CANZONCINA DEVOTA. - Breve composizione
lirica in onore di Dio, di Maria Vergine e dei santi,
o didascalica per l'educazione religiosa del popolo,
succedanea della lauda, la cui produzione si esaurì
al termine del sec. XV, quantunque nel seguente non
ne mancarono buoni rifacimenti come in Serafino
Razzi. Differente dalla canzone o canzonetta, che
svolge un soggetto generalmente frivolo con spirito
erotico od aulico, la c. ispirata dal sentimento reli-
gioso si è mantenuta vivissima nella tradizione lette-
raria italiana.
Sino ad oggi però è rimasta quasi sconosciuta agli stu-
diosi. Mentre di laudi sono note almeno 200 raccolte, pro-
venienti da ogni regione d'Italia, parecchie in rigorose edi-
zioni, non si possiede una sola rassegna bibliografica, anzi
neppure un'antologia delle c., che sono numerosissime e
sovente non prive di arte. I lieder e i cantiques hanno avuto
migliore fortuna: per i tedeschi, tra le altre, sono accredit-
tate le collezioni di Kaspar A. von Mastiaux e di F. Schlos-
ser; per i francesi è notevole, sebbene incompleto, il reper-
torio di A. Gastoué. Decaduti gli studi folkloristici e spettasi
le riviste di letteratura popolare, la c., che ha 4 secoli dei
di vita, attende ancora il suo solerte esploratore. I risultati
delle indagini sistematiche sulle orme di G. Pitré e di
M. Barbi non sarebbero inferiori a quelli forniti dal canto
popolare, rivelatosi meraviglioso nelle pubblicazioni di
F. Liuzzi.
La c. è nipote dell'inno liturgico, da cui derivò
la lauda di s. Francesco, il più antico poeta spirituale
in lingua volgare. Dal dimetro giambico ambrosiano
prese l'agilità del ritmo e dai laudesi l'ardore e la
semplicità della dizione, indulgenziale alle rime sonore
per la notazione musicale. Ebbe strofe regolari con
identico ordine di versi, prevalentemente settenerati, ma
non lo stesso nome. Nata nel clima rinascimentale,
fiori nel '600 e più nel periodo dell'Arcadia. Subì
l'influsso secentistico sguaiato e quello metastasiano,
senza mai perdere l'indole popolare: la scadenza della
forma fu supplita dalla chiarezza del pensiero. Sotto
quest'aspetto la c. può considerarsi come una manifestazione precorritrice del sano romanticismo.
Al principio predominò il titolo di «laudi spirituali»,
specie nelle compilazioni curate a Roma e a Napoli dai
discepoli di s. Filippo Neri, operoso pioniere in que-
sto campo. G. Animuccia pubblicò due volumi di laudi poli-
foniche ed omofone (1563 e 1570), adatte alle adunanze del-
l'Oratorio e alle pie passeggiate. Nel 1586 il Verovio dava
a luce il Diletto spirituale: canzonette; nel 1588 Sotto
Langa raccoglieva in tre volumi le laudi spirituali. Più
tardi Pier Matteo Petrucci, fedele alle costumanze fi-
lippine, stampava le Poesie sacre e spirituali (Macerata
1675; Firenze e Iesi 1680), tra le quali è restata celebre
Lodate Maria - o lingue fedeli. Il Coforati intitolava i suoi
versi Canzoni e laudi spirituali (Firenze 1675) e il pugliese
Camerota (m. nel 1644) Odi spirituali rustiche.
Gli autori settecenteschi adoperarono varietà maggiori
di titoli, particolarmente nelle stampe anonime, propagate
dai missionari rurali. Patrignani o Presepio Presepi appellò
le sue poesie Cantici (1709) e Ventaruole (1712), F. Pan-
taleoni Canzoni divote, Marchese Canzoni e sonetti, Ca-
stellani Cantici scritturali. S'incontrano poi: Scelta di alcune
laudi spirituali (Roma 1718); Raccolta delle laudi ed altre
orazioni (ivi 1728); Arpa di sacre laudi e divozioni (4ª ed.,
Napoli 1749); Canzoni spirituali ad uso delle missioni (Trento
1754); Canzonette ed ariette sacre e morali (Vicenza 1786);
Sacre Canzoncine (Napoli 1788); Raccolta di sacre poesie ta-
liane più usate a recitarsi ed a cantarsi (Roma 1789); ecc.,
per limitarci ad un saggio informativo. S. Alfonso così suoi
libri ascetici, che si sparsero prodigiosamente, divulgò il
nome di c. che prima disse «devota» e dal 1750 in poi
«spirituale», comprendendo il tipo monastico e il popo-
lare. Diversi poeti l'imitarono anche nell'80o come Caione,
De Vivo, D'Ambrosio, Del Buono. Fra questi spicca Mat-
tia del Piano, che pur avendo segnato sul frontispizio della
sua raccolta Il freno della lingua ovvero laudi spirituali
composte nell'idioma toscano e napoletano per lo popolo,
scrisse in cima ad ogni pagina Canzoncine spirituali. Il titolo
è ora passato in dominio e uso del popolo.
