CORRETTORI BIBLICI (Correctoria biblica). - Lavori critici compiuti nei secc. XIII-XV Volgata (v.) gli errori che vi si erano venuti accumulando. Il testo della versione o recensione di s. Girolamo, largamente diffondendosi, veniva facilmente alterato dai copiati, sia per negligenza, sia perché vi mescolavano lezioni dell'antica versione latina o vi introducevano rettifiche arbitrarie, sicché la Volgata appariva già in più punti interpolata e le corruzioni del testo si moltiplicavano rapidamente. Già dal sec. IX i dotti tentarono di arginare questa tendenza apportando correzioni al testo della Volgata: così Alcuino, Teodulfo, Nicola Maniacoria ed altri. Quando poi nel sec. XIII l'Università di Parigi divenne centro degli studi teologici, si sentì ancora più il bisogno di un testo biblico uniforme, e perciò fu scelta una copia della Bibbia latina allora in uso e dichiarata testo normativo con il nome di Exemplar Parisiense. Ma essendo anche questo testo corrotto e interpolato, si cercò di rimediare per mezzo dei c. b. Tutte le correzioni furono fatte sul testo parigino e si distinguono due specie di c.: gli uni contengono il testo biblico e in margine di esso sono indicate lezioni da rigettare o da ritenere o da correggere; gli altri sono senza il testo biblico e hanno solo le dette lezioni più largamente discusse. Questi c. sono fatti dai frati Predicatori e dai frati Minori, allora insegnanti all'Università di Parigi.
Dei frati Predicatori si hanno tre c.: il Senonense (Sens in Francia), il quale fu riprovato dagli stessi Domenicani, che vi sostituirono il Parisiense (1256). Un altro fu fatto da Ugo di S. Caro (m. nel 1263), di cui il codice principale è il Vaticano Ottoboniano 293. Siccome però Ugo nelle sue correzioni aveva dato troppa importanza al testo ebraico e greco, invece di correggere secondo i manoscritti della Volgata, il suo c. non era una correzione del testo, ma piuttosto un'ulteriore corruzione di esso.
I c. dei Francescani erano: 1) il Sorbonicum, così chiamato perché il codice che lo contiene apparteneva alla Sorbonne (oggi nella Bibliothèque Nationale, cod. 15554); viene ascritto a Guglielmo il Brettone (v.), e non si scosta molto dai c. dei Domenicani; 2) altro c., di cui il manoscritto principale è il cod. Vat. lat. 3466, MARIA (v.), il cui nome si trova nel cod. n. 28 dell'abbazia di Einsiedeln; 3) il cod. Vaticano latino 4240 ha il c. Hoio (v.). Questo, come Guglielmo de Mara, segue, a differenza dei predecessori, i principi indicati da Ruggero Bacone (v.), correggendo non secondo i testi originali, ma secondo i manoscritti della Volgata. Di speciale importanza è l'introduzione di Gerardo de Hoio al suo c., nella quale propone i suoi principi critici e tratta con esattezza dell'origine della Volgata e delle versioni greche. Due altri c. di minore importanza sono l'uno di Gerardo da Buxo (cod. 61 della bibliothèque Communale di Tolosa, sec. xv), l'altro di Giovanni da Colonia, anche nel cod. 28, fol. 49 della biblioteca di Einsiedeln. Tutti questi lavori però, essendo di iniziativa privata, non poterono efficacemente rimediare alla corruzione del testo biblico. Per questo occorreva l'autorità della Chiesa. Il Concilio Tridentino ordinò una revisione ufficiale della Volgata, che venne compiuta con l'edizione sixto-elementina (1592) e Pio X (1907) incaricava l'Ordine benedettino della restituzione del testo della Volgata, la quale viene eseguita dai monaci dell'abbazia di S. Girolamo de Urbe.
BIBLI: H. Denille, Die Handschriften der Bibel-Correction des 13. Jahrhunderts, in Archiv für Literatur- und Kirchengeschichte des Mittelalters, 4 (1888), pp. 236-311, 471-601; E. Mangenot, Corrections de la Bible, in DB, II, coll. 1022-26; Institutions Biblica, I, 5ª ed., Roma 1937, p. 311 segg.