COSENZA, ARCIDIOCESI DI

COSENZA, ARCIDIOCESI di. - C., antica metropoli
del Brutium, sulle estreme propaggini settentrionali
della Sila, alla confluenza del Crati col Busento,
domina la storica valle del Crati, teatro di memorandi
avvenimenti.

Prima della conquista romana mantenne il suo carattere originale contro il predominio ellenico, preponderante nelle città costiere. All'epoca romana, quantunque
tappa importantissima della via Popilia, ebbe scarsa
importanza. Nel medioevo fu lungamente contesa dai
Bizantini e dai Longobardi; ma riuscì a salvaguardare
il suo carattere latino. Con i Normanni comincia il suo
cammino ascensionale. Gli Svevi vi costruirono la grandiosa rocca federiciana sul colle S. Pancrazio. Dagli Angioini ebbe notevoli privilegi, accresciuti dagli Aragonesi.
Nel sec. XVI partecipò al movimento culturale europeo
con l'impulso che alcuni suoi uomini dettero all'Umanesimo. Vissero infatti in quel tempo Aulo Giano Parrasio,
fondatore dell'Accademia cosentina, Bernardino Telesio,
Bernardino e Coriolano Martirano, il card. Paolo Parisio,
Sertorio Quattromani, ecc.

Come diocesi C. è certamente tra le più antiche della
regione, anche se non si hanno argomenti per risalire
all'età apostolica o per giustificare le asserzioni degli
scrittori regionali, che le assegnano per primo vescovo
Suera, compagno di s. Stefano di Nicea, lasciato da s.
Paolo a Reggio. Non si hanno argomenti neppure per
riconoscerle uno dei due vescovi, Massimo e Severo
«episcopos per Bruttios», ai quali scrive Innocenzo I nel
416. Il primo vescovo di cui ricorre autenticamente il
nome verso la fine del sec. VI è Palumbo, ricordato tre
volte da s. Gregorio Magno.

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COSENZA - Tomba d'Isabella d'Aragona (fine del sec. XIV). Cattedrale.
Nelle diverse Notitiae bizantine viene ricordata come suffraganea di Reggio, con il nome di κοντάτεια (Costanza), mentre nei documenti latini coevi viene inclusa tra le suffragane di Salerno, alla quale fu assegnata da Giovanni XV nel 994. In realtà si trattava di una dipendenza solo nominale. C., equidistante da Reggio e da Salerno, finì per acquistare la propria autonomia. Nel 1055 infatti risulta arcivescovato e il primo arcivescovo è quel Pietro, ricordato da Lupo Protospataro, che ne assegna la morte al 1056.

Nel sec. XII, specie nel Provinciale vetus di Albino, figura come metropoli, ed ha alla sua dipendenza il vescovato di Martirano, soppresso nel 1818; da allora C. è senza suffraganei.

Tra i suoi presuli C. conta uomini insigni per pietà, per zelo e per dottrina. Meritano di essere ricordati: il cistercense Luca Campano (1203-24), che scrisse la vita di Gioacchino da Fiore e ricostruì la Cattedrale; Bartolomeo Pignatelli (1254-67), il « pastor di C. », ricordato da Dante; Pirro Caracciolo (1452-81), che approvò e favorì l'Ordine dei Minimi; Nicola Gaddi (1533-35), poi cardinale; Taddeo Gaddi (1561-66), nipote del precedente e pure cardinale come Evangelista Pallotta, che nel 1587 fondò il seminario; Giovan Battista Costanzo (1591-1617), benemerito di C. per l'impulso dato all'Accademia; il canonista Antonio Ricciullo (1641-42); Giuseppe Maria Sanfelice (1650-52), cardinale e Gennaro Sanfelice (1661-94).

