E SCIENTIFICHE.
I. A. PLATONICA. — Il ravvivarsi degli studi uma-
nistici nel ’400 apportò anche la rinascita delle a.
nel senso greco. Si ebbe così a Firenze l’A. detta
più tardi Platonica, promossa da Cosimo il Vecchio,
e di cui fu capo Marsilio Ficino (1433-99). Fran-
cesco de’ Vieri nel Compendio della dottrina di Pla-
tone (Firenze 1577) racconta che il «Gran Cosmo»
udendo più volte il filosofo greco Giorgio Gemisto
detto Pletone disputare «degli altissimi misteri pla-
tonici», ne fu rapito, e concepì l’idea di far rivivere
a Firenze l’A. Platonica. A Marsilio Ficino nel 1463
dette l’incarico di tradurre tutte le opere di Platone
e pensò anche a dargli un asilo tranquillo, donan-
dogli la villa di Montevecchio a Careggi. Il Ficino
chiamò A. la sua villa: e il 7 nov. 1474 vi celebrò
con nove platonici, tanti quanti le Muse, la comme-
morazione di Platone, che fu annualmente ripetuta.
«Academici» o «Academica familia» eran detti i fre-
quentatori. Nella mente del Ficino, «pater platoni-
cae familiae», l’antica A. ateniese era così risorta at-
torno a lui, Platone redivivo. Ma nella coscienza dei
contemporanei e degli stessi sodali quelle riunioni
non erano altro che uno dei tanti ritrovi eruditi ormai
consueti a Firenze. Vi parteciparono non solo i fedeli
di Platone, ma anche filosofi d'altre scuole, letterati, giuristi, poeti, uomini di stato e scienziati. Lo stesso Ficino li annovera in una lettera a Martino Preninger, cancelliere del vescovo di Costanza. Erano il Poliziano, Lorenzo il Magnifico, il geografo Francesco Berlinghieri, Pier Leoni da Spoleto medico, Naldo Naldi, Ugolino Verini, Giovanni Neri, Pier Soderini, Amerigo Corsino e altri. Pochi, dunque, i filosofi, e di essi uno solo che abbia lasciato nella storia del pensiero tracce durevoli, Giovanni Pico conte della Miranda e di Concordia.
L'A. fiorentina, che raggiunse il massimo splendore durante la giovinezza di Lorenzo e di Giuliano de' Medici, visse fino al 1522, risorgendo più tardi sotto il nome e la diversa natura di «Crusca». Per opera di essa, nel nome di Platone, si compì in Toscana il risorgimento filosofico. Il platonismo era giunto in Firenze fin dal 1396 con la venuta di Emanuele Crisolora, e meglio nel 1423, per il ritorno da Costantinopoli dell'Aurispa e del Traversari, con il primo Platone completo e i principali neoplatonici. Leonardo Bruni poi e altri umanisti, con traduzioni parziali, avevano procurata di Platone una conoscenza almeno filologica, mentre Giorgio Gemisto ne celebrava la divina virtù speculativa. Tuttavia il card. Bessarione, ancora dopo il 1460, poteva dire che Platone era pressoché sconosciuto in Italia. Marsilio Ficino, traduttore ed interprete del filosofo ateniese, ne elaborò filosoficamente la dottrina e la inserì elaborata nello svolgimento originale dello spirito italiano. Nella Theologia platonica, ch'è la maggiore opera sua, si sforzò di fondere il platonismo e il cristianesimo, raggiungendo però un platoneggiamento del cristianesimo, pericoloso in quanto finì «con l'ancorare il cristianesimo nella comune religione naturale».
