COLONNA, FAMIGLIA. - Il primo C. che la storia ricordi è quel PETRUS DE COLUMNA che sotto Pasquale II (1009-1118) aveva occupato Cave, territorio della S. Sede, e ne era stato ricacciato con la perdita di Colonna e di Zagarolo (Lib. Pont., II, pp. 298, 307 n. 15).
Egli era probabilmente figlio di Gregorio dei conti di Tuscolo, fratello di Benedetto IX. Nella gerarchia ecclesiastica ci si presenta primo quel GIOVANNI, creato cardinale di S. Prassede nel 1212, che nel 1223, al ritorno da un viaggio in Palestina, riportò la creduta colonna della flagellazione e la collocò nella sua chiesa tolaere. Fu a fianco di Gregorio IX nella lotta contro Federico II imperatore, finché nel 1240 passò nel campo imperiale ed al partito ghibellino del quale poi la casa C. fu costante aderente. Morì nel 1245.
Nipote di questo cardinale fu un altro GIOVANNI C. che, inviato per gli studi a Parigi, si fece domenicano nonostante l'opposizione dello zio che tentò di metterlo a cattiva luce presso Gregorio IX. Fu nominato arcivescovo di Messina da Alessandro IV nel 1255 e di là fu trasferito a Nicosia nel 1262. Nel 1262-63 sotto Urbano IV fu vicario di Roma. Non si conosce l'anno della sua morte. Compilò un Mare historiarum dalle origini del mondo fino a Lodovico IX che fu stampato tradotto in francese nel 1488; se ne hanno i brani più importanti in MGH, Scriptores, XXIV, pp. 266-84.
Scrisse pure De viris illustribus sia pagani che cristiani (Hutter, II, p. 438).
In Roma la famiglia C. aveva le sue case contigue alla chiesa dei SS. Apostoli, ma allargò il suo potere su tutta quasi la regione di Trevi occupando anche il mausoleo di Augusto: l'Agosta. Verso la fame del sec. XIII, la casata era divisa nei tre rami: di Palestrina che era il principale e prendeva il nome dalla città omonima, il più importante fortilizio della regione, di Gallicano e di Genazzano.
Figlia di Oddone C. di Palestrina fu quella MARHERITA che datasi a vita religiosa, fu monaca clarissa, morì a Castel S. Pietro sul Monte Prenestino il 30 dic. 1280 e fu venerata come beata; il suo culto fu confermato il 17 sett. 1847 ed il suo corpo fu trasferito a S. Silvestro in Capite (cf. L. Oliger, B. Margherita C. - Le due vite scritte dal fratello, ecc., Roma 1935).
Fratello maggiore della beata fu GIACOMO che compì i suoi studi a Bologna ed il 12 marzo 1278 fu creato cardinale di S. Maria in via Lata da Niccolò III.
Casa C. seppe conquistarsi il favore di Niccolò IV il quale il 16 maggio 1288 creò cardinale di S. Eustachio Pietro C., figlio di Giovanni, fratello del card. Giacomo, che aveva studiato diritto canonico a Padova. Stefano, fratello del card. Pietro, ebbe dal Papa speciali incarichi per la pace in Romagna, di modo che la famiglia in quegli anni divenne assai potente in Roma (cf. P. Balan, Storia d'Italia, IV, Modena 1895, p. 154 sgg.).
MATTEO, ODDONE e LANDOLFO si lamentarono del governo del fratello card. Giacomo, capo della famiglia dopo la morte di Giovanni; s'intromise nelle questioni papae Bonifacio VIII, ma i due cardinali ribellatisi alla sua autorità furono da lui privati del cardinalato e scomunicati il 23 maggio 1297. Nella guerra che ne seguì Palestrina fu distrutta ed i C. dovettero fuggire. Fu allora che Stefano e Giacomo Sciarra, fratelli del card. Pietro, ripararono in Francia presso il re Filippo il Bello; e lo Sciarra, come è noto, fu tra coloro che con gli emissari del re assalirono il Papa ad Anagni il 6 sett. 1303. La morte di Bonifacio VIII, avvenuta un mese dopo, mutò le sorti dei C.: i due cardinali furono da Benedetto XI liberati dalle censure, ma non riebbero la dignità cardinalizia che sotto Clemente V: il card. Giacomo morì ad Avignone il 14 ag. 1318; il card. Pietro, arciprete di S. Maria giore e del Laterano (1318), morì nel 1326 anch'egli in Avignone (cf. L. Moehler, Die Kard. Jakob Peter C., Paderborn 1914). Con i due cardinali erano incominciate le fortune colonnesi alla corte di Avignone.

ma non riebbero la dignità cardinalizia che sotto Clemente V: il card. Giacomo morì ad Avignone il 14 ag. 1318; il card. Pietro, arciprete di S. Maria giore e del Laterano (1318), morì nel 1326 anch'egli in Avignone (cf. L. Moehler, Die Kard. Jakob Peter C., Paderborn 1914). Con i due cardinali erano incominciate le fortune colonnesi alla corte di Avignone.
Sciarra C. fu senatore di Roma nel 1322 durante i tumulti provocati dalla venuta dell'imperatore Enrico VII; poi fu tra i sostenitori di Lodovico il Bavaro; il 17 genn. 1328 lo coronò imperatore a nome dei Romani e sanzionò il 10 apr. la deposizione di Giovanni XXII. Costretto a fuggire da Roma insieme col Bavaro nell'ag., morì nell'ott. del 1329. Stefano C. invece militava coi Guelfi e più tardi, nel 1347, fu fra i più tenaci oppositori di Cola di Rienzo, riuscendo a cacciarlo da Roma ed a rimettere l'ordine nella città sul finire di quell'anno.
