DELLA CERDA (CERDANO), ANTONIO. - Teologo e cardinale dell'Ordine della S.ma Trinità, n. a S. Margherita di Majorca nel 1390, m. a Roma il 12 sett. 1459. Essendo procuratore generale a Roma
fu da Niccolò V creato cardinale (1448) e arcivescovo di Messina; l'anno seguente fu trasferito alla chiesa vescovile di Lerida. Per la grande cultura filosofica e teologica, per l'abilità nel disbrigo degli affari e per la sua pietà godette molta stima presso i papi che lo conobbero. Fu legato nella marca d'Ancona e nunzio a Napoli e a Firenze. Delle sue opere sono ricordati specialmente Commentaria in quattuor libros Sententiarum e De conscientia.
DELLA CHIESA, BERNARDINO. - Francescano, vescovo di Pechino, n. a Venezia l'8 maggio 1644, m. in Lintsing il 21 dic. 1721. Consacrato vescovo titolare di Argos (1680), venne inviato in Cina.
Suo mandato speciale era quello di pacificare il vescovo Francesco Pallu coi suoi missionari, da costui sospesi « a divinis » e quindi inabilitati all'apostolato. Nonostante le proteste del Pallu, Bernardino levò ai 25 padri missionari la sospensione infitta, appellandosi a Roma. La questione sarebbe stata finita nell'anno stesso, se il Pallu, morendo, non avesse creato suo vicario apostolico Gregorio Lopez, che i missionari francesi si ostinavano a non voler riconoscere. Il D. C. compose pacificamente anche questa lite con la divisione territoriale della regione. Al Lopez assegnò per sede Nanchino e come segretario il p. Giovanni-Francesco Nicolai, più tardi fatto vescovo, ritenendo per sé le province di Tze-Kiang, Hukwang, Szechidan e Kwei-chow, e scegliendosi come socio visitatore il p. Basilio da Gemona, in seguito vicario apostolico nello Shensi. Questioni assai più fastidiose gli vennero suscitate per parte del re del Portogallo, Pietro II, per il diritto di patronato che questi vantava in quelle missioni: per cui fu da lui nominato vescovo di Nanchino (1692) e quindi, prima ancora che gli giungessero le bolle da Roma, trasferito alla sede di Pechino. Vi pervenne nel 1700, ma non poté stabilirvi la sua dimora, perché non gradito ai missionari di Ordine e nazione diversi, anzi neppure ai suoi stessi confratelli dello Shantung, sotto pretesto d'essere esenti dalla giurisdizione vescovile. Andò quindi ad abitare nella città di Lin-tsin-chow, in casa privata, lontano ca. 500 km. dalla sua sede episcopale, nella quale tuttavia penetrava di quando in quando di nascosto per amministrare la S. Cresima. Sempre benefico, ma pur sempre perseguitato e calunniato, finì di vivere come un solitario. Fu sepolto nel campo di un cristiano dal suo fedele amico p. Carlo Orazio da Casterano.