Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

COLONNA, FAMIGLIA

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Noto anche come: inglese: House of Colonna; Colonna, famiglia romana

COLONNA, FAMIGLIA. - Il primo C. che la storia ricordi è quel PERTUS DE COLONNA che sotto Pasquale II (1099-1118) aveva occupato Cave, territorio della S. Sede, e ne era stato ricacciato con la perdita di Colonna e di Zagarolo (Lib. Pont., II, pp. 298, 307 n. 15).

Egli era probabilmente figlio di Gregorio dei conti di Tuscolo, fratello di Benedetto IX. Nella gerarchia ecclesiastica ci si presenta primo quel GIOVANNI, creato cardinale di S. Prassede nel 1212, che nel 1223, al ritorno da un viaggio in Palestina, riportò la creduta colonna della flagellazione e la collocò nella sua chiesa titolare. Fu a fianco di Gregorio IX nella lotta contro Federico II imperatore, finché nel 1240 passò nel campo imperiale ed al partito ghibellino del quale poi la casa C. fu costante aderente. Morì nel 1245.

Nipote di questo cardinale fu un altro GIOVANNI C. che, inviato per gli studi a Parigi, si fece domenicano nonostante l'opposizione dello zio che tentò di metterlo in cattiva luce presso Gregorio IX. Fu nominato arcivescovo di Messina da Alessandro IV nel 1255 e di là fu trasferito a Nicosia nel 1262. Nel 1262-64 sotto Urbano IV fu vicario di Roma. Non si conosce l'anno della sua morte. Compilò un Mare historiarum dalle origini del mondo fino a Lodovico IX che fu stampato tradotto in francese nel 1488; se ne hanno i brani più importanti in MGH, Scriptores, XXIV, pp. 266-84.

Scrisse pure De viris illustribus sia pagani che cristiani (Hurter, II, p. 438).

In Roma la famiglia C. aveva le sue case contigue alla chiesa del SS. Apostoli, ma allargò il suo potere su tutta quasi la regione di Trevi occupando anche il mausoleo di Augusto: l'Agosta. Verso la fine del sec. XIII, la casata era divisa nel tre rami: di Palestrina che era il principale e prendeva il nome dalla città omonima, il più importante fortilizio della regione, di Gallicano e di Genazzano.

Figlia di Oddone C. di Palestrina fu quella MARGHERITA che datasi a vita religiosa, fu monaca clarissa, morì a Castel S. Pietro sul Monte Prenestino il 30 dic. 1280 e fu venerata come beata; il suo culto fu confermato il 17 sett. 1847 ed il suo corpo fu trasferito a S. Silvestro in Capite (cf. L. Oliger, B. Margherita C. - Le due vite scritte dal fratello, ecc., Roma 1935).

Fratello maggiore della beata fu GIACOMO che compì i suoi studi a Bologna ed il 12 marzo 1278 fu creato cardinale di S. Maria in via Lata da Niccolò III.

Casa C. seppe conquistarsi il favore di Niccolò IV il quale il 16 maggio 1288 creò cardinale di S. Eustachio PIETRO C., figlio di Giovanni, fratello del card. Giacomo, che aveva studiato diritto canonico a Padova. STEFANO, fratello del card. Pietro, ebbe dal Papa speciali incarichi per la pace in Romagna, di modo che la famiglia in quegli anni divenne assai potente in Roma (cf. P. Balan, Storia d'Italia, IV, Modena 1895, p. 154 sgg.).

