CRODEGANDO (CRODEGANGO) di METZ, santo. N. al principio del sec. VIII da nobile famiglia del Brabante. Pipino nel 742 lo nominò vescovo di Metz, ma non permise si allontanasse dalla corte, ove si distingueva per la cultura, la pietà e le beneficenze. Nel 753 andò a Roma a prendervi il papa Stefano II, che doveva incontrarsi con Pipino a Pontifino (6 genn. 754). Compì la missione con tanta risolutezza e abilità che Stefano II gli concesse il pallio e, dopo la morte di Bonifacio (754), anche il titolo di arriccivescovo, senza che per questo la sua sede diventasse metropolitana.
Eresse i monasteri di Gorze presso Magonza (748), di S. Pietro sulla Mosella, e di Lorsch nella diocesi di Worms (764). Promosse la diffusione della liturgia e del canto gregoriano. Seguendo l'esempio di altri vescovi, ridusse tutto il clero della sua cattedrale a vita comune, e compose nel 755 una Regula canonicorum che lo rese meritatamente celebre (v. CANONICI REGOLARI). Il nome di C. comparisce in testa all'elenco dei firmatari del « patto funerario », il primo che si conosca, concluso tra i 44 partecipanti al Sinodo di Attigny (tra il 760-62), per il quale patto veniva fissato che ciascuno avrebbe celebrato 100 Messe, 30 se vescovo, e recitato 100 salteri alla morte dei sinagoli membri. M. il 6 marzo 766 e fu sepolto a Gorze.