Silvio Pasquazzi
2. A. Pontaniana. — Sorta a Napoli sotto gli auspici di Alfonso d'Aragona, ebbe a fondatore Antonio Beccadelli detto il Panormita dalla città nativa (Panormus, Palermo), che ospitava gli accademici nella sua casa in via dei Tribunali o nella sua villa «Plinius» a Resina, o li riuniva in quel Porticus Antoniana che serbò il nome del Panormita stesso. Fu centro di studi essenzialmente filologici, meno pagheggiante e più vicina alla vita contemporanea che non le A. fiorentina e romana. Il Panormita guidava le discussioni animandole col suo brio, e alla sua morte, nel 1471, quale capo dell'A. gli succedette Giovanni (Gioviano) Pontano, legislatore e ordinatore del sodalizio, il poeta più originale del periodo umanistico. L'A. da Alfonsina fu detta così Pontaniana. Raccolse i migliori ingegni del Regno: il Sannazzaro, denominato Attius Syncerus; Gabriele Attilio, elegante poeta latino e autore di un famoso epistolario; Tristano Caracciolo e l'Acquaviva, guerriero insieme e letterato. Con questi e con altri molti nella nuova sede in via del Purgatorio ad Arco, convenivano Michele Marullo, Pietro Summonte, editore delle opere del Pontano, Luigi Galluccio e il medico di Ferdinando I, Antonio de Ferraris. Il Pontano, riverito ed amato quale maestro, «esercitava un'azione efficace sulle inclinazioni letterarie e sugli avviamenti intellettuali di tutti». I suoi dialoghi riflettono quei convegni e quelle discussioni. Quando morì, l'A. decadde; rifiorì poi con Jacopo Sannazzaro e con Scipione Capece per discogliersi verso la metà del Cinquecento. Risorse infine durante il regno di Gioacchino Murat, ma con mutato indirizzo.
Silvio Pasquazzi
3. A. Romana. — Fu istituita da Giulio Pomponio Leto, discendente illegittimo dei Sanseverino principi di Salerno, nella sua casa in riva al Tevere. Umanisti di vario temperamento, dai nomi latineggianti, vi convivano a ragionar d'arte, di filologia, di filosofia e d'archeologia. Tutti dedicati al culto del mondo classico, si consideravano antichi redivivi; datavano le loro scritture ab urbe condita, e ogni anno celebravano il 21 apr., giorno tradizionalmente ritenuto della fondazione di Roma. Ogni membro era «sacerdos Academiae Romanae» e il loro capo assumeva il titolo di «Pontifex maximus». Dopo Pomponio Leto, che fu l'animatore, si distingueva nell'A. romana Bartolomeo Sacchi da Piadena, detto perciò il Platina, che attese alla Storia di Mantova, alla vita di Enea Silvio Piccolomini, e a quel Liber de vita Christi ac omnium Pontificum che più degli altri raccomanda il suo nome. E col Platina sono da ricordare Filippo Buonaccorsi da S. Gimignano che assunse il nome di Callimaco Esperiente e Marcantonio Cocci da Vicovaro detto il Sabellico. Nel loro amore per l'antichità non sdegnarono neppure le antichità cristiane. Giambattista De Rossi dalle catacombe di Callisto e Priscilla trasse alcune iscrizioni che attestano aver gli accademici visitato quei luoghi. Forse attuavano così quella contemporaneità di cristiano e di pagano, ch'era nel loro spirito. Parve tuttavia che gli umanisti romani volessero rinnegare il cristianesimo per riprendere l'idolatria pagana. In realtà, se il tono dell'A. era apertamente pagagneggiate, il problema religioso non fu veramente affrontato da quegli umanisti; si trattava piuttosto di «un atteggiamento che oggi chiameremo di estetismo». Se non che, nel 1468 furono accusati di congiurare contro il Papa e di voler togliere Roma «de la subiecione de' preti», e per ordine di Paolo II, già per se stesso poco favorevole all'Umanesimo, il Leto e il Platina furono imprigionati. L'A. venne così sciolta. Si ricostituì poi sotto il pontificato di Sisto IV, in una casa che Pomponio Leto ebbe sul Quirinale e dove egli raccolse antiche opere d'arte, iscrizioni e manoscritti; gli accademici ripresero i loro riti, e ogni anno celebravano le Polliae; ma ebbero cura di tornare con maggior cautela all'indirizzo primitivo, mitigando quel culto superstizioso ed esagerato dell'antichità.