MATTEO, ODDONE e LANDOLFO si lamentarono del governo del fratello card. GIACOMO, capo della famiglia dopo la morte di Giovanni; s'intromise nelle questioni papa Bonifacio VIII, ma i due cardinali ribellatisi alla sua autorità furono da lui privati del cardinalato e scomunicati il 23 maggio 1297. Nella guerra che ne seguì Palestrina fu distrutta ed i C. dovettero fuggire. Fu allora che STEFANO e GIACOMO SCIARRA, fratelli del card. PIETRO, ripararono in Francia presso il re Filippo il Bello; e lo Sciarra, come è noto, fu tra coloro che con gli emissari del re assalirono il Papa ad Anagni il 6 sett. 1303. La morte di Bonifacio VIII, avvenuta un mese dopo, mutò le sorti dei C.: i due cardinali furono da Benedetto XI liberati dalle censure, ma non riebbono la dignità cardinalizia che sotto Clemente V: il card. Giacomo morì ad Avignone il 14 ag. 1318; il card. Pietro, arciprete di S. Maria Maggiore e del Laterano (1318), morì nel 1326 anch'egli in Avignone (cf. L. Moehler, Die Kard. Jakob Peter C., Paderborn 1914). Con i due cardinali erano incominciate le fortune colonnesi alla corte di Avignone.

Sciarra C. fu senatore di Roma nel 1312 durante i tumulti provocati dalla venuta dell'imperatore Enrico VII; poi fu tra i sostenitori di Lodovico il Bavaro; il 17 genn. 1328 lo coronò imperatore a nome dei Romani e sanzionò il 10 apr. la deposizione di Giovanni XXII. Costretto a fuggire da Roma insieme col Bavaro nell'ag., morì nell'ott. del 1329. Stefano C. invece militava coi Guelfi e più tardi, nel 1347, fu fra i più tenaci oppositori di Cola di Rienzo, riuscendo a cacciarlo da Roma ed a rimettere l'ordine nella città sul finire di quell'anno.

Morì vecchissimo non molto dopo. Continue furono in quegli anni le lotte dei C. contro i baroni romani: Orsini, Savelli, Caetani, condotte con alterne vicende e causa di rovina per tutto il paese.

Il maggiore della casa era rimasto Stefano; da lui nacque STEFANO il giovane e GIOVANNI C., creato cardinale diacono di S. Angelo da Giovanni XXII il 13 dic. 1327, uno tra i pochissimi italiani di quegli anni; anch'egli fu arciprete del Laterano e morì il 3 luglio 1348. È ben nota la sua amicizia con Francesco Petrarca che fu suo ospite per qualche anno in Avignone. Fratello del card. Giovanni fu quel GIACOMO C., canonico di Noyon, che, nominato vescovo di Lombes in Guascogna il 23 maggio 1328 a 27 anni (m. nel 1341), fu anch'egli legato d'amicizia speciale col Petrarca.

Urbano VI si fece premura, appena scoppiato lo scisma, di conciliarsi la famiglia C., poiché quella degli Orsini gli era avversa; e nella sua grande creazione del 18 sett. 1378 creò cardinali AGAPITO del titolo di S. Prisca e STEFANO preposito di S. Omer; questi morì prima di avere avuto il titolo e Agapito morì nell'ott. 1380. Agapito aveva acquistato al suo tempo una certa fama; arcidiacono di Bologna prima, era stato successivamente vescovo di Ascoli, di Brescia e di Lisbona; amico del card. Roberto di Ginevra, per non averlo seguito nello scisma, aveva perduto il vescovato; solo dopo reiterate sollecitazioni aveva accettato il cardinalato.

NICCOLÒ e GIO-

VANNI C. di Palestrina presero parte attiva alle lotte che con alterne vicende si svolsero a Roma e nei dintorni durante il periodo dello scisma, destreggiandosi fra le diverse fazioni che dominavano in quei tristi giorni.

Il 12 giugno 1405 Innocenzo VII creava cardinale ODDD C. che apparteneva al ramo di Gallicano e che fu eletto papa a Costanza l'11 nov. 1417 col nome di Martino V. Per ristabilire la pace nello Stato della Chiesa il Papa si servì particolarmente di Giordano, suo fratello maggiore, e di Antonio, Prospero ed Odoardo figli del terzo suo fratello Lorenzo morto tragicamente. PROSPERO fu creato cardinale diacono di S. Giorgio in Velabro il 24 maggio 1426, ma pubblicato solo l'8 nov. 1430. Ebbero pure la porpora in quegli anni valenti aderenti di casa C. come Giuliano Cesarini e Domenico Capranica.

