COMMUNE SANCTORUM

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COMMUNE SANCTORUM. - È la terza delle grandi parti, in cui si dividono il Messale e il Breviario romano, e comprende una raccolta di formole liturgiche (Messe ed Uffici) per le feste di quei santi che mancano in tutto o in parte di formulari propri.

In origine le feste dei santi furono assai rare; soltanto dal sec. v in poi si nota un rapido accrescersi di feste. Era quindi cosa naturale che quelle prime feste avessero formulari liturgici bene appropriati. Ma l'aumento continuo delle feste non permise più di abbondare in formulari propri. Inoltre, qualche grande festa di santo, primitiva, poteva anche avere un certo numero di formule proprie, specialmente per la Messa, a libera scelta del celebrante. Così, ad es., nel Sacramentario leoniano. Ora, con l'andar del tempo una di queste formule di Messe divenne definitivamente la Messa festiva propria, le altre Messe servirono in seguito a santi di simile tipo, o divennero di uso comune, completamente o in parte.

I primi Communia a formarsi furono quelli per martiri, per confessori e per vergini (martiri e non-martiri), con una grande varietà di formulari, specialmente di Messe. Ugualmente molto antico è l'uso di un Comune per l'annuale celebrazione della dedicazione delle chiese. In genere, almeno nei sacramentari, ogni Comune ha formole per la vigilia festiva e per la festa stessa. A Roma esisteva anticamente anche un Comune per gli Apostoli, in quanto, a parte la festa dei ss. Pietro e Paolo, non esisteva per gli altri Apostoli una festa particolare. In Francia, ove gli Apostoli furono celebrati individualmente, la messa vigiliare romana degli Apostoli divenne Messa vigiliare per i ss. Simone e Giuda (27 ott.), e la Messa festiva di tutti gli Apostoli quella festiva di Simone e Giuda (28 ott.). Inoltre la Chiesa franca si servì di varie Messe proprie del Sacramentario gelasiano primitivo come formole comuni: p.es., la Messa propria di s. Benedetto abate, celebrato allora all'11 luglio, divenne la Messa comune degli abati; la Messa Statuti di s. Marcello papa, divenne Messa comune per i confessori pontefici (oggi secondo loco); la Messa festiva dei martiri Cornelio e Cipriano Intret passò ad essere una Messa comune dei martiri pontefici (oggi primo loco). In genere si può affermare che i libri romani primitivi autentici furono piuttosto parchi di formulari comuni, quelli invece della Chiesa franca, dato l'enorme sviluppo del Santorale durante l'era merovingia e carolingia, attribuirono diverse Messe antiche gelasiane a feste nuove, e crearono altri nuovi formulari per uso comune. Gli epistolari romani

anticli hanno relativamente pochi santi propri, ma un C. S. abbastanza sviluppato, mentre gli evangeliani romani antichi, al contrario, registrano molti santi particolari, ma, per la parte comune, si mostrano assai limitati. Basta confrontare il lezionario di Würzburg, pubblicato da G. Morin (Revue bénédictine, 28 [1911]), e i quattro tipi principali degli evangeliani romani, presso Th. Klauser (Das römische Capitulare evangeliorum, München 1935). Quanto ai libri liturgici in uso per l'ufficiatura, si nota una grande varietà di formulari e una grande differenza in numero dei singoli tipi. I sermonari antichi romani del sec. VIII (p. es., Agimundo, Egino, Alano, S. Pietro in Vaticano) conoscono soltanto i primitivi Communia dei martiri, dei confessori, delle vergini e della dedicazione. Ma in seguito il Communio si arricchisce largamente anche nei sermonari ed omeliani.

Una certa uniformità fu raggiunta soltanto nella seconda metà del medioevo, soprattutto attraverso i libri liturgici della Curia romana, diffusi in tutto il mondo per opera dei frati Minori. La sistemazione definitiva, almeno in sostanza, si deve a S. Pio V, che prescrisse a tutta la Chiesa latina il Breviario (1568) e il Messale (1570) da lui debitamente riformati. Però anche nelle seguenti edizioni ufficiali di Clemente VIII e di Urbano VIII furono ancora rivedute e perfezionate alcune parti del Communio, specialmente nel Breviario. Il Communio Virginum e non Virginum raggiunse la sua forma attuale solo sotto Urbano VIII (1631). Nei primi decenni del secolo passato appare nei Breviari, qua e là, un Communio B. Mariae Virginis, provocato certamente dall'aumentato numero delle feste minori della Madonna. Ma nel Messale il detto Communio fu introdotto solo nell'edizione tipica vaticana del 1620. Pio XII introdusse un nuovo Communio «unius vel plurium Summorum Pontificum», 9 genn. 1942 (AAS, 34 [1942], pp. 105-117).

Attualmente il C. S., si presenta alquanto diverso nel Messale e nel Breviario, in quanto nel Messale manca un Communio Apostolorum, dato che le parti comuni per gli Apostoli vengono stampate in esteso nelle singole feste. Lo stesso vale per il Communio Evangelistarum. Del resto, la Messa votiva che si trova nel Messale, in onore di tutti gli Apostoli, riunisce appunto gli elementi comuni delle singole Messe festive per gli Apostoli. Inoltre il Messale presenta, in ogni Communio, una o più Messe complete, mentre nel Breviario si trovano anche alcuni Communia che, in realtà, non sono altro che «variazioni», da adoperarsi in Communia completi precedenti o seguenti. Con questa premessa, si dà qui una tabella dei Communia esistenti, secondo l'ordine del Breviario, più completo, annotando in margine, se un Communio è piuttosto solo variazione di altri.

