CALEB (ebr. «cane»). - Coetaneo e collaboratore
di Giosuè. Della tribù di Giuda, fu, con Giosuè,
tra i dodici inviati da Mosè, mentre era a Cades, ad esplorare la terra di Canaan. Aveva quarant'anni allorché, in quaranta giorni di esplorazione, si spinse fino a Emath. Di ritorno a Cades, rianimò gli Israeliti sfiduciati, smentendo le esagerazioni dei suoi compagni, che riferivano d'aver incontrato in Canaan abitanti robustissimi in città imprendibili. Ma non riuscì a trasfondere l'ottimismo della sua fede nel popolo avvilito e tumultuante, che fu perciò tutto escluso dall'ingresso nella Terra promessa; solo C. fu esentato con Giosuè da questo castigo, in premio della sua fede (Num. 13, 2; 14, 38).
A 85 anni occupò le città fortificate di Hebron e Cariath Sepher (Jos. 15, 13-19, cf. Iudc. 1, 10-15), contribuendo alla conquista e alla divisione della terra di Canaan (Num. 34, 19); onde Eccli. 46, 9 celebra la «vigoria» della sua «vecchiaia».
Era «fratello maggiore», e con più precisione suocero, del giudice Othoniel, cui aveva dato la figlia Axa in premio della presa di Cariath Sepher (Iudc. 1, 12, 13; 3, 9). Per mezzo del padre Iephone, C. si riallacciava (Num. 32, 12 e Jos. 14, 6, 14) a Cenez, che da Gen. 36, 11 e I Par. 1, 36, 53 è posto tra i figli di Esaù-Edom. Perciò la famiglia di C. era forse d'origine idumea, benché dovette ben presto essere incorporata alla tribù di Giuda. Il C. di I Par. 2, 42-55, detto pure Calubi (ibid., 2, 9), si ritiene di solito un antenato di C. a causa della paternità (Hesron) e discendenza diversa e della menzione (ibid., 2, 20) Beseleel (v.) artefice del tabernacolo (Ex. 31, 2). Tuttavia F. de Hummelauer ne sostiene l'identità, eliminando come spurio il versetto 2, 20, o supponendo che Beseleel sia stato uno straniero già anziano incorporato poi nella famiglia di C.