La potenza della famiglia fu portata al suo maggior splendore col crearsi larghi interessi nel regno di Napoli che continuarono incessanti nell'età seguente. Tutto ciò provocò la gelosia nelle famiglie baronali rivali dei C., particolarmente in quella degli Orsini. Se ne videro le conseguenze dopo la morte di Martino V (1431), quando gli Orsini riuscirono a prevalere, forti del favore del nuovo papa Eugenio IV. Ne sorse una guerra che si complicò ben presto con le vicende del regno di Napoli e con quelle dei capitani di ventura desiderosi di far fortuna. Il card. Prospero sperò di diventare papa nel 1447, ma gli fu preferito il card. Parentucelli che fu Niccolò V. Il cardinale morì poi a Roma il 24 marzo 1463.

COLONNA - Il card. Giacomo C. nel musaico di J. Territi nell'abside di S. Maria Maggiore (ca. 1290) - Roma.
COLONNA - Il card. Giacomo C. nel musaico di J. Territi nell'abside di S. Maria Maggiore (ca. 1290) - Roma.(fot. Sanzini)

Una nuova fase della lotta con gli Orsini e con la Chiesa si ebbe con Sisto IV. Questo pontefice aveva il 15 maggio 1480 creato cardinale di S. Maria in Aquiro GIOVANNI C., il quale ebbe tosto in commenda il vescovato di Rieti. I C. favorirono le parti di Ferdinando, re di Napoli, insieme coi Savelli, mentre gli Orsini tenevano le parti del conte Girolamo Riario, nipote del Papa. Venuto in sospetto del Papa, il card. Colonna, insieme col card. Savelli, fu tenuto come ostaggio il 2 giugno 1482 e non fu liberato che il 14 nov. 1483.

Cresciuti i contrasti, per opera del Riario il protonotario LORENZO C., capo della casa, fu mandato a morte il 30 giugno 1484 e le fortune dei colonnesi subirono un duro colpo; tuttavia si sostennero anche durante i pontificati seguenti in mezzo alle competizioni politiche, servendo come capitani. Morto il card. Giovanni il 28 sett. 1508 e sepolto nella chiesa dei SS. Apostoli, ebbe il vescovato di Rieti Pompeo suo nipote, abate di Grottaferrata e Subiaco, più uomo di parte e d'armi che ecclesiastico, fiero avversario di Giulio II nel 1511; fu creato cardinale dei SS. Apostoli da Leone X il 1° luglio 1517 e vicecancelliere nel 1524 sotto Clemente VII.

Di parte imperiale come PROSPERO (m. nel 1523) e FABRIZIO C. (m. nel 1520) che furono i più illustri capitani di quegli anni, POMPEO fu tra i più aspri avversari di Clemente VII sia in conclave che in seguito. Insieme coi parenti Vespasiano ed Ascanio condusse l'assalto contro il Vaticano il 20 sett. 1526 (Pastor IV, II, p. 215 sgg.); per cui fu destituito il 21 nov. da tutti i suoi uffici e benefici (ibid., p. 222). Solo quando l'anno seguente, nel maggio, il Papa era chiuso in Castel S. Angelo durante l'orribile sacco, Pompeo venne in aiuto di lui. Nel 1528 riammesso già nei suoi uffici ecclesiastici, divenne vicerè di Napoli per Carlo V; dopo aver avuto temporaneamente in commenda le diocesi di Acerno, Potenza, Sarno, Cahors, Catania, Aquila, Aversa, fu anche arcivescovo di Monreale il 14 dic. 1530. Morì in Curia il 28 giugno 1532.

