Nel nuovo movimento degli studi religiosi in Italia, fece centro della sua attività intellettuale la S. Scrittura; e, largamente aiutato dal possesso delle lingue orientali - greco, ebraico, arabo -, dall'esperienza dei Luoghi Santi, dalla conoscenza delle maggiori lingue d'Europa, dai suoi rapporti con gli scienziati d'ogni paese, fu in questo campo un'autorità universalmente riconosciuta e consultata a gara.
Esercitò in seno al modernismo azione moderatrice e, benché denunziato a Pio X quasi connivente con i ribelli, trovò nel Papa difesa e protezione; ed ebbe con lui un carteggio che è testimonianza delle sue fede, della sua diritura evangelica, della sua devozione alla Chiesa. La sua scienza fu sempre in funzione di apostolato, e questo gli aprì largo il campo del ministero sacerdotale, esplicitato prima a Ravenna, nel cui Seminario fu giovanissimo quale direttore spirituale e insegnante di S. Scrittura; più a lungo in Siria e a Costantinopoli, dove, per volere di Leone XIII, fu addetto a quelle delegazioni apostoliche, consumandovi intensa attività missionaria; ed infine per un trentennio a Roma. Missionario nel più stretto senso della parola fu p. G. durante un triennio nelle micidiali regioni della Nuova Guinea, e dopo la prima guerra mondiale tra gli indigeni del Putumayo, avendo avuto da Pio X l'incarico di riferire intorno alle brutalità esercitate dai padroni bianchi sui negri indiani.
Chiuse la sua carriera missionaria con la visita apostolica in Ucraina, dove fu mandato da Benedetto XV e poi da Pio XI per riferire intorno a un largo movimento per l'unione degli «ortodossi» con Roma, quale veniva delineandosi nei paesi della Russia restituiti dalla guerra alla Polonia e nelle regioni limitrofe alla Russia stessa. La morte impedì a Benedetto XV di crearlo cardinale.