Silvio Pasquazzi
4. A. SCIENTIFICHE. — Ai primi esempi delle a. filosofiche e letterarie quattrocentesche, si aggiunsero, nel sec. XVI e più ancora nel XVII, quelle scientifiche, di cui l'A. dei Segreti, fondata a Napoli da G. B. della Porta (1545-1615) può essere ritenuta il primo significativo esempio. Il nome fu determinato dal fatto che vi si accoglievano soltanto coloro che avevano scoperto qualche «segreto» o ritrovato speciale, che portasse utilità alla medicina o alla scienza. L'A. dei Segreti non ebbe però vita lunga, né si rese in realtà bennerita nel campo scientifico, per cui deve ritenersi come un semplice abbozzo di quanto in seguito doveva avere ben altro sviluppo.
Nel sec. XVII il bisogno di unire le forze di più elementi per tentare problemi di difficile soluzione con spirito libero da legami scolastici e quello di regolare propri piani di ricerca secondo criteri dettati dal comune desiderio di speculazione, dette un maggiore e più valido impulso allo sviluppo accademico.
La prima a. scientifica veramente degna fu quella detta dei Lincei (v. sotto). Segui, cronologicamente, Cimento (v.). All'estero, nel 1645 si fondò a Londra una società che prese il nome degli Invisibili ad opera di Hook, Hartlieb, Boyle, Wren, Pety ed altri, ma ebbe reale valore scientifico quando Carlo II nel 1662 la mutò nella Reale Società, riunendo la Società filosofica di Oxford e quella degli Invisibili. Sua pubblicazione fu il periodico Philosophical Transactions iniziato nel 1665.
In Francia, il card. A.-G. di Richelieu fondò a Parigi nel 1635 la Académie Française, ente che per altro non aveva intendimento scientifico, mentre nel 1665 G. B. Colbert fondò la Académie des Sciences.
In Germania, a Erfurt, G. Lorenzo Bausch fondò nel 1652 una Gesellschaft naturforschender Aerzte che nel 1677 fu trasformata nella celebre A. Leopoldino Carolina Cætera naturae curiosorum.
A queste prime a. moltissime altre fecero seguito.
Il sorgere delle a. scientifiche coincide con quel momento critico nel quale la nuova corrente ebbe il primo contatto con il pensiero religioso; momento di eccezionale importanza, male interpretato da coloro che vorrebbero trarre da esso osservazioni generali deducendo un'azione inibitorie della Chiesa rispetto al progresso scientifico. A questa, che aveva avuto da troppo poco tempo l'esempio di quel che poteva produrre un'eccessivamente libera interpretazione (cresci luterana), ben conveniva di stare in guardia contro ogni movimento che potesse indurre nel campo teologico riflessi non desiderabili. Di qui si spiega quell'atteggiamento iniziale che fu improntato a diffidenza. Ma tale atteggiamento, chiaritiisi gli intenti, si muterà ben presto in accoglimento e in incremento fino a far divenire gli stessi principi della Chiesa promotori e persino fondatori di A. scientifiche.
5. A. NAZIONALE DEI LINCESI. — Per i precedenti V. P. A. delle Scienze. La presente fase storica risale al 1871 quando, divenuta Roma capitale d'Italia, fu ripristinato, per iniziativa di Quintino Sella, il nome dell'antico sodalizio con la nuova qualifica di nazionale.