COLONNA, VITTORIA - Lettera autografa, indirizzata probabilmente al card. Ercole Gonzaga (ca. 1536) - Parma, biblioteca Palatina.
COLONNA, VITTORIA - Lettera autografa, indirizzata probabilmente al card. Ercole Gonzaga (ca. 1536) - Parma, biblioteca Palatina.(da E. Ferrero e G. Müller, Cartoppo di Vittoria C., Torino 1819)

Un'altra impresa dei C. contro lo Stato papale fu quella condotta da ASCANIO, figlio di Fabrizio, sul principio del 1541 contro Paolo III in occasione della guerra del sale e terminò con un disastro per il colonnese (P. Balan, op. cit., VI, p. 468). Suo figlio MARCANTONIO ebbe parte anche nella guerra condotta dal duca d'Alba contro Paolo IV nel 1556-57 (ibid., p. 583 sgg.); e fu l'ultima contesa del genere da parte dei C. contro lo Stato del Papa. Essi continuarono però a mantenersi nel loro prestigio ed a conservare i rapporti che li legavano col regno di Napoli, grazie ai feudi ed uffici che possedevano colà.

Figlia di Fabrizio e di Agnese di Montefeltro, sorella di Ascanio, ma ben diversa da lui, fu VITTORIA C., n. a Marino nel 1490 o nel 1492, m. a Roma il 27 febbr. 1547; donna di eletto ingegno, che fu in relazione coi maggiori letterati dell'età sua, il Molza, il Castiglione, il Bembo e si conquistò la stima e la riverenza del Papa e di sovrani ed in particolar modo del Buonarroti. Andò sposa ad Ischia il 27 dic. 1509 a Ferrante d'Avalos, marchese di Pescara, di nobile famiglia spagnola stabilitasi a Napoli, che si rese celebre nella guerra fra imperiali e Francesi nell'Italia settentrionale in questi anni. Sebbene convivesse per breve tempo con la moglie, quand'egli morì a Milano il 25 nov. 1525, Vittoria, ritiratasi in un primo tempo ad Ischia, non pensò che a glorificare il suo « sole » (il D'Avalos) in versi improntati a quel petrarchismo platoneggiante che era allora in auge. Ma presto cominciò a prendere viva parte a quel movimento di riforma spirituale che formava l'aspirazione di molti in quell'età. Sostenne fino dal suo principio la riforma francescana dei Cappuccini e favori in particolare frate Bernardino Ochino finché rimase cattolico; e, senz'essere stata discepola di Juan Valdés a Napoli, mantenne viva amicizia con alcuni di coloro che erano imbevuti delle sue idee come Giulia Gonzaga, Marcantonio Flaminio, Alvise Priuli, Pietro Carnesecchi.

COLONNA, VITTORIA - Ritratto, dipinto da G. Muziano (1540). Roma, galleria Colonna.
COLONNA, VITTORIA - Ritratto, dipinto da G. Muziano (1540). Roma, galleria Colonna.(fot. Alinari)

Nel 1541-44, mentre soggiornava a Viterbo, fu in relazione con il card. Reginaldo Polo e con quei suoi amici tutti presi dal problema della Grazia suscitato da Lutero e disposti ad attribuire la giustificazione dell'uomo esclusivamente ai meriti di Cristo, senza riguardo alla cooperazione nostra ed al valore delle opere buone. In questi anni ella compose le Rime spirituali, incitando alla imitazione di Cristo, conducendo vita ascetica e soggiornando di preferenza nei monasteri di Ferrara, Orvieto sino a ridursi a morire in quello di S. Anna dei Funari a Roma, dove fu anche temporaneamente sepolta. Come i migliori dei suoi amici ella intese di essere figlia devota della Chiesa dalla quale non pensò mai di separarsi, ma solo di contribuire a quella corrente spirituale che ne voleva la riforma, preoccupandosi della vita dello spirito al disopra di qualunque interesse di parte o di setta.

Opere: Le Rime di Vittoria furono stampate la prima volta a Parma nel 1538; altre 11 edizioni si susseguirono durante la sua vita. Il pianto sopra la Passione di Cristo apparve postumo presso Aldo Manuzio, Venezia 1556; seguirono altre 5 edizioni; poi cadde del tutto in oblio. Il Carteggio fu pubblicato da E. Ferrero e G. Müller con supplemento di D. Tordi, Torino 1899.

