Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Eresie, scismi, deviazioni dottrinali

BUONAIUTI, ERNESTO

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BUONAIUTI, ERNESTO. - Uno dei più noti rappresentanti del movimento modernistico in Italia, n. a Roma il 25 giugno 1881, e m. ivi il 20 apr. 1946. Ordinato sacerdote nel 1903, ben presto si dedicò all'insegnamento.

Spirito assimilatore, di coltura enciclopedica, dalla parola eloquente e dalla facile penna, temperamento emotivo, incapace di dubitare di sé, la vicenda del modernismo lo trovò giovine sacerdote, mente aperta ai nuovi studi religiosi positivi, e ne guadagnò prontamente l'intelligenza e la deviò.

Esordì quale pubblicata collaborando (1901) nella Rivista di Studi religiosi, e di lì a poco, dirigendo la Rivista storico-critica delle scienze teologiche (all'Indice nel 1910). Tribuna di più largo contenuto per la manifestazione del suo pensiero storico-filosofico-religioso fu più tardi la sua rivista Ricerche religiose (all'Indice nel 1925) che accolse fra l'altro i suoi notevoli studi su G. da Fiore.

Professore universitario di storia del cristianesimo dal 1915 al 1931, pubblicò: Il cristianesimo nell'Africa romana (Bari 1928) che sviluppa il tema della sua prolusione alla cattedra (23 nov. 1915); i Frammenti gnostici (Roma 1923) da lui tradotti e commentati, che integrano l'opera giovanile: Lo gnosticismo (ivi 1907) movimento da lui avversato in quanto lo considera un adattamento e una concessione del messaggio cristiano alle correnti religioso-culturali del secolo, contro la vibrante aspettazione millenaristica a cui sono sempre andate le sue simpatie; i Saggi sul cristianesimo primitivo (Città di Castello 1923) che mostrano già nel B. la tendenza a interessarsi più della storia del cristianesimo che di quella della Chiesa e a preoccuparsi più del mondo delle idee che non della prassi liturgica e degli elementi istituzionali della Chiesa. Una critica della situazione attuale della Chiesa si ha in: La Chiesa romana, Milano 1933.

Molta parte della sua attività di studioso e di insegnante il B. dette al sec. II cristiano, senza però tracciarne un profilo generale, neppure nell'opera sintetica citata in fine di questo elenco. Si riferisce tuttavia a questo periodo la Storia dell'ascerismo cristiano (Pinerolo 1928) che egli considera come la valvola di sicurezza offerta dal cristianesimo per ovviare alla crisi economico-sociale dell'impero in decadenza. Nel Saggio su Lutero e la riforma religiosa in Germania (Bologna 1926) egli rimprovera al riformatore tedesco di aver asservito il cristianesimo alle esigenze politiche dei principi tedeschi con il grave danno di aver provocato in politica l'affermazione dell'onnipotenza dello Stato e, in conseguenza, della sua eticità; e in filosofia il trionfo dell'idealismo contro il realismo della filosofia aristotelico-scolastica, ormai tradizionale nella Chiesa.

Contro l'avversione al ribelle germanico sta la simpatia del B. per Gioacchino da Fiore e il suo movimento mistico: Prolegomeni alla storia di Gioacchino da Fiore (in Ricerche religiose, 4 [1928], pp. 385-419); ed altri studi pubblicati nel medesimo periodico sino al 1931, e le edizioni critiche dei due scritti gioachimiti; Tractatus super Quatuor Evangelia e De articulis fidei, con prefazione, introduzione e note (ivi 1936).

Il B. concluse la sua attività di studioso con La Storia del cristianesimo (3 voll., Milano 1942-43) lavoro ineguale come proporzioni e come concezione.

Gli abili atteggiamenti di pensiero e di parola del B., e d'altra parte la longanimità della Chiesa, che fu con il suo figliol prodigo di straordinaria tolleranza, consentirono al B. di combinare, più a lungo di altri, una situazione ecclesiastica regolare con una attività ostinatamente equivoca e demolitrice. Colpito, il 25 gennaio 1926, dopo lungo tergiversare, dalla più solenne censura ecclesiastica, che lo metteva fuori dell'ovile, egli, non più trattenuto da barriere, proseguì con più libere movenze la sua attività negativa, amaramente passionale. Pur senza aderire al protestantesimo, penetrò, libero, in quel mondo, dove mieté consensi e simpatie; e, sensibile alla gloria com'era tenace nelle idee, trasse da quelle amicizie, e dalle altre, buon alimento a perseverare fino all'ultimo in quello che un giorno aveva malinconicamente chiamato «il mio tragico andare». Con decreto del 17 giugno 1944 il S. Uffizio ha condannato Opera et scripta omnia del B. come già aveva fatto nel 1924 e 1925.

Bibliografia4 opere
BIBL.: E. Rosa, Il «caso B.», in La Civiltà Catt., 1925, II, p. 229 seg.; III, p. 220 seg. Sulla morte del B., Cronaca contemporanea, ibid., 1926, II, pp. 242-43; E. B., Pellegrino di Roma, Roma 1945 (è l'autobiografia e l'eco del suo dramma interiore); numero unico del giornale «1945», pubblicato in occasione della morte del B., contenente l'elenco delle pubblicazioni ed un profilo dettato da G. Levi Della Vida.

Vincenzo Ceresi.

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 218–219.

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Ceresi, Vincenzo. “Buonaiuti, ernesto.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 218–219. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/buonaiuti-ernesto.

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Ceresi, Vincenzo. “Buonaiuti, ernesto.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 218–219. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/buonaiuti-ernesto.

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