Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Sacra Scrittura Popoli e personaggi

CAINO

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CAINO - Episodi della storia di C. e Abele. Formella della porta del Paradiso di L. Ghiberti - Firenze, Battistero.
CAINO - Episodi della storia di C. e Abele. Formella della porta del Paradiso di L. Ghiberti - Firenze, Battistero.

CAINO (ebr. Qajin = ar. qajn « fabbro », nome riallacciato in Gen. 4, 1, per etimologia popolare, a qānāh « possedere »). - Primo figlio di Adamo ed Eva, fratello di Abele (v.); non è fondata l'opinione rabbi-

nica che li considera gemelli. Per l'odio e il fratricidio, è il primo esponente del disordine morale derivato dal peccato di Adamo. Offrendo con animo gretto e privo di fede (Hebr. 11, 4) i prodotti dell'agricoltura cui si era dato, vide respinti da Dio i suoi doni, a differenza dei graditi sacrifici di agnelli offerti dal fratello pastore. Di qui l'ira minacciosa del malvagio C., meditante l'uccisione del giusto Abele. Dio, parlandogli alla coscienza, lo invitò (passo alquanto enigmatico di Gen. 4, 6 sg.) a resistere, con il far bene, al dèmone maligno desideroso d'impadronirsi di lui: « Se bene agiaci non sei forse superiore al Maligno, ma se mali operi il Dèmone non si asside alla porta? Egli si sforza di conquistarti, ma sei tu che lo devi dominare ». Però, come commenta l'Apostolo (IIo. 3, 12), C. mosso « dal Malvagio uccise (ἔσφαξεν "sgozzò") il fratello » dopo averlo invitato in aperta campagna e rispose arrogantemente a Dio, che gli chiedeva conto dell'ucciso, di non esserne il custode. Ma per « la voce del sangue » di Abele reclamante giustizia, Dio maledisse C. preannunciando gli la futura sterilità della terra, imbevuta di sangue fraterno, nei riguardi di lui fuggitivo e ramingo. Ridestatosi allora alla consapevolezza del delitto, paventando la dura legge del taglione, C. ottenne che Dio, pietoso anche nell'ira, promulgasse una pena di sette per uno a chiunque lo avesse ucciso, e gli desse un segno premonitorio della sua fine non cruenta.

È erroneo vedere, con i rabbini, nel « segno » un corno, una lebbra, un tremito, una faccia terribilmente contratta dal rimorso o un tatuaggio, destinato a farlo riconoscere e risparmiare dagli estranei che l'avessero incontrato nella regione di Nod, ad occidente dell'Eden, dove era fuggito.

Per l'archeologia, v. ABELE.

Bibliografia5 opere
BIBL.: A. Schultz, Zu Gen. 4, 7-8, in Theologie und Glaube, 1930, pp. 502-505; W. Stodert, Der Brüderwörder Kain, in Zeitenwächter, 1930, pp. 132-39; G. Closen, Der « Dämon Sünde » (Gen. 4, 7), in Biblica, 16 (1935), pp. 431-42; C. F. Jean, Le « démon de la porte », dans un verset de Genèse, in Revue apologétique, 62 (1936, II), pp. 113-17; F. Salvoni, Il monito del Signore a C. (Gen. 4, 7), in La Scuola Cattolica, 72 (1944), pp. 23-39.

Faustino Salvoni

FOLKLORE

Una diffusissima e antica tradizione popolare ricordata anche per due volte da Dante (Inf., XX, 126, e Par., II, 50) vede nelle macchie della luna l'immagine di C. Variano, tuttavia, un poco i particolari dell'interpretazione. Alcuni vi vedono C. che innalza una forcata di spine, o che è costretto a reggere sulle spalle un fascio di spine; altri, C. che sta, come dice un commentatore di Dante, il Buti, « in su uno fascio di pruni ». Varianti presentano pure le leggende che cercano di render ragione di questo modo con cui il popolo interpretava le macchie lunari. Una leggenda abruzzese narra che C., commesso il fratricidio, si nascose, ma fu condannato da Dio a stare nella luna, appunto perché tutti lo vedessero; né gli valse portar seco un gran ramo di spino, che non può nasconderlo affatto. Un'altra, assai più diffusa ma anche più complicata, racconta come ucciso Abele, C., divenuto pauroso, ammucchiasse rovi attorno alla spelonca dove abitava, per ripararsi dalle belve. « Fai bene, rispose Iddio, perché le spine serviranno a incoronare mio figlio ». Quando poi C. morì, i diavoli accorsero per trascinarlo all'inferno, ma egli invocò Dio e gli rammentò la lode ricevuta per aver piantato i rovi. Allora il Signore, per non disdirsi, ordinò che di giorno C. dovesse stare all'inferno, ma di notte andasse nella luna a badare alle spine; perciò lo si vede con la forca in aria, piena di rovi. Nel Friuli vedono addirittura C. che ammazza Abele.

Bibliografia4 opere
BIBL.: S. Prato, C. e le spine secondo Dante e la tradizione popolare, Ancona 1881; G. Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890; G. Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi, III, ivi 1889; V. Ostermann, La vita in Friuli, 2ª ed., a cura di G. Vidossi, Udine 1940.

Paolo Toschi

Informazioni sulla voce

Di Faustino Salvoni, Paolo Toschi

Fonte Faustino Salvoni: firma a stampa; Paolo Toschi: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 302–304.

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vol. 3, coll. 303–304

Altre voci di Faustino Salvoni: CAINITI · CALEB (EBR. «CANE») · CABUL (EBR. KĀBHŪL; FLAVIO GIUSEPPE ΧΑΒΟΎΛΩΝ O ΧΑΒΏΛΩ) · CAATH (EBR. QÉHÁTH) · CALONIMOS BEN CALONIMOS (QALŌNIMŌS BEN QALŌNIMŌS)

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Salvoni, Faustino, and Paolo Toschi. “Caino (Ebr. Qajin = Ar. Qajn « Fabbro », nome riallacciato in gen. 4, 1, per etimologia popolare, a qānāh « possedere »).” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 302–304. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/caino-ebr-qajin-ar-qajn-fabbro-nome-riallacciato-in-gen-4-1-per-etimologia-popolare-a-qanah-poss.

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Salvoni, Faustino, and Paolo Toschi. “Caino (Ebr. Qajin = Ar. Qajn « Fabbro », nome riallacciato in gen. 4, 1, per etimologia popolare, a qānāh « possedere »).” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 302–304. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/caino-ebr-qajin-ar-qajn-fabbro-nome-riallacciato-in-gen-4-1-per-etimologia-popolare-a-qanah-poss.

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