Bibliografia6 opere
BIBL.: V.C., in L'Italia francescana, 2ª serie, 22 (1947), pp. 1-134 (numero unico con studi di H. Jedin e altri). - F. Alcaraneseo, Vita di V. C., Napoli 1844; B. Fontana, Documenti vaticani di V. C. marchesa di Pescara per la difesa dei Cappuccini, in Arch. della R. Soc. romana di storia patria, 9 (1886), pp. 345-371; id., Renato di Francia, II, Roma 1893, pp. 41-83; J. J. Wyss, V. C., Leben, Wirken und Werke, Frauenfeld 1916 (dal punto di vista protestante); W. Rothes, V. C. als Saule der Gegenreformation, in Festschrift für Merkel, Düsseldorf 1922 (replica cattolica); A. Amy Bernardy, La vita e l'opera di V. C., Firenze 1928.

Quando Pio V ebbe bisogno di un uomo d'arme per crearlo capitano generale dell'armata papale contro il Turco, affidò tale ufficio l'11 giugno 1570 a MARCO ANTONIO C., n. a Civita Lavinia il 26 febbr. 1535 da Ascanio e Giovanna d'Aragona, nipote di Vittoria. Passata la burrasca subita sotto Paolo IV, il C. era ritornato a Roma il 21 ag. 1559, recuperando presto Paliano con la protezione di Filippo II. S'era rimesso a far risorgere le fortune della casa e a difendere anche sul mare le spiaggie pontifice del Tirreno. Partecipò con le navi veneziane e spagnole a quella spedizione contro il Turco che ebbe il suo più glorioso episodio nella vittoria navale di Lepanto del 7 ott. 1571. Il C. comandò le forze papali anche nella spedizione del 1572 senza però poter eguagliare le prodezze dell'anno precedente. Egli fu poi nominato da Filippo II viceré di Sicilia; morì a Medinaceli il 1º ag. 1584.

Bibliografia7 opere
BIBL.: A. Guglielmotti, M. A. C. alla battaglia di Lepanto, Firenze 1862; P. Balan, Storia d'Italia, VII, Modena 1896, p. 43 agg.; Pastor, VIII, p. 330 agg.; L. Serrano, La liga de Lepanto, 2 voll., Madrid 1918-20, passim; A. Dragonetti de Torres, La lega di Lepanto, Torino 1931, passim; A. Salimei, Gli Italiani a Lepanto, Roma 1931, passim; G. Borino, Il trionfo di M. A. C., ivi 1938. Su Lepanto v. ora il fondamentale: F. Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l'époque de Philippe II, Parigi 1949, pp. 923-82.

FABRIZIO, figlio di Marco Antonio, sposò Anna Borromeo, sorella di s. Carlo e devota discepola di s. Filippo Neri.

Seguendo la tradizione, diventata costante nel loro casato, i C. furono in questo e nel due secoli seguenti fedeli aderenti alla politica spagnola e ne favorirono le parti in seno alla Curia nella quale ricominciarono ad essere presenti col rivestire i più alti uffici ecclesiastici.

Nipote di Marco Antonio e figlio di Camillo duca di Zagarolo e di Vittoria C. iuniore fu MARCO ANTONIO che il 9 luglio 1560 fu nominato da Filippo II, arcivescovo di Taranto, creato da Pio IV cardinale l'11 marzo 1565 e trasferito all'arcivescovato di Salerno il 13 ott. 1568; per questa diocesi pubblicò nel 1579 le Constitutiones synodales. Fu poi vescovo di Palestrina l'11 maggio 1587, bibliotecario alla Vaticana, membro di parecchie congregazioni e commissioni, perché molto perito nelle scienze sacre. Nel Conclave del sett.-ott. 1590 parve un momento sicura la sua elezione al papato, ma fu avversato dagli zelanti, ai quali i suoi costumi non apparvero senza macchia; ebbe parte attiva anche nei conclavi seguenti. Morì a Zagarolo il 14 marzo 1597.

