COLONNA, VITTORIA

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COLONNA, VITTORIA - Lettera autografa, indirizzata probabilmente al card. Ercole Gonzaga (ca. 1536) - Parma, biblioteca Palatina.
COLONNA, VITTORIA - Lettera autografa, indirizzata probabilmente al card. Ercole Gonzaga (ca. 1536) - Parma, biblioteca Palatina.

fici (ibid., p. 222). Solo quando l'anno seguente, nel maggio, il Papa era chiuso in Castel S. Angelo durante l'orribile sacco, Pompeo venne in aiuto di lui. Nel 1528 riammesso già nei suoi uffici ecclesiastici, divenne viceré di Napoli per Carlo V; dopo aver avuto temporaneamente in commenda le diocesi di Acerno, Potenza, Sarno, Cahors, Catania, Aquila, Aversa, fu anche arcivescovo di Montelupo il 14 dic. 1530. Morì in Curia il 28 giugno 1532.

Un altra impresa dei C. contro lo Stato papale fu quella condotta da Ascanio, figlio di Fabrizio, sul principio del 1541 contro Paolo III in occasione della guerra del sale e terminò con un disastro per il colonnese (P. Balan, op. cit., VI, p. 468). Suo figlio Marcantonio ebbe parte anche nella guerra condotta dal duca d'Alba contro Paolo IV nel 1556-57 (ibid., p. 583 sgg.); e fu l'ultima contesa del genere da parte dei C. contro lo Stato del Papa. Essi continuarono però a mantenersi nel loro prestigio ed a conservare i rapporti che li legavano col regno di Napoli, grazie ai feudi ed uffici che possedevano colà.

Figlia di Fabrizio e di Agnese di Montefeltro, sorella di Ascanio, ma ben diversa da lui, fu Vittoria C., n. a Marino nel 1490 o nel 1492, m. a Roma il 27 febbr. 1547; donna di eletti ingegno, che fu in relazione coi maggiori letterati dell'età sua, il Molza, il Castiglione, il Bembo e si conquistò la stima e la riverenza del Papa e di sovrani ed in particolar modo del Buonarroti. Andò sposa ad Ischia il 27 dic. 1509 a Ferrante d'Avalos, marchese di Pescara, di nobile famiglia spagnola stabilita a Napoli, che si rese celebre nella guerra fra imperiali e Francesi nell'Italia settentrionale in questi anni. Sebbene convivesse per breve tempo con la moglie, quand'egli morì a Milano il 25 nov. 1525, Vittoria, ritiratasi in un primo tempo ad Ischia, non pensò che a glorificare il suo «sole» (il D'Avalos) in versi improntati a quel petrarchismo platoneggiante che era allora in auge. Ma presto cominciò a prendere viva parte a quel movimento di riforma spirituale che formava l'aspirazione di molti in quell'età. Sostenne

fino dal suo principio la riforma francescana dei Cappuccini e favorì in particolare frate Bernardino Ochoino finché rimase cattolico; e, senz'essere stata discepola di Juan Valdés a Napoli, mantene viva amicizia con alcuni di coloro che erano imbevuti delle sue idee come Giulia Gonzaga, Marcantonio Flaminio, Alvise Priuli, Pietro Carnesecchi.

Nel 1541-44, mentre soggiornava a Viterbo, fu in relazione con il card. Reginaldo Polo e con quei suoi amici tutti presi dal problema della Grazia suscitato da Lutero e disposti ad attribuire la giustificazione dell'uomo esclusivamente ai meriti di Cristo, senza riguardo alla cooperazione nostra ed al valore delle opere buone. In questi anni alla compo­se le Rime spirituali, incitando alla imitazione di Cristo, conducendo vita ascetica e soggiornando di preferenza nei monasteri di Ferrara, Orvieto sino a ridursi a morire in quello di S. Anna dei Funari a Roma, dove fu anche temporaneamente sepolta. Come i migliori dei suoi amici alla intese di essere figlia devota della Chiesa dalla quale non pensò mai di separarsi, ma solo di contribuire a quella corrente spirituale che ne voleva la riforma, preoccupandosi della vita dello spirito al disopra di qualunque interesse di parte o di setta.

Opere: Le Rime di Vittoria furono stampate la prima volta a Parma nel 1538; altre 11 edizioni si susseguirono durante la sua vita. Il pianto sopra la Passione di Cristo apparve postumo presso Aldo Manuzio, Venezia 1556; seguirono altre 5 edizioni; poi cadde del tutto in oblio. Il Carteggio fu pubblicato da E. Ferrero e G. Müller con supplemento di D. Tordi, Torino 1899.

Bibl.: V.C., in L'Italia francescana, 2a serie, 22 (1947); pp. 1-134 (numero unico con studi di H. Jedin e altri). - F. Alicarnasceno, Vita di V. C., Napoli 1844; B. Fontana, Documenti vaticani di V. Cappuccini, in Arch. della R. Soc. romana di storia patria, 9 (1860), pp. 345-371; id., Renata di Francia, II, Roma 1893, pp. 41-83; J. J. Wyss, V. C., Leben, Wirken und Werke, Frauenfeld 1916 (dal punto di vista protestante); W. Rothes, V. C. als Säule der Gegenreformation, in Festschrift für Merkel, Düsseldorf 1922 (replica cattolica); A. Amy Bernardy, La vita e l'opera di V. C., Firenze 1928.