Struttura attuale del C. S.

1. In vigilia Apostolorum. Var. nell'Officio feriale.
2. Comm. Apostolorum extra Temp. Pasch.
3. Comm. Evangelistarum extra Temp. Pasch. Var. di n. 2.
4. Comm. Apost. et Evang. Temp. Pasch. Var. di n. 2 o 3.
5. Comm. unius vel plur. Summ. Pontificum. Var. di n. 6, 7, 9 secondo il caso.
6. Comm. unius Martyris extra Temp. Pasch.
7. Comm. plurimorum Martyrum extra Temp. Pasch.
8. Comm. un. vel plur. Martyrum Temp. Pasch. Var. di n. 6 o 7.
9. Comm. Confessoris Pontificis.
10. Comm. Doctorum. Var. di n. 9 o 11.
11. Comm. Confessoris non Pontificis.
12. Comm. Abbatum. Var. di n. 11.
13. Comm. Virginum.
14. Comm. non Virginum.
15. Comm. Dedicationis Ecclesiae.
16. Comm. Festorum B. Mariae Virginis.

Come si vede, nel Breviario, su 16 Communia, solo nove sono completi; nel Messale invece esistono 13 Communia tutti completi. Da notare il tipo proprio pasquale in uso per i martiri, fra i quali sono compresi gli Apostoli e gli Evangelisti. I martiri infatti furono i primi ad avere culto pubblico nella Chiesa; le loro feste, se cadevano entro il tempo pasquale, parteciparono appieno del carattere gaudioso di quel tempo liturgico; pertanto ebbero anche formulari liturgici propri pasquali; gli altri santi, entrati più tardi nel culto, furono insigniti, per il tempo pasquale, soltanto con un largo uso dell'alleluia nelle formule liturgiche ordinarie. Questa preminenza dei martiri si rivela anche nella salmodia. È noto che anticamente la legge fondamentale per la salmodia era la recita continuativa, solo nelle grandi feste si procedeva ad una scelta, ma seguendo sempre la progressione numerica dei salmi. Ora, un confronto anche rapido della salmodia notturna e vesperale dei Communia e delle feste più antiche dei martiri palesa la sua diretta derivazione dal ceppo salmodico primitivo per i martiri. Il Communio per le vergini, dato il loro carattere particolare di santità, ha anche una salmodia sui generis; però si noti che le martiri più illustri (Agata, Agnese) hanno una salmodia molto vicina a quella primitiva dei martiri, e che il primo confessore con culto pubblico, s. Martino, conserva ancora la salmodia completa di un martire. La salmodia delle vergini fu usata anche per altre sante e, con variazioni, soprattutto nelle letture, anche per la Vergine S.ma (solo il Ps. 47 del Communio delle vergini fu sostituito col Ps. 86, che canta la Gerusalemme santa, immagine della Vergine S.ma). Uno sviluppo indipendente prese la salmodia per gli Apostoli e per la dedicazione. Quanto agli Apostoli, è curioso rileggere gli astrui commenti dei liturgisti medievali i quali osservarono naturalmente la differenza nella salmodia per gli Apostoli e per gli altri santi. Essi però notarono anche che l'ufficio notturno degli Apostoli contiene, nell'ordine progressivo, vari salmi del ciclo feriale (antico); perciò questi liturgisti dedussero questa simbolica: gli Apostoli comprendono in sé, per la loro missione universale, tutti i tempi; perciò la loro salmodia ha preso i suoi elementi da tutti i giorni (v. le relative notizie presso B. Gavanti-G. M. Merati, Thesaurus sacr. rituum, II, Roma 1736, p. 156).

Il C. S. è, in un certo senso, un ripiego, e quindi non può soddisfare in tutto. Il continuo aumento delle feste dei santi, di tipi così differenti e di spiritualità così diversa, fa sentire ancora di più la deficienza del C. S., il quale, per natura sua, rimane generico, incolore, e poco appropriato a santi di rilievo molto spiccato. Trovare un rimedio a questo stato di cose sarà difficile; un ritorno a formulari tutti propri per ogni santo, come qualcuno desidera, pare impossibile, almeno per la Chiesa universale; per i vari propri, diocesani e religiosi, si concedono facilmente testi più appropriati. Un desiderio molto diffuso e un vero movimento esiste per la creazione di un Communio proprio per i santi sacerdoti, i quali, ora, passano, senza il minimo rilievo al loro stato, come confessori non pontefici.

Bibl.: I noti compendi di liturgia sono generalmente assai parchi in dati concreti al riguardo. Tuttavia si possono individuare, per qualche cenno: P. de Puniet, Le sacramentare roman de Gellone, in Ephemerides Liturgicae, 48 (1934), pp. 3-65, 157-97, 357-81, 517-37; 49 (1935), pp. 109-25, 209-29, 305-47; 50 (1936), pp. 3-33, 261-95; S. Bäumer-R. Biron, Histoire du Bréviaire, Parigi 1905; J. Baudot, Le Bréviaire, Parigi 1941; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I, Milano 1945, p. 154; II, ivi 1946, pp. 449-60.