CARIATI, DIOCESI DI

CARIATI, DIOCESI di. - C. è una piccola città del litorale ionico, tra la punta di Fiume Freddo e il Capo Trionto in provincia di Cosenza. Come diocesi fu fondata nel 1438 da Eugenio IV a richiesta della principessa Covella Ruffo Marzano. Sorse unita aeque principaliter con l'antica chiesa di Cerenzia, la cui esistenza è di molto anteriore. Questa infatti risulta dalla «Diatiposi» di Leone VI il Filosofo (866-911), come suffraganea di S. Severina. Per la sua vicinanza a S. Giovanni in Fiore, sede dell'archicenobio florense, ricorre spesso nei diplomi della Congregazione florense dei secc. XII e XIII. Tra i suoi vescovi si ricordano il b. Polcronio, monaco basiliano, che fonda il monastero di S. Maria di Altilia, conosciuto come Calabro Maria, il b. Bernardo, cistercense, contemporaneo di Gio- chino da Fiore, e il b. Matteo Vitari, discepolo dello stesso Gioachino e suo primo successore nel governo della Congregazione florense. Ma nel sec. XV era in piena decadenza, per cui finì col cedere il posto a C.
La nuova diocesi, erroneamente dal Barrio identifica con la Carini ricordata da s. Gregorio Magno, fu invano reclamata da Rossano, nel territorio della quale era compresa: essa fu dichiarata suffraganea di S. Severina.
Nel 1543 C. fu assalita dai Turchi e il suo vescovo, Giovanni Carmuto, fu deportato schiavo ad Algeri. Nel 1561 ne era vescovo Alessandro Crivelli, poi nunzio in Spagna e cardinale. Dal 1602 al 1619 fu retta dal vento. Filippo Gesualdi di Castrovillari, che per 9 anni era stato generale dei Conventuali.
Nel 1818 la diocesi di C. si avvantaggiò dei territori delle diocesi soppresse di Cerenzia, Umbriatico e Strogoli, e restò l'unica suffraganea di S. Severina. Nel suo territorio è Ciro, patria di Luigi e Antonio Giglio, la cui fama è legata alla riforma del calendario gregoriano.
C. ha una superficie di kmq. 860,75; ha 30 parrocchie con 34 sacerdoti diocesani e 50.021 ab. (1948).

Bibl.: Ughelli, IX, coll. 498-505; G. Barrio-Aceti, De auti- quitate et situ Calabriae, Roma 1737, pp. 351-59; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 336-38; F. Adilardi, C., chiesa vescovile, in Enc. dell'esclusiastico, IV, pp. 497-505.
Carrollon. - Forse dal basso lat. quadrilo (gruppo di quattro campane). Concerto di campane, generalmente piccole, accordate a scala; usato fin dal 2000 nelle Fiandre e nel nord della Germania, poi in Inghilterra, fu assai in voga verso il '400.
Le campane, raggruppate in poco spazio, vengono percosse esternamente; si ottengono così suoni precisi e brevi melodie. Se grandi, i c. sono azionati da un con- gegno meccanico, se piccoli, vengono sonati con una tastiera percossa da un martello; quando vi si applicò tastiera e pedaliera, cominciò una vera letteratura di composizioni proprie. Il Belgio soprattutto ebbe famiglie di famosi costruttori e virtuosi del c., tra cui celeberrimo l'organista Mattia van den Gheiden. Le cattedrali di Bruges, Malines, Tournai e Lovanio vantano ancora c. di fama universale. I Cinesi consideravano antico, fin
dai tempi di Confucio, il pien-chun, strumento assai simile al nostro c. Il c. d'orchestra è composto di piccolissime campane, è a tastiera e produce suoni squillanti e gai. Il c. a lamine metalliche, con sonorità anche più dolce, dicessi celesta. Alcuni grandi organi ad armonium sono dotati di registri imitanti le sonorità della celesta.
Per l'arte, V. Campana.
Bibl.: A. Rocca, De campanis commentariis, Roma 1612; F. Vanderstraeten, Notice sur les carillons d'Audenarde, Gand 1855; Ed. Buhle, Das Glockenspiel i. d. Miniatur des frühen Mittelalters, in Lilienbron-Festschrift, Lipsia 1910; W. Gorham Rice, C. Music, Londra 1926.
Anna Maria Gentili

Carimini, Luca. - Architetto, n. a Roma nel 1830, m. il 14 dic. 1890. Esercitò a Roma una vasta attività sia nel campo delle costruzioni religiose, sia in quello delle civili, ispirandosi a motivi medievali e del Rinascimento ch'egli riesce ad armonizzare e fondere con garbo ed eleganza, senza però che il suo eclettismo si sollevi sempre ad accenti personali.
Hanno interesse limitato la facciata troppo carica di ornati della chiesa di S. Chiara e l'altra più aggraziata di S. Ivo dei Brettoni; presentano maggiore interesse il Collegio canadese, con ampio cortile di forme brunelleschiane aperto verso la strada, la chiesa con l'annesso monastero delle Suore di S. Giuseppe di Cluny, il convento delle Piccole Suore dei poveri a S. Pietro in Vincoli, e la chiesa di S. Antonio in Via Merulana, con l'annessa casa generalizia dei Francescani. Delle sue costruzioni civili la più nota è il palazzo Brancaccio, costruito dopo la morte, con i disegni lasciati da lui.