Molto favorito da Filippo II fu poi ASCANIO C. figlio di Marco Antonio, abate di S. Sofia di Benevento che Sisto V creò cardinale diacono di S. Vito il 17 nov. 1586 e arciprete del Laterano. Uomo dotto e generoso, viceré di Aragona (1602-1604), fu vescovo di Palestrina il 5 giugno 1606. Sostenne i cosiddetti diritti della monarchia sicula contro il Baronio. Fu fortemente ostile ai Veneziani durante il celebre interdetto. Morì a Roma il 17 maggio 1608.

A questi due C. tenne dietro nel Sacro Collegio, alcuni anni dopo, GIROLAMO C. che Urbano VIII creò cardinale diacono il 30 ag. 1627, ma pubblicò solo il 7 febbr. 1628; anche egli fu arciprete del Laterano; creato arcivescovo di Bologna il 24 nov. 1632, vi aveva già rinunciato prima del 6 febbr. 1645. Vescovo di Tuscolo il 21 nov. 1661, morì fuori della Curia il 4 sett. 1666 (Pastor, XIV, I, p. 38).

Quasi contemporanei fra loro furono: CARLO C. dei duchi di Paliano, n. il 17 nov. 1665, che fu maggiordomo di Innocenzo XII nel 1696 e poi di Clemente XI. Questi lo creò cardinale diacono di S. Maria della Scala il 17 maggio 1706; m. a Roma l'8 luglio 1739 (G. de Novaes, Storia dei pontefici, XII, Siena 1806, p. 91). PROSPERO C. romano dei principi di Sonnino, n. a Marino il 17 nov. 1662, chierico di Camera e poi uditore sotto Innocenzo XIII, fu creato cardinale di S. Angelo il 30 sett. 1739 da Clemente XII. Morì a Roma il 3 marzo 1743 (G. de Novaes, op. cit., XIII, p. 491).

GIROLAMO C., n. l'8 maggio 1708, fu maggiordomo di Clemente XII nel 1732 e poi di Benedetto XIV che lo creò cardinale di S. Angelo il 9 sett. 1743. Continuò però nel medesimo ufficio sino al 1758 tenendo come coadiutore il nipote Marco Antonio. Fu arciprete di S. Maria Maggiore prima del 1750, vicecancelliere nel 1753, vicecamerlengo nel 1756. Era fornito di gran senso d'arte. Morì il 18 genn. 1763 (G. de Novaes, op. cit., XIV, p. 67).

MARCO ANTONIO, di cui si è fatto cenno, era nato a Roma il 16 ag. 1724 e Clemente XIII lo creò cardinale diacono il 24 sett. 1759. Godette grande stima come uomo dotto, caritatevole e virtuoso; arciprete di S. Maria Maggiore, prefetto di Propaganda nell'apr. del 1763, vicario di Roma, fu anche nel Conclave del 1769 portato come candidato al papato. Vescovo di Palestrina il 20 sett. 1784, morì il 4 dic. 1793.

Fratello del precedente fu PIETRO PANFILI C. dei duchi di Paliano, n. a Roma il 7 dic. 1725; stette come nunzio a Parigi, proprio nei momenti in cui si cacciavano i Gesuiti di Francia. Clemente XIII lo creò cardinale di S. Maria in Trastevere il 26 sett. 1766. Morì a Verona il 4 dic. 1780.

In un momento in cui non c'era nel Sacro Collegio nessun membro di casa C., Clemente X volle che Egidio Sciarra C. principe di Carbognano adotasse nella sua famiglia FEDERICO BALDESCHI ch'era stato segretario di Propaganda ed assessore del S. Ufficio. Egli poi lo creò cardinale il 12 giugno 1673 e lo pubblicò il 17 dic. 1674. Il Baldeschi fu quindi chiamato comunemente il card. C., ebbe larga parte negli affari di quegli anni, e morì a Roma il 4 ott. 1691.

