CAROLINI, LIBRI

CAROLINI, LIBRI. - Così si denomina oggi una voluminosa opera, scritta per ordine di Carlomagno, contro il culto delle immagini, originariamente detta Cupitulare de imaginibus. Il re dei Franchi, tenuto all'oscuro della celebrazione del Concilio Niceno II (787), ne conobbe gli atti in una traduzione infedele, gravemente censurata e sostituita, un secolo dopo, da Anastasio il Bibliotecario. I teologi aulici, probabilmente sotto la direzione di Alcuino, ne stesero subito un'ampia confutazione, che svolge i seguenti concetti : I) l'adorazione è un omaggio riservato esclusivamente a Dio; 2) alle immagini non si deve rendere il culto e la venerazione, che viene tributata ai Santi e alle loro reliquie; 3) né si deve loro rendere un culto relativo, perché, se la gente istruita può risalire dalle immagini alle persone dei santi viventi in Cielo, per gli incolli questo passaggio è difficile; c'è dunque il pericolo dell'ido-
latria: «Nihil aliud in his, praeter id quod vident, venerantur et adorant" (III, 16); 4) davanti alle immagini, che sono prive dei sensi, non è conveniente accendere lumi e bruciare incenso; 5) non è però illecito dipingere o scolpire delle figure di Santi, come ornamento delle Chiese o come rievocazione di fatti storici. Anche in questo caso si deve ritenere che tali rappresentazioni nulla conferiscono alla salute spirituale "cum ad peragenda nostrae salutis mysteria, nullum penitus officium [imagines] habere noscuntur" (II, 21); 6) le immagini già esistenti non si devono toccare.
Sebbene i redattori dei L. c. protestino di voler richiamare in vigore la pura tradizione latina e l'insegnamento di s. Gregorio Magno ("le immagini non bisogna né adorarle né distruggerle"), tuttavia per la loro accesa avversione ai canoni niceni, trascesero in espressioni sconfinanti neleterodossia. Forse la πρ σσ εσ̇ νρ σι ςπ ωη τι εε ε accordata dai Greci alle immagini (Denz-U, n. 302) e dall'imperito traduttore resa per adoratio, provocò l'esagerata reazione; sembra però che la ragione ultima della recisa negazione di ogni culto, anche relativo, delle immagini debba essere ricercata nell'atteggiamento, sfavorevole al medesimo, già ab antiquo manifestato dalla stirpe franca.

Article illustration
(da R. Hamann - M. Lean, Frühe Kunst in Westfränkischen Bricb. Lipola 1559)
Carolingia, arte - Legatura di Evangeliario.
Rilievo in avorio della scuola di Metz (sece. 12-2).
Gannat, tesoro della chiesa di S. Croce.

Comunque, al presente, pesava sui teologi regali il nuovo orientamento politico del sovrano: proprio nel 787 Car-lomagno aveva rotto con l'imperatrice Irene. Da ogni pa-gina del voluminoso memoriale traspare l'ostilità della corte franca contro Bisanzio. Carlo, che con le imprese militari e il mecenatismo aveva risollevato le sorti del-l'Occidente, sentiva fortemente la sua dignità di principe cristiano, e, al pari del basileus greco, rivendicava sé speciali prerogative in materia ecclesiastica. Non si do-veva dunque, nel pensiero del re, convocare un concilio ecumenico senza ascoltare l'Occidente. I L. c. sono la viva espressione di questo stato di cose. Nel concilio di Francoforte (794), presieduto da Carlo Magno, non solo fu condannato l'adozianismo spagnolo, ma anche l'inse-gnamento di Nicca, sebbene in una forma più attenuata che nei L. c. Era ormai necessario informare il Papa. An-gilberto, abate di St-Riquier, portò a Roma i L. c., un loro riassunto e una lettera, in cui Carlomagno pre-gava il Pontefice di non accettare il concilio niceno. Adria-no i rilevò subito il carattere puntiglioso delle critiche mosse dai teologi palatini alla Chiesa d'Oriente e in un lungo scritto ribatté punto per punto le _reprehen-siones_ caroline, mostrandone l'infondatezza e l'animosità, poi concludeva: «Ideo ipsam suscepimus synodum» (PL 98, 1291).
È improbabile che la lettera del Papa abbia modi-ficato il sentimento di Carlo e della sua corte; comunque per il momento la controversia delle immagini passò in secondo ordine, per essere ripresa, dopo la morte dell'im-peratore, nel 824.

BIBL.: Il testo dei L. c. si trova in PL 98, 999-1248 (di-fettoso); Hubertus Bastgen ne ha curato l'edizione critica: Libri Carolini sive Caroli Magni Capitulare de Imaginibus, in MGH., Concilia, II, supplem. Hannover-Lipsia 1924. Studi partico-lari: G. Marechal, Les litres carolins, Lione 1906; E. Bornet, La controverse des images en Occident, ivi 1906; W. von der Steinen, Entstihungsgesch. der Libri Carolini, in Quellen und For-schungen aus italien. Arch. und. Biblioth., 21 (1929-30), p. 1-285; id., Karl der Grosse und die Libri Carolini, in Neues Archiv, 49 (1931), p. 207 sgg.; J. Tixeront, Histoire des dogmes, II, 8e ed., Parigi 1928, pp. 473-77; I. F. De Groot, Conspectus historiae dogmatum, II, Roma 1931, pp. 388-89; Fliche-Martin-Frutaz, VI (1948), pp. 123-30 (benevola interpretazione della dottrina teologica dei L. c.). Antonio Piolanti