Di C. sono i due cardd. Paolo Parisio, insigne giurista, e Giovan Battista Salerno, gesuita; Daniele Sersale, abate generale dei Vallombrosani; Tommaso Sersale e Francesco Antonio Cavalcanti, prepositi generali dei Teatini, l'ultimo dei quali fu anche arcivescovo di C. (1744-48); Bruno Guzzolini, generale dei Minimi, nella seconda metà del sec. XVIII. Inoltre vi hanno avuto i natali: FIORE, IL (v.) del casale di

Celico, immortalato da Dante nel c. XII del Paradiso (vv. 140-41); l'eremita Telesforo vissuto nel sec. XIV; i bb. Matteo Vitari, Gerardo, Pellegrino e Bonazio della Congregazione florense; i bb. Angelo e Zaccheo osservanti; i gesuiti Fulvio Caputo, ucciso dagli Indiani, e Francesco Sembiese, apostolo della Cina, ecc.

Nella diocesi sono nati molti uomini illustri, tra cui: s. Ugolino da Cerisano, uno dei sette francescani martirizzati a Ceuta nel 1227; s. Francesco di Paola (v.), fondatore dell'Ordine dei Minimi, canonizzato da Leone X nel 1519; il b. Bernardo Milizia da Bogliano, fondatore della Congregazione agostiniana di Collereta; il b. Francesco da Zumpano, fondatore di un'altra Congregazione agostiniana detta dei « Zumpani »; Gaspare del Fosso da Bogliano, generale dei Minimi, morto arcivescovo di Reggio nel 1592; i venn. Francesco L'ambo da Paola, Paolo Rendace da Paterno, Bernardo Maria Clausi da S. Sisto, minimi, di cui esistono i processi di beatificazione; Sertorio Caputo da Paterno, gesuita, morto in fama di santo ad Aquila nel 1608; Bernardino Plastina da Fuscaldo, generale dei Minimi e poi vescovo di Oppido nel 1696, ecc.

C. conserva una magnifica cattedrale, con le navate in stile romanico normanne e le absidi in stile gotico cistercense, costruita dall'arcivescovo Luca Campano ed inaugurata solennemente nel 1222 con l'intervento di Federico II, che per l'occasione le dono una preziosa e artistica stauroteca bizantina smaltata; fu in gran parte rifatta nel 1750. Meritano anche di essere ricordate le chiese di S. Domenico con cupola e protio gotico, recentemente riportati alle forme primitive; S. Francesco d'Assisi con chiostro del sec. XV; S. Agostino, S. Francesco di Paola, S. Gaetano, ecc. In diocesi si ammirano l'archicemobio florense di S. Giovanni in Fiore, coevo e dello stesso stile della Cattedrale; il santuario di S. Francesco di Paola, con facciata rinascimentale del sec. XVI; il santuario della Madonna della Catena a Laurignano, con rifacimento moderno in marmi policromi, ecc.

L'arcidiocesi di C., in una superficie di 1000, 1100, ha 120 parrocchie, 185 sacerdoti/diocesani e 71 regolari, 340.656 ab. di cui 306 non cattolici (1948). - Vedi inv. XXXVII.

BIBL.: G. Barrio-Aceti. De antiquitate et situ Calabriae. Roma 1737, pp. 77-80; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 324-29; S. Giannuzzi, Censo stor. d. chiesa arcio. di C., ivi 1847; D. Andreotti, Storia dei Cosentini, 3 voll., ivi 1869-74; Ughelli, IX, p. 183 sgg.; J. Gay, Les diocèses de Calabre, in Rev. d'hist. et litt. relig., 5 (1900), pp. 253-55; P. Fabre, Liber Consumum Eccl. Romanæ, Parigi 1905, pp. 22, 247-248; C. Minicucci, C. sacra. Cosenza 1933; M. Borretti, La cattedrale di C., ivi 1933; id., Cronologia degli arcio. di C., ivi 1939; G. Minicucci, Contributo alla storia degli arcio. di C., in Brutium, 19 (1940), p. 22 sgg. Francesco Russo
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“COSENZA, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 405. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cosenza-arcidiocesi-di.