CATANIA, ARCIDIOCESI di. - Città della Sicilia alle falde dell'Etna e quasi al centro delle due punte estreme della costa orientale dell'isola. Chiave del movimento industriale e commerciale di tutta la Sicilia, essa ha un'impronta tutta moderna dovuta al terremoto del 1666 che ne distrusse gli antichi monumenti. È sede arcivescovile senza suffragane. La Cattedrale, dedicata a S. Agata, patrona della città, è l'unica parrocchia della città coadiuvata da diverse filiali. Vasto il territorio dell'arcidiocesi (kmq. 1331) che si estende su 23 comuni della provincia omonima e conta 296 chiese, 74 parrocchie, 309 sacerdoti diocesani, 170 regolari, 26 case di religiosi e 71 di religioso, oltre 10 istituti di educazione maschili e 23 femminili. Gli abitanti sono 430.000, tutti cattolici (1948).
I. STORIA
Fondata verso il 730 a. C. e ingrandita da una colonia di Calcedesi, C. divenne una delle principali città dell'isola e per tre secoli si governò con proprie leggi. Nel 477 a. C. fu espugnata da Gerone di Siracusa, il quale, relegati a Lentini gli abitanti di C., la ripopolava con Greci e Siracusani. Riconquistata da Ducezio (461 a. C.), subì più tardi il saccheggio da parte delle truppe di Dionisio I di Siracusa, che l'affidò ad una schiera di mercenari campani al suo servizio (403 a. C.), finché pochi anni dopo (396 a. C.) cadeva sotto il dominio dei Cartaginesi. Nel 353 a. C. fu occupata dai Greci, ma non riebbe le sue antiche libertà se non quando ne ebbe in mano il governo Timoleone di Corinto. Allorché nel 278 Pirro sbarcava in Sicilia, C. fu tra le città che l'accorsero amichevolmente, ma nel 263 aveva inizio la plurisecolare dominazione romana su C. (Eutropio, II, 19). «Civitas decumanae» al tempo della repubblica (Cicero, In Ver., III, 103) nel I sec. godeva di grande prosperità economica. Più tardi dichiarata colonia da Augusto (Strabone, VI, 268, 272; Plinio, Nat. hist., III, 89) rimase tale fino alla fine dell'Impero. Nel sec. IV veniva ancora additata come la più bella città della Sicilia dopo Siracusa.Durante le invasioni barbariche ebbe a soffrire sia da parte dei Goti che degli Ostrogoti; le ultime incursioni ebbe a subire durante la guerra tra Bizantini e Goti (549-51). Da questo momento fino al sec. IX inoltrato C. cadeva sotto la pacifica tirannia dei successori di Giustiniano. Dopo l'853 la città fu di nuovo sottoposta ad incursioni intermittenti da parte dei musulmani, nelle cui mani cadde definitivamente nel 974. Con questa nuova

dominazione anche le sorti del cristianesimo dovevano essere seriamente compromesse.
Oscure le origini del cristianesimo in C. come del resto in tutta la Sicilia. Il nome della città compare parecchie volte nel Martyrologium Hieronymianum, ma i suoi martiri certi sono due: Agata (v.) ed Euplo, entrambi venerati presto in Sicilia e fuori. Esistono gli Acta Eupli che nella redazione attuale non risalgono al tempo delle persecuzioni (BHL, 2728) ma che probabilmente provengono da atti sincroni oggi perduti (cf. P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche, vir [Studi e Testi, 49], Roma 1928, pp. 1-54). Da questi atti si deduce che Euplo sarebbe stato martirizzato tra il 303 e il 304 . Per conseguenza la Chiesa di C. è anteriore al iv sec. Tenute presenti le condizioni storiche della diffusione del Vangelo nel Mediterraneo, non è tuttavia temerario fare risalire le origini della Chiesa di C. al sec. II. Difettano però le notizie sicure relative alla costituzione della sua gerarchia. La leggenda vuole che il primo vescovo della città sarebbe stato Beryllus consacrato da s. Pietro insieme con Pancrazio di Taormina e Marciano di Siracusa. La fonte di questa notizia è la «Vita e martirio di s. Pancrazio di Taormina" (BHG, 1410) documento tardivo e favoloso del periodo della persecuzione iconoclasta al quale è impossibile prestar fede. Parimente il Severo o Severino, che si dice pure vescovo di C. al tempo di Licinio (307-23), è menzionato negli "Atti dei ss. Alfio e Cirino" composti tra la fine dell'viir e principio del ix sec.
