ACCADEMISMO. - Si è dato questo nome, cui non è estraneo un elemento di critica negativa, a quel modo di intendere e insegnare l'arte che, favorito dalle Accademie artistiche (v.), ha avuto il suo massimo sviluppo ai primi dell'800, identificato, da alcuni, con il neo-classicismo. Molte delle sue regole sono sopravvissute anche in periodo romantico e verista.
Si è accusato l'a. di avere favorito, con la sua teoria del bello ideale desunto dai classici, una tendenza paganeggante anche nell'arte sacra; di avere sopravvalutato l'abilità manuale dando luogo al fenomeno del virtuosismo; di avere preposto i valori compositivi, lineari e chiaroscurati a tutti gli altri; di avere preteso di codificare le regole dell'arte favorendo una correttezza priva di spontaneità e di invenzione.
In queste colpe dell'a. si è cercata la causa delle numerose ribellioni artistiche che sono scoppiate nella seconda metà dell'800 e nel '900.
Oggi, senza negare ogni fondamento a quelle accuse, si è più equanimì verso un movimento che poté appoggiarsi a famose teorie (Baumgarten, Winckelmann, Lessing, Algarotti, Milizia, Cicognara) e che vantò fra i suoi seguaci artisti famosi. E talune tendenze modernissime, come reazione al carattere assunto dall'arte in questi ultimi decenni, si rifanno, anche senza confessarlo, ad alcuni principi delle disprezzate Accademie, come quando si orientano verso il rigore compositivo e verso forme conchiuse.