CIBO, FAMIOLIA

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CIBO, famiolia. - Nobile famiglia genovese. Cominciò a farsi notare nella prima metà del sec. xv con Abano C. che fu a servizio degli Aragonesi di Napoli e senatore a Roma (1455). Suo figlio Giovanni Battista divento, nel 1484, papa Innocenzo VIII (v.).
Maurizio fratello del Papa (m. nel sett. 1490) non ebbe parte rilevante nel governo dello Stato e visse modestamente. Dei figli che Innocenzo VIII ebbe prima di entrare negli Ordini, Teobobina andò sposa al genovese Gherardo Usodimare; Franceschetto sposò Maddalena, figlia di Lorenzo de' Medici, entrando cosi nel campo della politica medicea.
Assunse il nome dei C. anche Lorenzo de' Marr, figlio di Domenico parente di papa Innocenzo, che ebbe l'arcivescovato di Benevento il 5 dic. 1485 e fu castellano di Castel S. Angelo. Creato cardinale il 9 marzo 1498, ebbe qualche parte negli avvenimenti di quegli anni. Morí il 21 dic. 1503.
Lorenzo, figlio di Franceschetto, fu comandante generale dello Stato pontificio, n. a Sumpierdarena il 24 luglio 1500, m. a Pisa il 14 marzo 1549. Rimase qualche tempo alla corte di Francia presso Francesco I, quindi, venuto a Roma, fu nel 1524, da Clemente VII, costituito governatore di Spoleto. Nel 1528 fu nominato capitano della guardia del palazzo Apostolico e, due anni dopo, comandante generale dello Stato pontificio (Pastor, III, passim). Il suo matrimonio ( 1515 ) con Ricciarda Malaspina, erede del principato di Massa, ebbe per conseguenza che la famiglia continuò col nome di C.-Malaspina ed il loro figlio Alberico I ebbe l'investitura del ducato da Carlo V nel 1534.
Innocenzo, fratello di Lorenzo, fu cardinale; n. a Firenze il 25 ag. 1491, m. a Roma il 14 apr. 1550. Protonotario apostolico, il 23 sett. 1513 a 22 anni fu creato da Leone X, suo zio, cardinale dei SS. Cosma e Damiano. Nel 1516 ebbe in amministrazione la chiesa
di Torino che cambiò, l'ri maggio 1517, con quella di Marsiglia, e la tenne sino al 1530 . Intanto l'ri marzo 1520 ebbe l'arcivescovato di Genova che conservò fino alla morte; ebbe in temporanea amministrazione le sedi di S. Andrea in Scozia (1513), di Aleria in Corsica (1518-20), di Mariana pure in Corsica (1531), di Tropea (1538), di Messina (1538-50). L'8 dic. 1515 accompagnò a Bologna Leone X che andava ad incontrarsi con Francesco I vincitore di Marignano. Durante la guerra intrapresa dal Papa per il ricupero di Parma e Piacenza, prestò a Leone X 35 mila ducati ricevendone in garanzia il camerlengato che poté però conservare solo per due mesi. Morto Leone X, egli divenne assai autorevole alla corte di Clemente VII e gli venne affidata, l'ri genn. 1524, la legazione di Bologna e Roma.
Durante il sacco di Roma e la prigionia di Clemente VII, rimasto libero riusci a mantenere molte città all'obbedienza del Papa e si impegnò con i cardinali radunati a Piacenza di non trasportare la sede apostolica ad Avignone. Accompagnò Clemente VII a Bologna nel 1529 quando questi si incontrò con l'imperatore Carlo V e lo incoronò imperatore ( 24 febbr. 1530). Dopo l'uccisione del duca Alessandro de' Medici resse il governo di Firenze fino alla venuta del duca Cosimo I. Questi seppe garbatamente metterlo da parte, tuttavia lo inviò nel 1538 alla tregua di Nizza. Con Paolo III fu in disaccordo, pensò di potergli succedere, ma vani furono i suoi sforzi nel 1549. Del resto visse come se nulla avesse dell'ecclesiastico e passa come uno dei più mondani cardinali di quell'età (Pastor, IV, passim).
Si ritrovano membri della famiglia C. nell'alta gerarchia ecclesiastica nel sec. xvir con Alderano, cardinale, n. a Genova il 16 luglio 1613 , m. a Roma il 22 luglio 1700. Figlio di Carlo, duca di Massa e Carrara, e di Brigida dei marchesi di Spinola, abbracciò a Roma, giovanissimo, la carriera ecclesiastica sotto papa Urbano VIII. Fu nominato, nel 1644, maggiordomo, poi, il 6 marzo 1645 , venne creato, da Innocenzo X, cardinale del titolo di S. Pudenziana, a trentadue anni. Fu legato di Urbino (1646), di Ravenna (1648) e di Ferrara (1639) dove diede grande incremento alle lettere e alle arti, e lottò per cercare di sterminare i briganti che infestavano quelle regioni. Fu membro delle principali congregazioni romane e il 24 apr. del 1656 fu nominato, da Alessandro VII, vescovo di Iesi, dove due anni dopo celebrò un sinodo i cui atti furono poi stampati. Ebbe successivamente i vescovati di Palestrina ( 6 febbr. 1680), Porto, e finalmente quello di Ostia il 10 nov. 1687. Nel 1698 radunò un sinodo a Velletri. Innocenzo IX, appena assunto al pontificato nel 1676 , volle il C. per suo segretario di Stato; questi si trovò cosi legato a tutti gli avvenimenti di quegli anni, particolarmente alla guerra contro il Turco che culminò nel 1682 con la liberazione di Vienna, ed alla resistenza contro Luigi XIV ed il suo ambasciatore marchese di Lavardin a proposito degli esagerati diritti di franchigia nel suo quartiere di Roma. Da Pier Matteo Petrucci gli fu dedicato il libro: Contemplatione mistica acquistata, stampato nel 1681 ed intinto degli errori del Molinos; fu il C. che promosse la nomina del Petrucci a vescovo di Iesi e lo consacrò. Ma il 15 febbr. 1687 il C. sottoscriveva la circolare ai vescovi d'Italia contro il Molinos ed il 17 dic. 1687 il Petrucci stesso ritrattò dinanzi al C. gli errori che aveva comuni col Molinos stesso. Il C. fu inoltre uomo dottissimo e protesse artisti e letterati. A lui si devono opere di restauro nelle chiese, in particolare costrui una sontuosa cappella a S. Maria del Popolo a Roma, che fece ornare di splendidi marmi sotto la direzione di Carlo Fontana e fece dipingere da Carlo Maratta.
Biel.: Gallia Christiana, I. Parigi 1715, p. 388; Ughelli, I, p. 88; L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali, VII, Roma 1793, pp. 64-67; L. Staffetti, Il libro di ricordi della famiglia C., Genova 1910; L. Mussi, Il card. C.-Malaspina, Massa 1913; Pastor, XIV, II, p. 15 e passim; G. B. Scapinelli, Il memoriale