Alla famiglia C. di Carbognano appartenne PROSPERO, n. il 17 genn. 1707, che fu maestro di Camera di Benedetto XVI sino dal momento della sua elezione e da lui creato cardinale di S. Giorgio al Velabro il 9 sett. 1743. Fu prefetto della Segnatura e della Congregazione di Propaganda e considerato persona di particolari esperienze. Durante il Conclave del 1758, grazie a speciali preoccupazioni elettorali, fu nominato protettore del regno di Francia dall'ambasciatore francese; morì il 20 apr. 1765 (G. de Novaes, op. cit., XIV, p. 63; Pastor, XVI, I, passim).

Va ricordato finalmente, come ultimo cardinale di casa C., NICCOLÒ C. di Stigliano, napoletano, n. il 15 luglio 1730, che fu nunzio in Spagna; fu creato cardinale da Pio VI il 4 febbr. 1785 e morì a Savignano il 31 marzo 1796 (G. de Novaes, op. cit., XVI, p. 132).

Non si trovano cardinali di casa C. dopo la Restaurazione. - Vedi tav. II.

FACCIATA INTERNA DEL PALAZZO COLONNA (sec. XVI) - Roma
Tav. II FACCIATA INTERNA DEL PALAZZO COLONNA (sec. XVI) - Roma(Fot. Gab. Fot. Nez.)
Bibliografia5 opere
BIBL.: Manca un'esauriente storia complessiva di casa C. e conviene perciò ricorrere alle storie generali del Gregorovius, del Pastor, del Balan ecc. ed ai diversi volumi della Deputazione romana di storia patria. P. Colonna, I.C. delle origini al sec. XIX, Roma 1937, è un riassunto non senza errori; P. Litta, Famiglie celebri italiane: I.C., Roma 1836; A. Coppi, Memorie colonnesi, ivi 1855; L. Ross, Die C., Lipsia 1912; R. Neumann, Die C. und ihre Politik von der Zeit Nikolaus IV bis zum Abzuge Ludwigs des Bayerns aus Rom, Langensalza 1916.

Pio Paschini

Particolare menzione merita per l'età più recente FILIPPO C. Assistente al soglio pontificio, n. a Napoli il 3 sett. 1760 dal principe don Lorenzo e da Marina dei marchesi Estensi di S. Martino, m. in Roma il 26 giugno 1818. Quando nel 1796 i Francesi invasero le Legazioni, concorse al riarmo delle truppe. Nel 1797 fu promosso generale di brigata e poi il 15 ag. seguente tenente generale. Fedelissimo alla S. Sede, soffriva gravi malversazioni nel corso delle due occupazioni napoleoniche di Roma (1798, 1808). Primo fra i signori romani, assecondando i desideri del card. Consalvi, nel 1816 rinunciò ai diritti feudali sui suoi domini.

Nel 1834 Gregorio XVI rese ereditari nelle case C. e Orsini l'ufficio onorifico di assistente al soglio pontificio, che membri delle due famiglie avevano in precedenza tenuto saltuariamente.

Bibliografia2 opere
BIBL.: A. Da Mosto, Milizie dello Stato romano (1600-1707), in Memorie storiche militari, 2 (1914), p. 350; P. Dalla Torre, Materiali per una storia dell'inercio pontificio, in Rass. stor. d. Rivorg., 28 (1941), 1, pp. 10-32 dell'estratto.

Paolo Dalla Torre

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Di Pio Paschini, Paolo Dalla Torre

Fonte Pio Paschini: firma a stampa; Paolo Dalla Torre: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 14–21.

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Paschini, Pio, and Paolo Dalla Torre. “Colonna, famiglia.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 14–21. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/colonna-famiglia.

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Paschini, Pio, and Paolo Dalla Torre. “Colonna, famiglia.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 14–21. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/colonna-famiglia.

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