CALEPPI, Lorenzo. - Cardinale, n. e Cervia il 29 apr. 1741, m. a Rio de Janeiro il 10 genn. 1817. Dopo aver frequentato a Ravenna il collegio dei nobili, si trasferì a Roma e si diede allo studio della giurisprudenza. Divenne amico del Garampi, il quale, nominato nunzio a Varsavia nel 1772, volle il C. con sé quale uditore di quella nunziatura e, sempre al seguito del Garampi, tenne lo stesso ufficio dal 1776 al 1785 a Vienna. Nel giugno 1786 fu inviato a Napoli per concludere un concordato con quella corte. Le richieste della S. Sede in merito alla nomina dei vescovi, alla diretta dipendenza degli ordini religiosi da Roma, alla giurisdizione del nunzio ed alla concessione dei benefici ecclesiastici incontrarono però l'opposizione dei governanti napoletani, che tendevano a riaffermare il cesaropapismo del Tanucci e del marchese della Sambuca. Interrotte pertanto le trattative nel genn. 1788, il C. tornò a Roma. La fiducia di Pio VI lo chiamò alcuni anni dopo a condurre altre trattative assai scabrose. Nel 1796 fu infatti a Firenze per concertare coi plenipotenziari di Bonaparte le modalità di attuazione dell'armistizio di Bologna e l'anno dopo fece parte della delegazione che firmò il trattato di Tolentino. Nel 1801 divenne nunzio a Lisbona, succedendo a B. Pacca, creato cardinale. Allorché nel 1808 il Portogallo fu invaso dalle truppe francesi, C. seguì la famiglia reale in Brasile. Ivi seppe cattivarsi la stima e la gratitudine di Giovanni VI, interponendo i propri buoni uffici per il felice esito dell'accordo commerciale anglo-brasiliano e della contesa sorta tra il reggente e gli amministratori del patriarcato di Lisbona. Fu creato cardinale nel Concistoro dell' 8 marzo 1816.
CALEPPI, LORENZO
Bibl.: V. de Richemont, La première rencontre du pape et de la république française. Bonaparte et C. à Tolentino, in Le Correspondant, nuova serie, 152 (1807), pp. 801-48; I. Rinieri, Della rovina di una monarchia. Torino 1901, soprattutto p. 24 sgg.; J. Du Teil, Rome, Naples et le Directoire. Armistices et traités 1796-97, Parigi 1902, passim; J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, p. 204 sgg.; Pastor, XVI, passim.