CAPREOLO CARTAGINESE, SANTO

CAPREOLO CARTAGINESE, santo. - Dal 430 all'anno della sua morte, luglio 437, fu arcivescovo di Cartagine. Si ricordano di lui tre lettere, così disposte per ordine di tempo:
1ª Lettera a Teodosio II, imperatore d'Oriente, che nel 431 convocò i vescovi al Concilio di Efeso, per esaminarvi specialmente le teorie diffuse da Nestorio. Teodosio scrisse anche a s. Agostino, vescovo d'Ippona, per pregarlo di intervenire ad Efeso, e inviò, latore della lettera, un certo Ebagnius, il quale, giunto a Cartagine, seppe da C. che Agostino era morto. Avuta allora una lettera da C. per l'imperatore, se ne tornò a Costantinopoli. Di questa lettera a noi non è giunto che un brano, citato da Fulgenzio Ferrando, da cui si può dedurre che C. pregava l'imperatore di voler mantenere come già giudicata la causa dei pelagiani e a non permettere che si riaprisse il dibattito su questioni già definite.
2ª Lettera al Concilio efesino. Saputo della convoca-

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(per cortesia di don M. Marchi)

zione del Concilio, C. avrebbe voluto radunare tutti i vescovi, suoi suffraganei, e mandare ad Efeso una rappresentanza ufficiale; ma non poté farlo e per mancanza di tempo e più ancora per gli sconvolgimenti prodotti dalla invasione dei Vandali. Inviò allora ad Efeso il suo discono Bessula, con questa lettera, in cui, fatte le scuse per l'assenza sua e degli altri vescovi d'Africa, egli prega i Padri del Concilio ad opporsi vigorosamente a coloro che volessero introdurre nella Chiesa errori già condannati, a non tollerare che si riprendesse la discussione di questioni già giudicate, ma di voler invece mantenere inconcusso e immutabile quanto si era definito dai Santi Padri. La lettera, letta in pieno Concilio, riscosse la generale approvazione e fu inserita negli atti sia nell'originale latino, sia nella traduzione greca.
3ª Lettera a Vitale e Tonanzio (o Costanza?): due laici, sembra, spagnoli, che si erano rivolti a C. per chiedergli spiegazioni su alcuni punti della dottrina cattolica nei confronti della controversia nestoriana. C. risponde che Nestorio era stato condannato poco prima ad Efeso; quindi dimostra solidamente, con numerose citazioni dalla S. Scrittura, che in Gesù Cristo bisogna riconoscere due nature e una sola persona; esorta infine alla lettura dei sacri libri e di quelli dei Dottori della Chiesa, nei quali si trovava ciò che la vera fede obbliga a credere.
Il Sermo de tempore barbarico, che il Tillemont, confutato poi dal Bardenhewer, attribuiva a C., è stato rivendicato, dal Morin, al discono cartaginese Quodvultdeus.
Il nome di C. fu inserito nel catalogo dei santi nel calendario della Chiesa di Cartagine.

Bibl.: Le due lettere superstiti si trovano in PL 23, 843828 e anche nel Mansi, IV, 227-66 e 1207-12. - W. Smith e H. Wace, Dist. of Christian Biography, I, Londra 1877, p. 400 sgg.; Schanz, IV, II, pp. 470-71; G. Bareille, s. V. in DThC, II, coll. 1693-94; Moricca, III, I, pp. 704-706. Grazieila Mist