Quanto al Domninus che è tra i sottoscrittori
del Concilio di Efeso, e Paulus presente a quello di Calcedonia, si tratta di vescovi orientali e non di C. Il primo vescovo storicamente accertato è Fortunatus, il quale nel 515 fu inviato con Ennodio di Pavia da papa Ormisda a Costantinopoli (JafféWattenbach, 774). Più tardi s'incontra Elpidio al tempo di papa Pelagio ( 558-60 ) dal quale ricevette la consacrazione (ibid., 892, 992, 1030). Durante il pontificato di Gregorio Magno la cattedra catanese era in mano di Leone (ibid., 1139, 1994). Rare ancora le notizie dei vescovi del sec. vir: si sa solo di un Giovanni presente al Sinodo romano del 649 e del suo successore Giuliano che fu a quello di Costantinopoli del 678 . Nel frattempo le persecuzioni iconoclaste inaugurate da Leone Isaurico nei primi decenni del sec. viri segnano l'inizio di un distacco delle diocesi di Sicilia dal patriarcato romano. C. segue le sorti delle altre ed è assoggettata al patriarcato bizantino.
Sulla cattedra di C. da questo momento si trovano vescovi greci di lingua come s. Leone II vissuto al tempo di Leone Isaurico e Teodoro presente al Concilio niceno del 787, Eutimio amico di Fozio ( 850 ). Verso la metà del sec. viri C. veniva elevata a sede arcivescovile autocefala e questa situazione le era riconosciuta anche in seguito al tempo di Leone il Saggio; anzi sotto Giovanni Zi misce (869-97), C. figura tra le grandi metropoli ecclesiastiche cui sono soggette le diocesi di Sicilia. Con la conquista araba l'organizzazione instaurata dai Bizantini andò distrutta per sempre, giacché dopo l'avvento dei Normanni C. risorse a nuova vita, ma come semplice diocesi.
La conquista normanna della Sicilia ebbe inizio
1083
nel 1061 e con l'aiuto dell'emiro di C. che si offrì ai nuovi conquistatori come alleato. La città cadde nelle loro mani nel 1071, ma dieci anni dopo essa si rivoltava per ridarsi ai musulmani di Siracusa. Ciò lascia supporre che gli abitanti durante la dominazione musulmana fossero passati alla religione maomettana. Dopo la riconquista, a differenza di altre città dell'isola, fu data in feudo da Ruggero I al titolare dell'abbazia di S. Agata fondata dallo stesso conte di Sicilia: il bretone Ansgerio, già priore di S. Eufemia in Calabria (1091). Urbano II approvando la nomina consacrava vescovo l'elettore, stabilendo che per il futuro l'abate di S. Agata fosse nello stesso tempo vescovo della diocesi (Jaffé-Wattenbach, 5460). Subito dopo stabiliti i confini della nuova diocesi, Ruggero faceva iniziare la costruzione dell'abbazia e della Cattedrale. Da questo momento e fino alla seconda metà del sec. XVI c. avrà il suo capitolo regolare formato da monaci benedettini. Ansgerio visse, a quanto pare, fino al 1124; al suo successore Maurizio era riservato di accogliere (1126) le reliquie di S. Agata riportate da Costantinopoli. Pochi anni dopo lo scisma papale del 1130-38 faceva sentire le sue ripercussioni anche su C. Anacleto II appoggiato da Ruggero II elevando Messina a sede metropolitana (ibid., 8423) le sottometteva C. come suffragante, mentre Urbano II l'aveva assoggettato direttamente alla S. Sede. Tale acquiescenza fu scontata dopo la morte di Anacleto II; i successori di Maurizio rimasero per un trentennio dei semplici eletti che Roma non volle riconoscere. La situazione divenne normale al tempo di Alessandro III che nel 1168 ratificò l'elezione di Giovanni Aiello (ibid., 11415), morto poco dopo sotto le rovine della Cattedrale con 40 monaci nel terremoto del 1169. Agli inizi della dominazione aveva vescovi di C. sono personalità in vista alla corte: Ruggero (1195-1207) educatore di Federico II; Gualtiero di Palearia (1207-32) già tutore di Federico e cancelliere del regno, più tardi (1221) caduto in disgrazia ed andato in esilio. La torbida situazione politica degli anni seguenti e la lotta tra lo svevo e la S. Sede fecero sì che la sede rimanesse vacante per molti anni. Ancora nel 1250 Ottone Capuzio eletto da Innocenzo IV come vescovo non aveva potuto prendere possesso della sua dioces
i. La calma ristabilita dopo l'insediamento di Carlo d'Angiò a re di Sicilia non durò a lungo: scoppiati i moti del 1282 e scacciati gli Angioini dall'isola, i Siciliani, radunati a parlamento a C
