste-Colombe, che costituisce un sobborgo della città.

V. DISENIRE, con Giulio Cesare o con Augusto, la colonia *Iulia Viennensis*. Divenne la capitale dell'Impero delle Gallie tra il 26 e il 273. Valentiniano II vi fu ucciso nel 392 da Arbogasto. Graziano la fece capitale della Provincia Viennensis. Il periodo più florido di V. sec. IV, quando vi soggiornarono Costantino, Giuliano, di cui Ammiano Marcellino rammenta le grandi accoglienze ricevute (Hist., XV, 8), e Valentiniano II. Ca. il 389 vi predicò s. Martino (Paolino di Nola, *Ep.*, 18, 9). Ma passata la residenza imperiale ad Arles, che divenne al principio del V sec. sede della prefettura delle Gallie e reclamò anche il titolo di metropoli, l'importanza di V. cominciò a declinare. Essa fu poi occupata dai Burgundi. Nel 1562 gli ugonotti fecero scempio degli edifici religiosi della città. Nel 1592 vi si insediò Enrico di Savoia Nemours quale governatore del Delfinato.

A Lione nel 177 fu martirizzato il diacono Santo

VIENNE - Il tempio di Augusto e di Livia.

di V.; Lione e V. EUGENIO, per la perso-cuzione del 177, come «metropoli notevoli superiori alle altre in questa regione» (Hist. eccl., V, 1, 1); esse sono le chiese più in vista della regione che hanno inviato a quelle di Asia e di Frigia la relazione scritta relativa al loro martiri (ibid., V, 1, 2). Dei suoi vescovi più antichi sono noti Vero, che fu al Concilio di Arles del 314; Firenze, che partecipò a quello di Valence del 374 ed è ri-cordato al 3 genn. nel Martirologio geronimiano, dove al 14 dic. è recensito Lupicino (ca. 400); Simplicio fece valere i suoi diritti di metropolita al Concilio di Torino del 398. Claudio fu al Concilio di Orange nel 411 e a quello di Vian-son del 442; Nettario è ricordato al 5 maggio nel Geroni-miano come pure Niceta; Mamerto fu biasimato dal papa Ilaro per l'irregolare consacrazione d'un vescovo a Die; ROGAZIONISTI (v.) ed è ricordato nel Geroni-miano all'11 maggio. Viene poi Esichio, Avito (v.). Quindi Giuliano, che fu al Concilio di Orléans del 538; Domnino è ricordato nell'iscrizione votiva posta nella chiesa di S. Pietro (E. Le Blant, Inscrip-tions chrétiennes de la Gaule, Parigi 1856, n. 405). Di Pantagato l'epitafio è nella chiesa di S. Giorgio (ibid., pp. 101-103, n. 429); quello di Esichio II ricorda che egli fu prima quaestor palatii (ibid., pp. 74-76, n. 413); Namazio morì nel 559: si hanno i carmi sepolcrali di lui e di sua sorella Eufrasia (ibid., pp. 96-99, nn. 425-426); Filippo fu ai Concilì di Lione nel 570 e di Parigi nel 573; Evaristo fu a quelli di Lione nel 581, di Valenza nel 584; Di Macon nel 585. Desiderio è più volte ricordato da S. Gregorio Magno (Registr., VI, Ep. 52; IX, Ep. 157, 218, 220; XI, Ep. 34); fu inviato in esilio e fatto lapidare dalla regina Brunechilde. Adone attribuisce a Eoldo la cripta di S. Maurizio. A Villicario o Vultcherio, Gregorio III (731-741) accordò il pallio. Al suo tempo fu incendiata dai Sar-ceni la basilica dei SS. Ferreolo e Giuliano. Si ritirò nel monastero di Agauno. Sotto Berterico, nel 767, fu a V. Pipino. Orso rivendicò i suoi diritti contro Arles nel Concilio di Francoforte (794); Bernardo ebbe 32 anni di episcopato e morì nell'841. ABDON (v.) sedette sulla cat-tedra episcopale dall'859 all'875. In epoca più tarda sono da ricordare il card. F. Sanseverino (1497-1515); A. Sanseverino (1515-27); poi cinque vescovi della famiglia De Villars (1575-1693); C. De Baumont (1745-46). La diocesi fu soppressa nel 180 e unita a quella di Grenoble: il titolo però passò all'arcivescovo di Lione il 6 dic. 1822. Dal 1198 al 1431 V. Grenoble, Valence e Die.

