DE SINGULARITATE CLERICORUM. - È una ammonizione, che comincia con le parole « Filii carissimi »: « ne clerici cum feminis commorentur » (cap. 1). Il libro è falsamente attribuito a s. Cipriano, e solo nel sec. XII esso appare fra le opere di quest'ultimo. L'autore probabilmente della fine del sec. III, era un vescovo che conosceva le opere di Tertulliano e Cipriano. L'opera era nota a s. Cesario di Arles. Le attribuzioni al donatista Macrobio (Harnack) e a Novaziano (Blacha) sono insostenibili.
DE SINGULARITATE CLERICORUM
BIBL.: H. Koch, Cyprianische Untersuchungen (Arbeits zur Kirchengeschichte, 4), Bonn 1926, p. 426 sgg. Sul problema della « syneisacta » cf. H. Achelis, Virgines subintroductas (ibid.), Lipsia 1902, p. 35. Ultimamente Bengt Melin, Studia la Corpus Cyprianum. Commentatio academica, Uppsala 1946, ha dimostrato (p. 213 sgg.) che l'autore di De singularitate clericorum è identico a quello della IV epistola pseudocipriana (ed. G. Hartel, III [CSEL], 3), pp. 274-82).
Erik Petersen
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“DE SINGULARITATE CLERICORUM.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 864. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/de-singularitate-clericorum.