sede d'ora in poi di governo - passavano la corona nelle mani di Pietro II d'Aragona (1282); di qui l'inizio di una lunga contesa tra Angioini e Aragonesi, nella quale la S. Sede si schierava a favore dei primi. La situazione politica ebbe i suoi riflessi su quella religiosa e Bonifacio VIII che aveva inviato a C. il card. Gerardo di Parma per rafforzare la posizione di Roberto d'Angiò che vi si era momentaneamente insediato (1299) con l'aiuto di una congiura ordita ai danni di Federico III, non poté ottenere l'ingresso del vescovo Gentile di lui eletto, morto poi nel 1304 fuori sede. Leonardo Fieschi che gli successe (1304-31) dopo il 1314 abbandonava definitivamente la sua diocesi. Anche Niccolò di Ceccano che doveva prendere il suo posto, rimase semplice e deciso e morì in Roma (1339), poiché quell'anno stesso venne nominato il benedettino cassinese Niccolò de Grelis. Nel frattempo la morte di Federico III (1337) gettava la Sicilia in piena anarchia durante il breve regno di Pietro II (m. nel 1342) e quello dell'inesperto Ludovico, morto diciassettenne nel 1355. C. come sede del governo fu centro di accanite lotte, che devastarono il territorio e vilipensero l'autorità regia. La sede vescovile però ebbe un'alta guida nel francescano Gerardo Odon (1342-48), già discepolo di Duns Scoto, grande teologo e ministro generale del suo Ordine. Sin dal 1331 Giovanni XXII l'aveva inviato in Italia per fare opera di pacificazione. La vita della diocesi, attraverso l'attività dei suoi vescovi, come Giovanni di Luna (1348) e Marziale (1355), continua ad essere intimamente legata alla vicenda politica, finché non s'intesta in avvenimenti di più vasta portata quali lo Scisma d'Occidente. Fu eretta ad arricchire la Grande Regio XVI il 28 luglio 1844.II. ISTITUTI CULTURALI
L'abbazia di S. Nicolò occupa il primo posto nella storia culturale catanese del Settecento con la sua ricca biblioteca, museo e gabinetto di scienze naturali e i suoi monaci dotti: Bartolomeo d'Alessandro (m. nel 1919), Emiliano Guttadauro (m. nel 1836), l'arcivescovo Nicolò Tedeschi teologo insigne (m. nel 1741), Placido Scamacca (m. nel 1787) e soprattutto Vito M. Amico, storico insigne.Oggi, accanto alla vecchia biblioteca dei Benedettini, rimangono ancora due altre biblioteche sorte circa la stessa epoca: l'Università (sec. XVIII) iniziata con il fondo privato di G. B. Caruso e con quello dei Gesuiti espulsi nel 1767, e la Ventimilliana, annessa all'Università, che è la vecchia biblioteca privata del vescovo di C. Salvatore Ventimiglia, il quale, nel 1783, la donò all'Università.
L'Ateneo catanese è il massimo istituto culturale alla cui fondazione sono legati oltre i nomi di Alfonso I al Magnanimo, che ne decretò la erezione nel 1434 ed Eugenio IV che ne sanciva la erezione nel 1444, anche quelli del celebre giurista e futuro arcivescovo di Palermo Nicolò Tedeschi (1383-1445) e il vescovo di C. Giovanni de Primis (m. nel 1449), entrambi cittadini catanesi e futuri cardinali.
III. MONUMENTI
Dei monumenti insigni della città oltre la chiesa benedettina di S. Nicolò, costruita su disegno dell'architetto romano G. B. Contini, vanno citati il Duomo, che della costruzione del tempo normano non conserva se non le tre poderose absidi. La chiesa, rimasta incompiuta nella facciata, non ha uguali per grandiosità in altre chiese della Sicilia.Dopo il terremoto del 1696 la ricostruzione venne affidata a G. B. Vaccarini autore della facciata e della sistemazione urbanistica della città. Degno di nota all'interno il monumento funebre del viceré Ferdinando de Acuna dello scultore messinese Antonello da Ferri. Notevole pure la chiesa del S. Carcere con il suo portale duecentesco che un tempo adornava la facciata del Duomo. Uno dei complessi settecenteschi più significativi di C. si trova nella via Crociferi con la chiesa di S. Giuliano da una parte e dall'altra la chiesa di S. Benedetto e quella di S. Francesco Borgia con l'antico collegio dei Gesuiti oggi ospizio di beneficenza. Nel convento di S. Nicolò affreschi tolti dalle catacombe romane, molto ritoccati. - Vedi Tav. LX.