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(della riproduzione fotolipica curata da Pio Franchi de' Cavalieri, Fotina 1867

Ciborio - Particolare della miniatura raffigurante l'uccisione del sommo sacerdote Zaccaria. L'artista ha rappresentato l'altare ebraico con un altare della sua epoca. Menologia di Basilio II (976-1026) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 1613 fol. 14.
del p. Oliva S. J. al card. C. sul nepotismo (1676), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 2 (1948), p. 262.
Camillo, figlio di Alberico III, duca di Massa e Carrara, n. il 25 apr. 1681, alla morte del padre (1715) rinunciò ai diritti sul ducato in favore del fratello Alderano III, per continuare nella carriera ecclesiastica che aveva cominciata come chierico di Camera (1705) indi di uditore. Nel 1718 fu patriarca di Gerusalemme, maggiordomo di Benedetto XIII nel 1725 e resistette all'invadenza del Coscia. Fu creato cardinale di S. Stefano al Celio, il 23 marzo 1729. Morì il 12-13 genn. 1743 (G. De Novaes, Elementi della storia dei sommi pontefici, XIII, Roma 1822, p. 149). Sua nipote MARIA TERESA, ultima discendente del casato, trasmise alla casa d'Este il principato di Massa nel 1741, sposando Ercole Raimondo, figlio di Francesco III, duca di Modena. - Vedi Tav. XCVIII.

Bibl.: G. Viani, Memorie della famiglia C. e delle monete di Massa di Lunigiana, Pisa 1808; L. Staffetti, Il libro dei ricordi della famiglia C., Genova 1910; V. A. Vitale, Cybo, in Enc. Ital., XII (1931), p. 201.
Emma Santovito