Morì vecchissimo non molto dopo. Continue furono in quegli anni le lotte dei C. contro i baroni romani: Orsini, Savelli, Caetani, condotte con alterne vicende e causa di rovina per tutto il paese.
Il maggiore della casa era rimasto Stefano; da lui nacque Stefano il giovane e GIOVANNI C., creato cardinale di Giacomo di S. Angelo da Giovanni XXII il 13 dic. 1327, uno tra i pochissimi italiani di quegli anni; anch'egli fu arciprete del Laterano e morì il 3 luglio 1348. È ben nota la sua amicizia con Francesco Petrarca che fu suo ospite per qualche anno in Avignone. Fratello del card. Giovanni fu quel GIACOMO C., canonico di Noyon, che, nominato vescovo di Lombes in Guascogna il 23 maggio 1328 a 27 anni (m. nel 1341), fu anch'egli legato d'amicizia speciale col Petrarca.
Urbano VI si fece premura, appena scoppiato lo scisma, di conciliarsi la famiglia C., poiché quella degli Orsini gli era avversa; e nella sua grande creazione del 18 sett. 1378 creò cardinali AGAPITO del titolo di S. Prisca e Stefano preposito di S. Omer; questi morì prima di avere avuto il titolo e Agapito morì nell'ott. 1380. Agapito aveva acquistato al suo tempo una certa fama; arcidiacono di Bologna prima, era stato successivamente vescovo di Ascoli, di Brescia e di Lisbona; amico del card. Roberto di Ginevra, per non averlo seguito nello scisma, aveva perduto il vescovato; solo dopo reiterate sollecitazioni aveva accettato il cardinalato.
NICCOLÒ e GIOVANNI C. di Palestrina presero parte attiva alle lotte che con alterne vicende si svolsero a Roma e nei dintorni durante il periodo dello scisma, destreggiandosi fra le diverse fazioni che dominavano in quei tristi giorni.
Il 12 giugno 1405 Innocenzo VII creava cardinale Oddo C. che apparteneva al ramo di Gallicano e che fu eletto papa a Costanza l'11 nov. 1417 col nome di Martino V. Per ristabilire la pace nello Stato della Chiesa il Papa si servì particolarmente di Giordano, suo fratello maggiore, e di Antonio, Prospero ed Odorado figli del terzo suo fratello Lorenzo morto tragicamente. PROSPERO fu creato cardinale di Giacomo di S. Giorgio in Velabro il 24 maggio 1426, ma pubblicato solo l'8 nov. 1430. Ebbero pure la porpora in quegli anni valenti aderenti di casa C. come Giuliano Cesarini e Domenico Capranica.
La potenza della famiglia fu portata al suo maggior splendore col crearsi larghi interessi nel regno di Napoli che continuarono incessanti nell'età seguente. Tutto ciò provocò la gelosia nelle famiglie baronali rivali dei C.,
particolarmente in quella degli Orsini. Se ne videro le conseguenze dopo la morte di Martino V (1431), quando gli Orsini riuscirono a prevalere, forti del favore del nuovo papa Eugenio IV. Ne sorse una guerra che si complicò ben presto con le vicende del regno di Napoli e con quelle dei capitani di ventura desiderosi di far fortuna. Il card. Prospero sperò di diventare papa nel 1447, ma gli fu preferito il card. Parentucelli che fu Niccolò V. Il cardinale morì poi a Roma il 24 marzo 1463.
Una nuova fase della lotta con gli Orsini e con la Chiesa si ebbe con Sisto IV. Questo pontefice aveva il 15 maggio 1480 creato cardinale di S. Maria in Aquiro Giovanni C., il quale ebbe posto in commenda il vescovato di Rieti. I C. favorirono le parti di Ferdinando, re di Napoli, insieme coi Savelli, mentre gli Orsini tenevano le parti del conte Girolamo Riario, nipote del Papa. Venuto in sospetto del Papa, il card. Colonna, insieme col card. Savelli, fu tenuto come ostaggio il 2 giugno 1482 e non fu liberato che il 14 nov. 1483.
Cresciuti i contrasti, per opera del Riario il protototario Lorenzo C., capo della casa, fu mandato a morte il 30 giugno 1484 e le fortune dei colonnesi subirono un duro colpo; tuttavia si sostenerono anche durante i pontificati seguenti in mezzo alle competizioni politiche, servendo come capitani. Morto il card. Giovanni il 28 sett. 1508 e sepolto nella chiesa dei SS. Apostoli, ebbe il vescovato di Rieti Pompeo suo nipote, abate di Grottaferrata e Subiaco, più uomo di parte e d'armi che ecclesiastico, fiero avversario di Giulio II nel 1511; fu creato cardinale dei SS. Apostoli da Leone X il 10 luglio 1517 e vicecancelliere nel 1524 sotto Clemente VII.
Di parte imperiale come Prospero (m. nel 1523) e Fabrizio C. (m. nel 1520) che furono i più illustri capitani di quegli anni, Pompeo fu tra i più aspiri avversari di Clemente VII sia in conclave che in seguito. Insieme coi parenti Vespasiano ed Ascanio condusse l'assalto contro il Vaticano il 20 sett. 1526 (Pastor IV, II, p. 215 sgg.); per cui fu destituito il 21 nov. da tutti i suoi uffici e benefaci (da E. Ferrero e G. Müller, Carteggio di Vittoria C., Torino 1839).