Un gruppo rilevante costituisce la poesia di co-
munità, ispirata in grandissima parte alla tradizione
teresiana. L'argomento mistico è trattato con immagini
poetiche schiette, che fanno pensare non di rado ai
cantici vibranti di s. Giovanni della Croce. Nella
farragine scolorita si trovano brani geniali e graziosi
come nel Canzoniere inedito della ven. suor M. Ce-
leste Crostrosa, ove la storia del divino amore
nell'anima è cantata con candido slancio. Le altre
c., che formano un tesoro sterminato, sono realmente
popolari, stese di getto, senza pretese artistiche, per
un bisogno immediato della massa incolta, persino
in dialetto. Sorte tra il popolo e per il popolo umile,
erano composte essenzialmente per esser cantate al-
l'unisono con arie nuove di stile facilissimo o già in
voga, come in Sicilia o sulle coste tirreniche. Famose
le Sette canzonette in aria marinaresca sopra le 7 prin-
cipali feste di Nostra Signora (Milano 1738) del p.
G. Tornielli. I missionari tra le folle, quali i France-
scani, Gesuiti, Lazzaristi, Pii operai, Redentoristi se ne
avvalsero come d'una scuola, facendo servire la c.
alla catechizzazione, all'esortazione morale e alla pre-
ghiera. I primi due elementi erano d'ordinario fusi,
il terzo poi erompeva isolato in esclamazioni gioiose
ed in suppliche dal tono elegiaco. Così la poesia devota,
appresa in chiesa durante un corso di predicazione,
e penetrata nelle famiglie, aleggiava in mezzo alle
strade ed ai campi, soppiantando le canzonette pro-
fane. Aiutava con il canto la memoria a ritenere un
mistero di Cristo, una prerogativa della Madonna, e
a ricapitolare tutto un sermone intorno ai novissimi.
Per questo il p. Segneri (m. nel 1694) sintetizzò le no-
zioni principali della dottrina cristiana in una Laude
spirituale. Il p. Innocenzi (m. nel 1697), evangelizza-
tore delle campagne toscane, ridusse in versi, con ef-
ficace semplicità, tutto il catechismo, che fece stam-
pare nel 1681 a Macerata.
In appendice di libri devozionali e dottrinali,
distribuite dai missionari nei secc. XVIII e XIX, si sco-
prono messi in strofette il Credo, il Decalogo, i Sacra-
menti, il Pater, l'Ave Maria, i misteri del Rosario.
Tra le antifone liturgiche, la «Salve Regina» ebbe
varie parafrasi poetiche, di cui una largamente dif-
fusa nel mezzogiorno da s. Francesco de Geronimo
(m. nel 1716): Dio ti salvi, o Regina...; un'altra del
p. D'Ambrosio: Salve, del ciel Regina, tuttora ripe-
tuta dal popolo.
La c. in Italia è preesistita al protestantesimo, che
esercitò largo influsso sui canti popolari religiosi dei paesi
nordici. Sembra che tra noi abbia toccato l'apogeo nel '700,
non per i poeti accademici (Savioli, Vigorelli, ecc.), ma
per merito di zelanti apostoli, le cui rime sopravvivono
nella fioritura moderna, nonostante il silenzio degli storici
della letteratura. Tra esse si distinguono nettamente le c.
di s. Alfonso M. de' Liguori per spontaneità, freschezza e
ardore di sentimento, ritenute dai conoscitori piccoli ca-
polavori di poesia popolare. O bella mia speranza, spesso
musicata e sempre modulata di maggio, ha fama nazio-
nale; Tu scendi dalle stelle gode notorietà mondiale. Questi
casti versi, disistimati da G. Rossetti quali giaculatore me-
triche, sono stati debitamente apprezzati da G. Gezelle,
maestro della poesia fiamminga, ed imitati da S. Di Gia-
como che in Cansonì e ariette nove (Napoli 1916) riecheggia
ritmi e metri alfonsiani.
Se la critica di questi componimenti va fatta se-
condo i canoni dell'estetica moderna, può valutare
l'arte e il contenuto poetico dei medesimi solo chi è
preparato a capire la religiosità e il pio sentimento
popolare, di cui sono l'espressione. In tale cornice la c. offre un materiale proficuo per rischiarare angoli oscuri della storia non solo della letteratura ma anche della spiritualità cattolica italiana.
Bbz.: Rio, di letteratura popolare (1877-78) e Arch. per lo studio delle tradizioni popolari (1888-1907) dirette da G. Pitré (v. indici); A. D'Ancona, La poesia popolare italiana, 2 ed., Livorno 1906; D. Aldeana, Le locali spirituali italiane nei secc. XVI e XVII e il loro rapporto coi cani profani, in Rio, musicale ital., 16 (1909), pp. I54; M. Barbi, Per la storia della poesia popolare in Italia, in Miscell. di studi per Italia, Firenze 1911, pp. 87-117; P. Torchi, La poesia religiosa del popolo italiano, ivi 1922; C. Calcaterra, La melica italiana dalla 20 metà del ' 500 al Ralli e al Metastasio, in Liriche di P. Ralli, Torino 1926; T. Casini, Catechismo popolare in versi, raccolto e in parte rifatta, Firenze 1933; V. Melloni, Dottrina in versi, Mercatullo 1943; M. Barbera, Catechismo in versi popolari, in Civ. Catt., 1943, III, p. 287.