DE BARBARI, JACOPO

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DE BARBARI, Jacopo. - Pittore e incisore veneto, n. verosimilmente a Venezia tra il 1440 e il 1450, m. dopo il 1511. Noto in Germania dove visse a lungo con il nome di Jacopo Walsch o Walch, nel 1500 incideva una grande veduta di Venezia per conto di Antonio Koll. Dallo stesso anno, fino al 1504, fu presso l'imperatore Massimiliano, probabilmente a Norimberga. Dal 1504 era pittore di corte del principe elettore di Sassonia, Federico il Saggio, e quindi del conte Filippo di Brandeburgo. Nel 1508 era a Francoforte sull'Oder al servizio di Gioacchino I di Brandeburgo. Nel 1509 andò alla corte di Margherita d'Austria reggente dei Paesi Bassi; la quale nell'anno successivo gli concesse una pensione. Lavorò anche a Torgau, Naurburg, Weimar, Wittenberg e Dresda.

Tra le opere sue più antiche è da porre una Madonna col Bambino, due santi e una donatrice del museo Federico di Berlino alla quale può collegarsi come schema figurativo, ma è certo più tarda, una Sacra conversazione che è al Louvre. Stilisticamente più avanzati sono il Ritratto di giovane datato del 1502 che è in una colle-

zione ungherese, il Cristo di Dresda (1503) contemporaneo alle immagini delle ss. Barbara e Caterina nella stessa galleria. Ugualmente del 1503 è il Vecchio che abbraccia un giovane nella collezione Johnson di Philadelphia, mentre è del 1504 la prodigiosa Natura morta della galleria di Monaco di Baviera. L'anno successivo dipingeva un ritratto di giovane nella galleria di Vienna; nel 1507 il ritratto di Enrico di Mecklenburg oggi nella collezione Heldring di Amsterdam e nel 1508 quello del card. Alberto di Brandburgo nella galleria di Basilea. A questa serie di dipinti tutti firmati o siglati dal maestro, pochi altri se ne possono aggiungere: una Testa di Cristo nel museo di Weimar, un ritratto di giovane nella galleria di Berlino, una Galatea in quella di Dresda. Interessantissimo è anche il campo della sua attività di incisore. Si conoscono 33 sue opere delle quali 30 in rame e 3 su legno. Tale produzione si può dividere in tre gruppi. Ad un primo periodo, anteriori all'influsso esercitato su di lui dal Dürer, andrebbero assegnate opere quali il Redentore, la Giuditta, la s. Caterina, l'Apollo seattante, ecc. Ad un secondo periodo la Veduta di Venezia del 1500, la Presentazione al Tempio, l'Adorazione dei Magi ecc., opere nelle quali il maestro tenta di abbandonare la sua sottile tecnica lineare per perseguire effetti notabili a mezzo dello sfumato reso a tratti incrociati. Al terzo periodo infine dovrebbero appartenere le incisioni che mostrano caratteri analoghi al Pegaso, al Marte e Venere, al Centauro perseguitato dai dragoni e così via.

Educato nell'ambiente veneziano che aveva in Giovanni Bellini il rappresentante più significativo e tuttavia sensibile anche all'arte di Bartolomeo Vivarini e di Antonello, Jacopo dovette avere prestissimo contatti con il mondo germanico, forse dapprima con frequenti viaggi periodici e quindi stabilendosi definitivamente oltralpe. Tanto che nelle sue immagini, oltre che nell'acqua maniera di disegnare anche nei tipi fisionomici, appaiono spesso caratteri schiettamente almanichi. Tuttavia il suo modo di colorire consistente e fondo che modella realmente le immagini rimase sempre veneto. Vissuto al confine di due epoche e di due mondi artistici e spirituali così diversi, quali quello veneto e quello tedesco, lascia intendere d'aver sentito e tentato di risolvere i contrasti che ne derivavano, e questo non fu certo per lui piccolo merito.

BIBL. G. Fiocco, s. V. ENOCH. Ital., XII (1931), pp. 433-35; P. K., s. V. in Thieme-Becker, II, pp. 461-64; E. Lavagnino, L'opera del genio italiano all'estero. Gli artisti in Germania, III, Roma 1943, pp. 13-26.