Quando Pio V ebbe bisogno di un uomo d'arme per crearlo capitano generale dell'armata papale contro il Turco, affidò tale ufficio l'11 giugno 1570 a Marco Antonio C., n. a Civita Lavinia il 26 febbr. 1535 da Ascanio e Giovanna d'Aragona, nipote di Vittoria. Passata la burrasca subita sotto Paolo IV, il C. era ritornato a Roma il 21 ag. 1559, ricuperando presto Paliano con la protezione di Filippo II. Sera rimesso a far risorgere le fortune della casa e a difendere anche sul mare le spiagge pontificie del Tirreno. Partecipò con le navi veneziane e spagnole a quella spedizione contro il Turco che ebbe il suo più glorioso episodio nella vita navale di Lepanto del 7 ott. 1571. Il C. comandò le forze papali anche nella spedizione del 1572 senza però poter eguagliare le prodezze dell'anno precedente. Egli fu poi nominato da Filippo II viceré di Sicilia; morì a Medinaceli il 19 ag. 1584.

Bibl.: A. Guglielmotti, M. A. C. alla battaglia di Lepanto, Firenze 1862; P. Balan, Storia d'Italia, VII, Modena 1896, p. 43; S. P. Pastor, VIII, p. 530; L. Serrano, La liga de Lepanto, 2 voll., Madrid 1918-20, passim; A. Dragoni, Gli Italiari a Lepanto, Roma 1931, passim; G. Borino, Il trionfo di M. A. C., 18, 1938. Su Lepanto V. ora il fondamento: F. Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen d'Époque de Philippe II, Parigi 1949, pp. 923-82.

FABRIZIO, figlio di Marco Antonio, sposò Anna Borromeo, sorella di S. Carlo e devota discepola di S. Filippo Neri.

Seguendo la tradizione, diventata costante nel loro caso, i C. furono in questo e nei due secoli seguenti fedeli aderenti alla politica spagnola e ne favorirono le parti in seno alla Curia nella quale ricominciarono ad essere presenti col rivestire i più alti uffici ecclesiastici.

Nipote di Marco Antonio e figlio di Camillo duca di Zagarolo e di Vittoria C. inunzione fu Marco Antonio nel 1565 e fu figlio di Filippo II, arcivescovo di Taranto, creato da Pio IV cardinale l'11 marzo 1565 e trasferito all'arcivescovo di Salerno il 13 ott. 1568; per questa diocesi pubblicò nel 1579 le Constituiones synodales. Fu poi vescovo di Palestrina l'11 maggio 1587, bibliotecario alla Vaticana, membro di parecchie congregazioni e commissioni, perché molto perito nelle scienze sacre. Nel Conclave del sett.-ott. 1590 parve un momento sicura la sua elezione al papato, ma fu avversato dagli zelanti, ai quali i suoi costumi non apparvero senza macchia; ebbe parte attiva anche nei conclavi seguenti. Morì a Zagarolo il 14 marzo 1597.

Molto favorito da Filippo II fu poi Ascano C. figlio di Marco Antonio, abate di S. Sofia di Benevento che Sisto V creò cardinale di Zagarolo di S. Vito il 17 nov. 1586 e arricchì del Laterano. Uomo dotto e generoso, viceré di Aragona (1602-1604), fu vescovo di Palestrina il 5 giugno 1606. Sostenne i cosiddetti diritti della monarchia sicula contro il Baronio. Fu fortemente ostile ai Veneziani durante il celebre interdetto. Morì a Roma il 17 maggio 1608.

A questi due C. tenne dietro nel Sacro Collegio, alcuni anni dopo, GIROLAMO C. che Urbano VIII creò cardinale di Zagarolo il 30 ag. 1627, ma pubblicò solo il 7 febbr. 1628; anche egli fu arricchì del Laterano; creato arcivescovo di Bologna il 24 nov. 1632, vi aveva già rinunciato prima del 6 febbr. 1645. Vescovo di Tuscolo il 21 nov. 1661, morì fuori della Curia il 4 sett. 1666 (Pastor, XIV, 1, p. 38).

Quasi contemporanei fra loro furono: CARLO C. dei ducati di Paliano, n. 11 nov. 1665, che fu maggiorato di Innocenzo XII nel 1666 e poi di Clemente XI. Questi lo creò cardinale di S. Maria della Scala il 17 maggio 1706; ma a Roma l'8 luglio 1739 (G. de Novae, Storia dei pontifici, XII, Siena 1806, p. 91). PROSPERO C. romano dei principi di Sonnino, n. a Marino il 17 nov. 1662, chierico di Camera e poi uditore sotto Innocenzo XIII, fu creato cardinale di S. Angelo il 30 sett. 1739 da Clemente XII. Morì a Roma il 3 marzo 1743 (G. de Novae, op. cit., XII, p. 291).