Bibl.: L. Callari, s. V. in Thieme-Becker, V (1911), p. 597; V. Morpurgo, Un precursore: L. C., in Architettura e Arti de- corative, 7 (1927), pp. 193-206; G. B. Cesa, s. V. BENE. Ital., IX (1931), pp. 19-20; N. Tarchiani, L'architettura italiana dell'Ottocento, Firenze 1937, p. 60; G. De Angelis d'Ossat, L'architet- tura in Roma negli ultimi tre decenni del secolo XIX, in Annuario dell'Accademia di L. Luca, 6 (1942), pp. 3-1927. Guicciello Matthiae
Carini. - Città della Sicilia, a 27 km. da Palermo, sembra sia stata la C. a cui allude Gregorio Magno come sede vescovile (Jaffé-Wattembach, 1389, 1880, 1881). Nel 595, morto il titolare, il Pontefice unit la piccola chiesa di C. a quella di Reggio retta allora da Bonifacio. Nel 602 l'unione era già disfatta e C. aveva il suo vescovo di nome Barbaro, nominato visitatore di Palermo.
Bibl.: L. Terranova, Notizie di Iccari e C., in Arch. stor. sicil., 27 (1893), 28 (1894), 29 (1896), [paginazione separata]; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896, pp. 92-93; L. Sampolo, C. ebbe mai vescovado?, in La Sicilia sacra, I, Palermo 1899, p. 481-1928.
Carini, Isidoro. - Sacerdote, paleografo e sto- rico, n. a Palermo il 7 genn. 1845, m. a Roma il 25 maggio 1895. Ordinato nel 1868, si avviò con passione verso quelle ricerche paleografiche e sto- riche sul cristianesimo, sul papato e sull'Italia, che ne caratterizzarono l'opera di indagatore e di erudito. Compartecpe alla fondazione dell'Archivio sto- rico siciliano e della Società siciliana di storia patria (1872), insegnò paleografia e diplomatica presso l'ar- chivio di Stato di Palermo, raccolse in Barcellona buona mese di documenti per il VI centenario dei Vespri, e nel 1885 fu chiamato a Roma da Leone XIII, che molto lo amava, divenendo successivamente ca- nonico di S. Pietro, sotto-archivista della S. Sede, consultore della Commissione cardinalizia per gli studi storici, professore di paleografia e diplomatica alla Scuola vaticana e finalmente prefetto della Biblioteca, illustrandosi per rilevanti scoperte fatte e divulgate da quegli inesauribili fondi.
L'amicizia già dal Pontefice nutrita per il padre del C., generale Giacinto Carini, e la ventura d'esser stato tenuto al fonte battesimale da Francesco Crispi, ne fecero spontaneo e naturale tramite dei contatti che Leone XIII tenne con

quest'ultimo, quando a partire dal 15 dic. 1893 ritornò ad essere presidente del Consiglio. Fu così che, attraverso il C., si giunse a dirimere l'aspra vertenza per la concessione degli exequatur a ben 17 vescovi, fra i quali quello di Mantova, nominato patriarca di Venezia, che doveva esser poi Pio X; s'istituì a Keren una prefettura apostolica, ed in frequentissime visite fatte dal Crispi in Via Gregoriana ove abitava il C., s'iniziarono nel 1894 lunghe trattative per il famoso tentativo di soluzione della questione romana. All'improvvisa ed immaura morte del C. sembra abbiano non poco contribuito gli attacchi fierissimi mosse gli conti da quanti, contrari all'opera che veniva svolgendo, vollero colpirlo in occasione di un furto di preziosi codici proprio allora avvenuto nella biblioteca Vaticana. Membro di numerose accademici, collaboratore di parecchi giornali e riviste, al C. tra l'altro si debbono i De rebus Regni Siciliae (Palermo 1882) e Gli archivi e le biblioteche di Spagna in rapporto alla storia d'Italia in generale e della Sicilia in particolare (2 voll., ivi 1884), nonché un volume sull'accademia dell'Arcadia.
Bnl.: A. De Gubernatis, s. V. in Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze 1879, p. 254; R. Starabba, I. C., Palermo 1895; G. R. Pavone, Commentazione degli illustri soci estinti mons. I. C. e prof. Giuseppe Cogliere, in Atti della R. acc. Peloritano, 10 (1895-96), p. 251 sez.; C. Crispolti e G. Aureli, La politica di Leone XIII di Luigi Galimberti a Mariano Rampolla, Roma 1912, p. 156; F. Crispi, Politica interna. Diario e documenti raccolti e ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano 1924, p. 132; A. Piola, La Questione Romana nella storia e nel diritto, Padova 1931, p. 65; Hutter, V. coll. 2034-35; E. Michel, s. V. in Diz. Ris. Nasc., 11, pp. 557-58.