Lo statuto (14 febbr. 1875) aggiunse alla Classe di scienze fisiche e matematiche quella di scienze morali, storiche e filologiche. Nel 1883 il Governo cedette in uso all'A. il Palazzo Corsini, costruzione del-l'architetto Fuga (sec. XVIII) la quale ospita anche la Biblioteca Corsiniana e il Gabinetto delle Stampe, donati all'A. dal principe Tommaso Corsini. Alla Corsiniana vanno aggiunte la raccolta accademica, forse la più ricca di periodici scientifici che vanti l'Europa, e quella orientalistica della Fondazione Caetani, dovuta alla munificenza di D. Leone Caetani (1923). Riforme dell'istituto si ebbero nel 1883, 1920, 1925, 1934-35, finché, con decreto 8 giugno 1939, i Lincei furono assorbiti dall'A. d'Italia (v. sotto). Caduti il fascismo, questa venne soppressa e patrimonio e funzioni furono devolute alla ripristinata A. dei Lincei (D. L. L. 28 sett. 1944, n. 359 e 28 sett. 1944, n. 363). Con decreto 16 nov. 1945 fu introdotta nella Classe di scienze morali una nuova categoria di «critici delle arti e delle lettere».
Presentemente l'A. è retta dal suo vecchio statuto del 15 genn. 1920, modificato con decreto 1° ott. 1925; ed è composta delle due predette Classi, le quali constano ciascuna di 72 soci nazionali, 72 corrispondenti e 72 stranieri, ripartiti nella prima in cinque categorie e nella seconda in sei. Il consiglio di presidenza è costituito da un presidente, un vice-presidente, due segretari aggiunti, un amministratore e un amministratore aggiunto. L'A., riconosciuta corpo morale autonomo, gode di uno stanziamento finanziario sul bilancio del Ministero della pubblica istruzione. Grazie a doni e a lasciti di enti e di privati l'A. amministra fondazioni, elargisce premi, bandisce concorsi, promuove convegni. Tra le fondazioni sono cospicue la «Alessandro Volta», la «Feltrinelli», la «Doncagni».
Dal 1870 l'A. ha pubblicato sette serie di Rendiconti e di Memorie della Classe di scienze fisiche e della Classe di scienze morali, e inoltre sei serie di Notizie degli scavi di antichità. Altre notevoli pubblicazioni in proprio o affidate a editori: i Monumenti antichi, raccolta iniziata nel 1890, gli Atti delle Assemblee costituzionali italiane, i Classici greci e latini, la Forma Urbis Romae, il Codice Atlantico di Leonardo, ecc.
6. REALE A. D'ITALIA. — Istituita in Roma il 7 genn. 1926, inaugurata il 28 ott. 1929, soppressa il 28 sett. 1944. Aveva per scopo di «promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano», con una serie di attività specificate dal primo articolo dello statuto, tra le quali: dare pareri al governo sui più importanti problemi della cultura, promuovere esplorazioni, conferire premi e borse di studio, aiutare con sussidi e pensioni studiosi benemeriti. Si suddivideva in quattro classi: scienze morali e storiche; scienze fisiche, matematiche e naturali; lettere; arti. Ogni classe era formata da 15 accademici, portati, nel 1939, a 20. Gli accademici erano considerati grandi ufficiali dello Stato. Del consesso fecero parte anche il card. Gasparri e mons. Perosi. Annesse all'A. sorsero, per munificenza di enti e privati, cospicue istituzioni: le Fondazioni: «Volta», promotrice dei «Convegni internazionali Volta», «Feltrinelli», «Novara», e altre minori; i centri di studio per l'Africa Orientale Italiana, per l'Albania, per la Svizzera italiana. Sotto il patronato dell'A. si svolsero importanti esplorazioni nell'Africa e quelle di G. Tucci nel Tibet. L'attività editoriale si concretò in venti collezioni di opere scientifiche, letterarie e artistiche. Come sede lo Stato aveva ceduto in proprietà all'A. la villa «Farnesina», celebre per gli affreschi di Raffaello. Nel 1939 l'A. d'Italia aveva assorbito quella dei Lincei; ma nel 1944 aveva venne il processo inverso: l'A. d'Italia fu soppressa; patrimonio, attività e funzioni furono devoluti alla ricostituita A. Nazionale dei Lincei (v. SORA).
VI. A. ARTISTICHE E MUSICALI.
SOMMARIO: 1. A. artistiche. - 2. A. di S. Cecilia. - 3. A. di S. Luca.
