CAINITI. - I. Caino (v.), di cui parla Gen. 4, 17-24. Si attribuisce loro il primo progresso materiale dell’umanità con l’erezione di una città (Caino), l’allevamento delle mandrie (Isabel), la musicia (Iubal) e il lavoro dei metalli (Tubalcain).
Per maggiori particolari si vedano i singoli nomi surricordati. S. Mowinckel, ritenendo tale elogio inconciliabile con il biasimo delle altre sezioni bibliche, ricostruisce arbitrariamente un «documento cainita» che poi sarebbe stato incorporato in Gen. Non mancano infatti anche in questa pericope episodi comprovanti un loro basso livello morale, come la poligamia e l’omicidio (Lamech). S. Agostino (De civ. Dei, XV, 1) vede nei c. i primi rappresentanti della città terrena opposta alla divina che, secondo s. Giovanni Crisostomo (Hom. 23 in Genesim: PG 53, 187) sarebbero SETHIANI (v.) diluvio (v.).
II. Settanta gnostica del sec. II. La sua origine si collega a quei lassisti dei tempi apostolici i quali, travisando il pensiero paolino sull’abrogazione delle osservanze giudaiche, cercavano di legalizzare l’immoralità, tramutando la libertà evangelica in licenza e lussuria. Questa corrente antinomista penetrò in seguito nel movimento gnostico, determinando in seno ad esso numerose sette di teorici dell’immoralità, tra cui quella dei c. (cf. Ireneo, Adv. haereses, I, 31, 1-2: PG 7, 704).
Base di questo sistema è una concezione antitetica dei due Testamenti, per cui il dio del Vecchio Testamento viene considerato come un essere inferiore, tirando del mondo di cui è stato il demiurgo, nemico del vero Dio che ha nome Sophia. Bisogna perciò opporsi ad esso e glorificare quanti furono da lui perseguitati. Il primo tra questi è Caino, generato da Eva per opera di Sophia, mentre Abele è della schiatta del demiurgo. Egli possedeva il segreto della vera gnosi, che fu trasmesso lungo i secoli a tutti i re dei Vecchio Testamento fino a Giuda. Quando Iddio mandò il Redentore, il demiurgo voleva impedire la morte salvifica, ma Giuda, vero figlio di Dio, riuscì a procurarne egualmente la uccisione, ottenendo così la Redenzione. Cristo poi, disceso agli inferi, liberò tutti i condannati del Vecchio Testamento, lasciandovi i seguaci del creatore. Lo scopo di questa dottrina era eminente mentale pratico: con il pretesto di distruggere le opere del creatore, si cercava di legittimare la lussuria dando ad essa un carattere di dovere religioso. I c. rigettavano la Bibbia: in sua voce usavano libri apocrifi come il Vangelo di Giuda e l’Ascensione di Paolo.
Guglielmo Zannoni