Nell'arcidiocesi nacquero i ss. Giuliano di Brioude e S. Ferreolo (cantato da Venanzio Fortunato, Carmi-VIII, 162; ebbe la sua prima basilica sulle sponde del Rodano). V. ha fornito ca. 250 iscrizioni anteriori al sec. VIII, rivenute per lo più nelle antiche chiese di S. Se-vero, SS. Gervasio e Protasio, S. Pietro, S. Giorgio e Notre-Dame d'Outre-Gère; meno un centinaio ca., riu-nite nel chiostro di St-André-le-Bas, le altre sono andate disperse. Tre sole furono scritte in greco, l'una con la data del 441 (CIG, XIV, 2492), la seconda d'una Bas-siana liberta (ibid., 2490), la terza di una Matrona figlia d'un funzionario romano (ibid., 2491). La più antica iscri-zione latina porta la data del 467 (CIL, XII, 1791), la più tarda è del 629 (ibid., 2097). Tra le iscrizioni votive è notevole quella di un presbitero Eufrasio in onore di s. Pietro (ibid., 2486); un'altra metrica si riferisce ad una chiesa dedicata a due santi (ibid., 2085). Della chiesa di S. Pietro si conserva il testo dell'iscrizione dedicatoria «Ex voto Flavius Lacanius vir consularis cum suis fecit de proprio basilicam secretaria atque porticum» (E. Le Blant, op. cit., II, pp. 55-57, n. 405). V. fu detta «la san-ta» per le sue basiliche di S. Ferreolo, di S. Severa, dei SS. Gervasio e Protasio, ma specialmente per quella di S. Pietro del sec. v, con le caratteristiche finestre con colonnette simili a quelle del battistero degli Or-todossi a Ravenna. Nella basilica dei SS. Gervasio e Protasio fu sepolta una Feodula sanctis quae sociata iacet (Le Blant, ibid., n. 528; CIL, XII, 2115). La ba-silica di S. Ferreolo fu già sulle rive del Rodano; in seguito ad una inondazione se ne costruì una simile al tempo di s. Mamerto tra il 463 e il 475. Gregorio di Tours vi lesse l'iscrizione «Heros Christi geminos haec con-tinet aula Iulianum capite corpore Ferreolum». Distrutta dai Saraceni nel 740 e rifatta dall'arcivescovo Villicario, venne demolita nella Rivoluzione Francese.

La cattedrale, St-Maurice, fu interamente ricostruita dall'arciv. Leodegario tra il 1030 e il 1070. L'altare mag-giore fu consacrato da Pasquale II nel 1107. Tra le scul-ture romaniche dei capitelli sono notevoli quelle raffi-guranti l'Agnello mistico, i simboli di due Evangelisti, il Paradiso terrestre, e quella di Sansone che atterra il leone, uguale alla scultura di un capitello di St-André-le-Bas che reca sulla base di un pilastro un'iscrizione con la data 1152. Di V. furono: s. Mamerto, s. Avito, Guido di Borgogna, poi Callisto II (1119-24).

BIBL.: R. Macre, Les orig. de l'évêché de V., in Le Muséon, 16 (1866), pp. 383-89; L. Duchesne, Fastes ép. de l'ancienne Gaule, I, 2ª ed., Parigi 1907, pp. 147-211; C. Faure, Mél. d'hist. Viennoise, Vienne 1911; L. Béguile, L'église St-Maurice, an-cienne cathédrale de V. en Dauphiné, son architecture, sa déco-ration, Parigi 1914; U. Chevalier, Regeste dauphinés... des orig. chrét. à 1347, 7 voll., Valenza 1912-25; id., Etude hist. sur l'égl. métropol. de V., 2 voll., Parigi 1922; autori vari, in Congrès archéol. de France, Valence et Montpellier 1923, Parigi 1925; G. Wilpert, Les fragments des sarcoph. chrét., de V., in Riv. arch. crist., 7 (1930), pp. 47-52; id., Sarcofagi, tav. 105, 2, p. 113; tav. 176, 4, p. 262; tav. 194, 1-2, pp. 228, 248, 255, 264 sq.; tav. 230, 4, pp. 294 sq., 311; tav. 240, 1, pp. 108 sq., 306, 326 sq.; J. Vallery-Radot, La limite méridionale de l'école romane de Bourgogne, in Bull. monument., 95 (1936); id., Les vestiges ro-mans du chevet de St-Maurice de V., ibid., 96 (1937); id., L'égl. de St-André-le-Bas de V. et les rapports avec St-Paul de Lyon, Notre Dame d'Audance et Notre Dame de Die, in Bull. monument., 97 (1938), p. 145 sq.; id., La resurrection du cloître de St-André-le-Bas à V., ibid., 101 (1943), p. 41 sq.; id., Le style et l'âge de St-André le Bas à V., les étapes de la restaurat. de la nef, ibid., 109 (1951), pp. 113-35; Cottineau, II, coll. 3366-70; P. Wull-leumier, J. Deniau, J. Formigé, E. L. Albrand, Le cloître de St-André-le-Bas, Vienne 1947; M. Faure, V. ses monum. chrét., 1914; Eubel, I, p. 527; II, p. 293; III, p. 354; IV, p. 368; V, pp. 414-15; E. Albrand, L'égl. et le cloître de St-André-le-Bas à V., Lione 1951; G. Gaillard, La date des travées romanes de l'ancienne cathédrale St Maurice de V., in Bulletin de la So-ciété de l'hist. de l'art français, 1951, pp. 9-14.