1. A. ARTISTICHE. — Ebbero questo nome, sulla fine del Cinquecento, le scuole d'arte che, in sostituzione delle antiche botteghe, alcuni artisti aprirono nei loro studi (ad es. l'A. degli Incamminati, tenuta a Bologna dai Carracci). Più specialmente però vennero denominate a. quelle associazioni di artisti che, prendendo
l'eredità delle antiche università, compagnie e studi, si propone l'incremento e lo studio delle belle arti. Riconosciute da pontefici e da governanti, furono spesso investite di pubbliche funzioni.
A Firenze, dall'antica compagnia di S. Luca, nacque nel 1563 l'A. del Disegno. Nel 1573 ne sorse una analoga a Perugia. Su tutte eccelle la romana A. di S. Luca, sorta da una preesistente università di pittori che, con statuti del 1479, mirava specialmente a scopi religiosi ed a mutuo soccorso. Detta A. fu riconosciuta nel 1577 da Gregorio XIII, e Urbano VIII ne sancì le funzioni di magistratura soprastante alle varie corporazioni artistiche; gli statuti risalgono al 1592, quando ne era presidente Federico Zuccari. Sotto il Canova ottenne l'insegnamento ufficiale dell'arte e lo mantenne fino al 1874.
Nel 1600 e nel 1700 quasi tutte le città d'Italia vollero la loro a.; ricordiamo Torino (A. Albertina), Bologna (A. Clementina), Lucca, Venezia, Genova, Parma, Verona, Carrara, Milano (Brera), Modena, Bergamo (Carrara), Napoli, ecc.
Molte altre a., spesso su imitazione di quelle italiane, sorsero per iniziativa di altre nazioni, come l'A. Reale di pittura e scultura a Parigi (1648), l'A. di Francia a Roma (1666), l'A. di S. Fernando a Madrid (1744), l'A. Reale di Londra (1766), l'A. di Spagna in Roma (1873).
Notevole è il contributo che le a. hanno dato all'incremento dell'arte con le discussioni teoriche, l'insegnamento pratico, la tutela morale degli artisti, l'amministrazione di lasciti, la pubblicazione di «memorie», il bando di concorsi, la custodia di archivi e collezioni. Certe deviazioni cui si accademismo (v.) non possono far dimenticare tutte queste benemerenze; e se è vero che oggi i compiti delle a. storiche sono molto ridotti, non sarebbe giusto considerare del tutto esaurita la funzione. Parecchie di esse, con scuole libere serali, continuano ad ammaestrare i giovani, per quanto l'insegnamento ufficiale dell'arte sia stato ormai assunto dal Governo che vi provvede con i Licei artistici, istituiti secondari, e con nove istituti superiori, funzionanti a Carrara, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, cui è stato dato il nome di A. di Belle Arti.
Un tentativo di ridare importanza ad un grande organismo accademico fu attuato nel 1926 con la poi soppressa A. d'Italia, (v. col. 180, n. 6), della quale faceva parte anche una classe delle arti.
Merita qui un cenno particolare la P. A. dei Virtuosi al Pantheon che, sorta nel 1543 come congegnazione degli artisti operanti in Roma, si occupa in modo speciale dell'arte sacra (v. n. III,5).