GIROLAMO C., n. l'8 maggio 1708, fu maggiorato di Clemente XII nel 1732 e poi di Benedetto XIV che lo creò cardinale di S. Angelo il 9 sett. 1743. Continui però nel medesimo ufficio sino al 1758 tenendo come coadiutore il nipote Marco Antonio. Fu arricchì di S. Maria Maggiore prima del 1750, vicecancelliere nel 1753, vicecamerlengo nel 1756. Era fornito di gran senso d'arte. Morì il 8 genn. 1763 (G. de Novae, op. cit., XIV, p. 67).

MARCO ANTONIO, di cui si è fatto cenno, era nato a Roma il 16 ag. 1724 e Clemente XIII lo creò cardinale di S. Angelo il 24 sett. 1759. Godette grande stima come uomo dotto, caritatevole e virtuoso; arricchì di S. Maria Maggiore, prefetto di Propaganda nell'ap. del 1763, vicario di Roma, fu anche nel Conclave del 1769 portato come candidato al papato. Vescovo di Palestrina il 20 sett. 1784, morì il 4 dic. 1793.

Fratello del precedente fu PIETRO PANFILI C. dei ducati di Paliano, n. a Roma il 7 dic. 1725; stette come nunzio a Parigi, proprio nei momenti in cui si cacciavano i Gesuiti di Francia. Clemente XIII lo creò cardinale di S. Maria in Trastevere il 26 sett. 1766. Morì a Verona il 4 dic. 1780.

In un momento in cui non c'era nel Sacro Collegio nessun membro di casa C., Clemente X volle che Egidio Sciarra C. principe di Carbognano adottasse nella sua famiglia FEDERICO BALDESCHI c'era stato segretario di Propaganda ed assessore del S. Uffizio. Egli poi lo creò cardinale il 12 giugno 1673 e lo pubblicò il 17 dic. 1674. Il Baldeschi fu quindi chiamato comunemente il card. C., ebbe larga parte negli affari di quegli anni, e morì a Roma il 4 ott. 1691.

Alla famiglia C. di Carbognano appartiene PROSPERO,

n. il 17 genn. 1707, che fu maestro di Camera di Benedetto XVI sino dal momento della sua elezione e da lui creato cardinale di S. Giorgio al Velabro il 9 sett. 1743. Fu prefetto della Segnatura e della Congregazione di Propaganda e considerato persona di particolari esperienze. Durante il Conclave del 1758, grazie a speciali preoccupazioni elettorali, fu nominato protettore del regno di Francia dall'ambasciatore francese; morì il 20 apr. 1765 (G. de Novae, op. cit., XIV, p. 63; Pastor, XVI, I, passim).

Va ricordato finalmente, come ultimo cardinale di casa C., Niccolò C. di Stigliano, napoletano, n. il 15 luglio 1730, che fu nunzio in Spagna; fu creato cardinale da Pio VI il 4 febbr. 1785 e morì a Savignano il 31 marzo 1796 (G. de Novae, op. cit., XVI, p. 132).

Non si trovano cardinali di casa C. dopo la Restaurazione. - Vedi tav. II.

BIBL.: Manca un'esauriente storia complessiva di casa C. e conviene perciò ricorrere alle storie generali del Gregorovius, del Pastor, del Balan ecc. ed ai diversi volumi della Deputazione romana di storia patria. P. Colonna, I. C. dalle origini al sec. XIX, Roma 1937, è un riassunto non senza errori; P. Litta, Famiglie celebri italiani: I. C., Roma 1836; A. Coppi, Memorie colonnesi, ivi 1855; L. Ross, Die C., Lipsia 1912; R. Neumann, Die C. und ihre Politik von der Zeit Nikolaus IV bis zum Abgang Ludwigs des Bayern aus Rom, Langensalza 1916.

Particolare menzione merita per l'età più recente FILIPPO C. Assistente al soglio pontificio, n. a Napoli il 3 sett. 1760 dal principe don Lorenzo e da Marina dei marchesi Estensi di S. Martino, m. in Roma il 26 giugno 1818. Quando nel 1796 i Francesi invasero le Legazioni, concorse al riarmo delle truppe. Nel 1797 fu promosso generale di brigata e poi il 15 ag. seguente tenente generale. Fede-lissimo alla S. Sede, soffriva gravi malversazioni nel corso delle due occupazioni napoleoniche di Roma (1798, 1808). Primo fra i signori romani, assecondando i desideri del card. Consalvi, nel 1816 rinunciò ai diritti feudali sui suoi domini.

Nel 1834 Gregorio XVI rese ereditari nelle case C. e Orsini l'ufficio onorifico di assistente al soglio pontificio, che membri delle due famiglie avevano in precedenza tenuto saltuariamente.

BIBL.: A. Da Mosto, Milizie dello Stato romano (1600-1797), in Memorie storiche militari, 2 (1914), p. 550; P. Dalla Torre, Materiali per una storia dell'esercito pontificio, in Ras. stor. d. Risorg., 28 (1941), p. 190-212 dell'estratto. Paolo Dalla Torre