IL XV CONCILIO ECUMENICO DI V. (1311-12). - Con la bolla Regnans in coelis (12 ag. 1308), Clemente V aveva indetto un Concilio ecumenico da tenersi a V., il 1º ott. 1310, allo scopo di provvedere alle questioni dei Templari e di Terra Santa e alla riforma ecclesiastica; ma con la bolla successiva, Alma mater (3 apr. 1310), aveva dovuto ritardarne l'apertura, perché l'inchiesta sui Templari non era ancora a punto, e rimandarla al 1º ott. 1311. Vi parte-ciparono (ma le fonti coeve sono discordanti) ca. 120 pre-lati, oltre ai procuratori dei vescovi assenti. Nella I sessio-ne (16 ott. 1311) Clemente V fissò chiaramente i tre capi-saldi delle discussioni conciliari: questione dei Templari

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(1st. Cambier-Méron)
Vienne - Il tempio di Augusto e di Livia.

e loro soppressione, aiuti da recare a Terra Santa, riforma del clero e difesa della libertà della Chiesa.

Quanto agli aiuti da recare a Terra Santa, il 6 maggio 1312 venne letta pubblicamente nella III sess. la lettera di Filippo II Bello, che prometteva di intraprendere entro lo spazio di sei anni una Crociata con la partecipazione dei suoi figli e di numerosa nobiltà; frattanto venne deciso di levare durante il sessennio una decima sui beneficiastici in favore di Terra Santa. Le decime si raccolsero, ma la Crociata non ebbe luogo (cf. P. Kirsch, Die päpstliche Kollektorien im Deutschland, Paderborn 1894, p. 8 sgg.).

Nella stessa sessione si deliberò pure intorno alla riforma ecclesiastica, per avviare la quale i vescovi erano stati avvisati di portare per iscritto al Concilio relazioni, memoriali e proposte. Di questo ampio materiale solo una piccolissima parte è finora conosciuta (v. BIBLICA) e fu accuratamente diviso, per le discussioni, in due categorie: riforma dei costumi e difesa della libertà della Chiesa. Quanto ai decreti formulati, a conclusione delle discussioni, questo solo si sa: che una parte di essi fu certamente promulgata nella III ed ultima sessione, il 5 maggio 1312; quali però fossero non si conosce, perché tutti i decreti, mutati o rimaneggiati, furono pubblicati soltanto più tardi, il 25 ott. 1317, da papa Giovanni XXII, che ne formò la parte chiamata Clementina del Corpus Iuris Canonici.

Dal loro contenuto si deduce che le varie decisioni prese concernono una parte dogmatica e una parte disciplinare. La parte dogmatica si riferisce alla condanna COLIVI (v.), intorno alla ferita del costato di Gesù Cristo, alla Grazia battesimale, all'usura e specialmente all'unione dell'anima col corpo, definendo erotica la sentenza che «anima rationalis seu intellectiva non est vere et per se vera forma humani corporis» (v. ANIMA, vol. I, 1305). La parte disciplinare riguarda la povertà dei Frati Minori, l'esecuzione degli Ordini religiosi, il riordinamento dell'Inquisizione, la condanna degli errori dei Beguardi e delle Beghine intorno allo stato di perfezione, la riforma dei monasteri e della vita ecclesiastica, le usurpazioni degli Ebrei e dei Saraceni, la questione dei Fraticelli, la istituzione nella Corte papale e nelle Università di Parigi, Oxford, Bologna e Salamanca di due cattedre per l'insegnamento dell'ebraico, del caldaico e dell'arabo per le missioni. - Vedi tav. CXLV.

Bibl.: fonti: Mansi, XXV, col. 367 sgg.; Monaci benedettini, Regesta Clementis V, 9 voll. e append., Roma 1885-92; F. Ehre, Ein Brückstück der Akten des Konzils von V., in Archiv für Liter. und Kirchengesch. des Mittelalters, 4 (1888), pp. 361-470. Testi vari: C. Port, Le livre de Guillaume Le Maire [vesc. di Angers], in Collection de documents inédits sur l'hist. de France, II. Parigi 1887, pp. 389-488; G. Mollat, Les doléances du clergé de la province de Sens au Concile de V., in Rev. d'hist. ecclés., 6 (1905), pp. 319-26; J. Duffour, Doléances des évêques gascons au Concile de V. (13), in Rev. de Gasconne, 1905, pp. 244-59; Hefele-Leclercq, VI, pp. 672-719; M. Debéverre, La définition du Concile de V. sur l'âme (6 mai 1312), in Recherches de science religieuse, 3 (1912), pp. 321-44. Studi: F. Ehre, Vorgesch. des Konzils von V., in Archiv für Liter. und Kirchengesch. des Mittelalters, 2 (1886), p. 353 sgg.; 3 (1887), pp. 1 sgg., 409 sgg.; M. Heber, Gutachten und Reformvorschläge für das Viennese Generalconcil, Lipsia 1898; E. Göller, Die Gravamina auf dem Konzil von V., Festgabe H. Finke, Münster 1904, p. 197 sgg.; S. Baluzius, Vitae Paparum Avenion., ed. G. Mollat, I, Parigi 1916, pp. 2-106; E. Müller, Das Konzil von V., 1312-12, Seine Quellen und Geschichte, Münster in V. 1934; Hefele-Leclercq, VI, 663-72; J. Leclercq, s. V. in DTHC, XV (1953), coll. 2973-79. Celestino Testore