2. A. DI S. CECILIA, Roma. — I primordi dell'istituzione si possono connettere con le disposizioni del Concilio di Trento, per la musica sacra (XXII sessione, 17 sett. 1562). Nel 1566, i maestri di cappella di Roma si riunirono con i cantori ed esecutori in un sodalizio, che ebbe a capo Pier Luigi da Palestrina, il grande artefice di quell'opera restauratrice. Nel 1584 Gregorio XIII lo eresse canonicamente in confraternita con il titolo di «Congregazione dei musici di Roma sotto l'invocazione di S. Cecilia», che Urbano VIII con la bolla Pietatis et christianae charitatis del 20 nov. 1624 approvò in perpetuo. Altri pontefici, tra cui principalmente Clemente XI con il breve Ad pastoralis dignitatis officium (1716), Pio VI con il breve Supremi dispositione consilii (1794), Pio VIII con il breve Quoniam vero vocum concentus (1830), ne accrebbe e determinarono via via le prerogative, che si estesero all'esame e assunzione dei maestri ed esecutori, alle scuole di musica, alla licenza di stampa dei libri musicali. Per quanto tale giurisdizione non sia stata sempre ugualmente in vigore attraverso i tempi, si deve in larga parte all'azione del sodalizio la formazione della gloriosa scuola musicale romana. Nel 1839 si unì alla Congregazione un'A., che nel titolo finì con il prevalere, e ottenne da Pio IX la qualifica di Pontificia.
Una completa ricostituzione dell'A. ebbe luogo nel 1875 da parte del governo italiano, che l'assunse ufficialmente, e in particolare si svilupparono i suoi corsi d'insegnamento, con un Liceo musicale che divenne poi Conservatorio, diretto dallo stesso presidente dell'A. La quale promuove ora, con diversi mezzi, l'arte, la cultura e l'educazione musicale; e ha fondato la «Unione Nazionale Concerti» (1922) e la «Federazione Internazionale dei Concerti» (1929). Riforme successive dello statuto si effettuarono nel 1897, 1912 e 1934. L'A. è costituita presentemente da 100 accademici effettivi (italiani) e da 50 onorari (stranieri). Possiede una ricca raccolta di stampati e manoscritti, dal 1911 denominata «Biblioteca musicale governativa di S. Cecilia». La festa della santa patrona (22 nov.), per la quale l'antica Congregazione fondò una cappella nella chiesa di S. Carlo ai Catinari, si celebra ancora ufficialmente con una Messa solenne.
3. A. DI S. LUCA, Roma. — Suo periodo iniziale si considera quello della Università o corporazione romana delle arti, che esisteva sulla fine del sec. XV, retta da statuti conservati in un codice del 1478. L'A. intitolata a S. Luca fu creata da Gregorio XIII con breve in data 15 ott. 1577, e ottenne da una bolla di Sisto V del 1588 la conferma dei privilegi e la sede nella chiesa di S. Martina al Foro Romano. Come corpo distinto, sorse fino dalle origini accanto all'A., costituita dagli artisti maggiori, la Compagnia o Confraternita, accogliente gli artisti minori, con la sola esclusione dei garzoni e lavoratori. Protettore munifico dell'A. fu, ai suoi primordi, il card. Federico Borromeo; animatore e legislatore, il pittore Federico Zuccari, nominato suo «principe» nel 1593. Successivi statuti vennero dati nel 1607, 1714, 1788, 1817, 1907 e 1934 al sodalizio, al quale appartenero tutti i più illustri artisti italiani e i maggiori stranieri; e si aggravarono altre A. sorte in vari luoghi secondo il suo modello. Dell'universale prestigio goduto dall'arte italiana, nei secoli del suo perdurante splendore, l'A. fu espressione e strumento. Le sue attività più notevoli si svolsero nell'educazione e protezione dei giovani artisti, nella conservazione e difesa dell'antico patrimonio d'arte, nell'indizione di concorsi, dei quali forma più solenne ebbe quello fondato da Clemente XI. Fino a tutto il periodo del governo pontificio, essa esercitò anche l'insegnamento nel campo delle arti.
L'A. è composta di tre classi: pittura, scultura, architettura, ciascuna delle quali conta 12 accademici di merito effettivi e 24 corrispondenti. Comprende inoltre accademici di onore in numero non superiore a 90, scelti tra letterati, scrittori d'arte, scienziati, protettori delle belle arti. Numerosi sono ancora i concorsi delle sue 40 fondazioni. Arricchiscono il patrimonio dell'A. la Biblioteca d'arte Sarti, la Galleria di pittura, collezioni di disegni e di documenti. Sede accademica restò fino al 1932 l'edificio annesso alla