COREPISCOPO. - Il c., o vescovo della campagna (da γάρα = contrada, e ἐπίσκοπος = vescovo), governava anticamente in Oriente una circoscrizione ecclesiastica rurale, sotto la dipendenza del vescovo della città.
I. IN ORIENTE
La prima menzione dei c. vien fatta dal can. 13 del Concilio di Ancira in Galazia (ca. 314), che vieta loro di ordinare sacerdoti e diaconi, sia della campagna sia, meno ancora, della città, senza una previa autorizzazione scritta del vescovo. Il Concilio di Neocesarea nel Ponto, tenuto poco dopo (tra il 314 e il 325), e al quale presenziavano due c. di Cappadocia (cf. Mansi, II, 548), il paragona ai settanta discepoli del Signore (can. 14).Il primo Concilio ecumenico di Nicea (325), in cui sedevano pure non meno di 14 c., volendo dare, nel can. 8, una sistemazione ai vescovi catari che volessero tornare all'unità cattolica, raccomanda al vescovo cattolico del luogo di concedere loro o il solo titolo onorifico di vescovo o, meglio ancora, di trovare loro un posto di c., di maniera che non vi siano due vescovi in una medesima città. L'opposizione ai c., che si manifesta già sin dall'inizio del sec. IV, ha il suo culmine nel Concilio di Antiochia in Si
Si è molto discusso anticamente se i c. fossero veri vescovi. Di giorno in giorno, però, gli scrittori tendono maggiormente a riconoscer loro un vero carattere vescovile. Si può dire che in Oriente, durante tutto il periodo in cui vigeva l'istituto, i c. godettero di un vero potere vescovile, pur limitato sempre più, nell'esercizio, dall'ingerenza del vescovo della città.
II. IN OCCIDENTE
Le prime tracce di c. s'incontrano verso la metà del sec. V (Concilio di Riez, nel 439). Sono però casi rari, espedienti di carattere eccezionale che non sembrano aver avuto veruna relazione con il corepiscopato del sec. VIII. Contrariamente a quanto accadde in Oriente, il c. in Occidente è, fin dalla sua apparizione, non un vescovo di campagna, ma un ausiliare del vescovo titolare della diocesi. I primi c. di questo tipo sono quelli che assunsero s. Wiliberdoro, vescovo di Utrecht, e s. Bonifazio, 735-38 a., per aiuto nella loro opera missionaria. Nel 747, il papa Zaccaria, in una lettera a Pipino il Breve (MGH, Epist. III, p. 481), li menziona e li considera veri vescovi, in base alle decisioni dei Concilia di Antiochia e di Neocesarea. L'età d'oro dei c. di Occidente è il sec. IX: sono numerosi, reggono le diocesi spesso da soli, assistono ai concili con voto deliberativo. Ma già molte assemblee tentano di limitare i loro poteri. Anzi, si comincia a mettere in discussione la validità delle ordinazioni da loro fatte. Benché Rabanio Mauro scrivesse un trattato, De chorepiscopis (MGH, Epist., V, pp. 431-39), per sostenere il loro carattere vescovile, i concili, principalmente un Concilio di Meaux nell'343, vietano loro di conferire gli Ordini senza permesso del vescovo e minacciano di pene canoniche il vescovo che osasse delegare i suoi poteri al suo c. (MGH, Capitul., II, p. 409). Una lotta più violenta, se non più leale, contro i c., è condotta senza tregua dai riformatori pseudo-istitutori (847-52), allo scopo di rimettere in onore il prestigio dei vescovi e, più ancora, di sottrarre a questi l'occasione di affidare i loro poteri ai loro c. per darsi essi a una vita di gran signori. Mediante interpolazioni e falsi si affermò che i c. erano semplici sacerdoti. Nello stesso senso agirono i falsi capitolari e le false decretali. Ciò nonostante, papa Niccolò I sostenne ancora nell'864, in una lettera a Rodolfo, arcivescovo di Bourges, che i c. sono veri vescovi. Ma la tesi delle false decretali doveva
Corelli, Arcangelo - Froncenicio dell' op. 3, Roma 1689. Decisione di N. Dovigny.
trionfare. Nel sec. x i c. sono già rari. Sussistono ancora in Irlanda fino al sec. xiii. In certe diocesi, come a Treviri e Colonia, il corcepiscopato rimase ancora per lungo tempo un titolo onorifico. L'istituto dei c. ebbe un Salisbury (v.). Geograficamente il corcepiscopato si limitò in Occidente alla Germania e nei paesi franchi; meno frequentemente, s'incontra anche in Inghilterra e in Irlanda. Sembra esser rimasto sconosciuto in Italia, Spagna e Africa settentrionale.
III. NELLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE
In quelle in cui esiste ancora il corcepiscopato, i c., le cui attribuzioni tendono a identificarsi con quelle del vicario generale più che del vicario foraneo di Occidente, non sono più rivestiti del carattere vescovile. I Caldei conservano l'antica tradizione di non costituire per ogni diocesi che un solo c., al quale negano il potere di ordinare lettori e suddaiaconi. Presso i maroniti, i c., ordinati dal solo patriarca, o per suo mandato, con l'imposizione delle mani, hanno il potere di cresimare, di consacrare i battisteri e di dedicare le chiese e gli altari, nonché, previa licenza del patriarca, di conferire anche gli Ordini minori. Presso i siri cattolici, il c., unico della diocesi, è la prima dignità nel clero. Presso i melkiti invece, il corcepiscopato è attualmente l'ultimo dei titoli onorifici.Nelle Chiese greche dissidenti, vengono onorati col titolo di c. i rettori di certe grandi parrocchie e i decani di un gruppo di parrocchie. In Russia, chiamavansi c. i vescovi ausiliari. La collezione canonica greca dei due monaci Agapios Leonardos e Nicodemos Agiorita, conosciuta sotto il titolo di Iri-8d-10v (ed. Atene 1908, p. 140), osserva maliziosamente che «oggi, i così chiamati c. hanno un ben alto nome, ma nulla di potere».