In particolare le vecchie opere erudite di: P. Carrera, Delle memorie storiche della città di C., 2 voll., Catania 1639-42; J. B. De Grossis, Catanense decachordum sive novissima sacrae catanensis L'ecclesiae notitiae..., 2 voll., ivi 1642-47; id. Catania sacra sive de episcopis catanensis, ivi 1654; V. M. Amico, Catania illustrata, 4 voll., ivi 1740-46; R. Pirri, Sicilia sacra, 3 ed., I. Palermo 1733, pp. 513-97; F. Ferrara, Storia di C., ivi 1829; V. Cordaro Ciarenza, Osservazioni sopra la storia di C., 4 voll., Catania 1833-34. Per quanto riguarda la bibliografia scientifica recente si rimanda per la storia antica a Lanzoni, pp. 624-29; P. Franchi de Cavalieri, Note agiografiche, ivi (Studi e Testi, 49), Roma 1928, pp. 1-75; G. Libertini, Tarde iscrizioni catanesi e bolli bizantini, in Arch. stor. Sic. orient., 27 (1931), p. 50 sgg.; id., C. nell'età bizantina, ibid., 28 (1932), pp. 242-66; H. Achelsi, Römische Katakombenbilder in C., Berlino 1932; A. Ferrara, Osservazioni sulle iscrizioni cristiane catanesi, in Bollettino storico catanese, 3 (1938), pp. 33-59; B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, IV, Roma 1949, pp. 9 sgg., 35 sgg., 112 sgg., ecc.
Per il periodo medievale oltre l'opera nota di E. Caspar, Roger II, Innsbruck 1904, pp. 613-27 e la più recente di L. T. White, Latin Monasticism in Norman Sicily, Cambridge, Mass. 1938, pp. 104-17, occorre tener presenti, per la successione episcopale, i registri papali editi sinora: G. Pressutti, Regesta Honori papae, Roma 1881; Ch. Grandjean, Les registres de Benoît XI, Parigi 1883; G. Digard, Les registres de Boniface VIII, ivi 1896; E. Jordan, Les registres de Clément IV, ivi 1893; C. Bourrel de la Roncière, J. de Loye e A. Coulon, Les registres d'Alexandre IV, ivi 1902; J.-M. Vidal, Benoît XII, Lettres communes, ivi 1903 sgg.; G. Mollat, Jean XXII (1316-34), Lettres communes, ivi 1904-39; Eubel, I, pp. 176-77.
Per l'epoca moderna: oltre i voll. III e IV dell'Eubel, pp. 174-75 e 141-42, cf. pure per l'ultimo periodo: V. Messina, Biografie dei vescovi catanesi dei secc. XVIII e XIX, in La Sicilia sacra, 5 (1904), pp. 4-26, 142-62, 289-313, 443-66; 6 (1905), pp. 126-41, 228-50, 395-421; cf. pure F. Coco Liccardelli, Sacerdoti catanesi memorabili del sec. XVIII, ibid., 3 (1901), pp. 215-18, 268-74. Per la storia culturale oltre R. Sabbadini M. Catalano, Storia documentata della R. Università di C., 2 voll., Catania 1898-1913, V. pure V. Casagrandi, L'Archivio della R. Università di C., ivi 1897 e gli articoli commemorativi per il centenario in Archivio storico per la Sicilia orientale, 30 (1934), pp. 182-398; M. Gaudioso, L'abbazia di S. Nicolò l'Avena di C., ibid., 25 (1929), pp. 199-243; C. Naselli, Lattoratura e scienza nel convento di S. Nicolò l'Avena, ibid., pp. 245323. Per la storia artistica di C. si rimanda soprattutto a R. Pennisi, Notizie storiche sulla cattedrale di C. e sull'offresco della grande abside, in Asso, 23 (1927), pp. 249-96; G. Basile, Le opere di Antonio da Preri nella cappella di S. Agata della cattedrale di C., ibid., 28 (1932), pp. 95-121; F. Fichera, O. B. Vaccarini e l'architettura del Settecento in Sicilia, 2 voll., Roma 1934; Cottinoni, I, coll. 631-32. Mario Scaduto