CATTOLICHE, LETTERE. - Titolo attribuito a sette scritti apostolici che, nelle edizioni attuali del Nuovo Testamento, seguono le 14 lettere di s. Paolo e sono disposte in quest'ordine: una di Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni, una di Giuda. Negli antichi codici greci del sec. IV (Vaticano e Sinaitico) queste lettere sono trascritte prima di quelle paoline. Nei canoni dei Concili fiorentino e tridentino Pietro ha la precedenza, però nella Volgata clementina al primo posto è Giacomo. Questa disposizione in uso presso gli scrittori orientali, portata in Occidente da s. Girolamo, si deve probabilmente al fatto che nell'epistola ai Galati (2, 9) i nomi degli Apostoli sono disposti in quest'ordine: «Giacomo, Cefa, Giovanni». Potrebbe anche derivare dalla priorità cronologica dello scritto di Giacomo.
Sul significato del titolo «I. c.» si discute. La maggior parte dei commentatori ritiene che significhi «universali». Infatti queste lettere hanno, nel complesso, una destinazione più larga di quella degli scritti paolini. La II e la III di Giovanni sono sì dirette rispettivamente ad una Chiesa (detta Signora-Eletta) e ad un individuo (Caio), ma questi brevi scritti si possono considerare come appendici alla I di Giovanni che, dal contesto, risulta diretta all'ambiente per cui fu scritto il IV Vangelo (Asia Minore). Secondo altri il titolo «c.» sarebbe sinonimo di «canoniche». Indicherebbe che questi scritti sono ricevuti dalla Chiesa cattolica. In questo senso si potrebbe interpretare un'espressione controversa del Frammento muratoriano: «Epistola sane Iudae et superscripti (o superscriptae) Iohannis duae in Catholica habentur» (inn. 68-69). Cassiodoro chiama «c.» le nostre sette lettere (PL 70, 1126). S. Beda le chiama indifferentemente canoniche o «c.» (PL 93, 9).
La canonicità di cinque di queste lettere fu soggetta a dubbio nei primi tre secoli. Eusebio ne elenca solo due (I Pietro e I Giovanni) fra gli scritti homologoimenoi (ammessi da tutti), classifica le altre tra gli antilegomenoi (disputati), riconosciuti però dalla maggior parte (Hist. eccl., III, 25; PG 20, 269). Nel sec. IV v'è il consenso moralmente unanime in favore
della canonicità di tutte. Per le questioni particolari, V. GIACOMO; PIETRO; GIOVANNI; GIUDA.